I Presidenti dell’Istituto

Ferruccio Parri (1949-1971)

(Pinerolo, 19 gennaio 1890 – Roma, 8 dicembre 1981)

Chiaffredo Paulasso, Marsili, Maurizio, Valenti.

Nato a Pinerolo in una famiglia fortemente legata alla tradizione mazziniana, si laurea nel 1913 alla facoltà di lettere dell’Università di Torino con una tesi sull’economia piemontese del Sei-Settecento. Chiamato alle armi, combatte sul Carso e sul Piave distinguendosi in atti di particolare valore militare ed ottenendo tre medaglie d’argento e due promozioni sul campo. Per le ferite riportate in trincea, nel 1917 abbandona la prima linea e svolge funzioni di ufficiale di collegamento, poi di collaboratore diretto del Comando supremo dell’esercito, a stretto contatto con il maresciallo Diaz. Nel dopoguerra unisce all’attività di insegnante quella di giornalista, partecipando attivamente, nello stesso tempo, alle vicende del movimento combattentistico (Opera nazionale combattenti e Associazione nazionale combattenti). Nel 1922 è assunto come redattore dal «Corriere della sera». Sempre nel campo giornalistico inizia il suo antifascismo militante: nel 1924 fonda a Milano con Bauer e Mira «II Caffè», che si affianca alla gobettiana «Rivoluzione liberale» nella denuncia morale e politica della gestione fascista. Uscito dal «Corriere», terminate le pubblicazioni del «Caffè», si dedica negli anni 1925-30 alla collaborazione e alla diffusione della stampa clandestina. Nello stesso periodo si occupa attivamente dell’espatrio di esponenti antifascisti minacciati o costretti ad inattività coatta in Italia: nella notte del 12 dicembre 1926, con Rosselli, Oxilia e Pertini, guida la fuga in Francia di Filippo Turati. Al rientro in Italia dalla Corsica viene arrestato, due giorni più tardi, con Carlo Rosselli a Marina di Massa.

Processato nel 1927, sconta la pena detentiva nel carcere di Savona per essere poi trasferito prima ad Ustica poi a Lipari, dove rimane dal settembre del 1928 al gennaio del 1930. Il 30 ottobre di quest’anno è di nuovo arrestato perché accusato di correità con il gruppo giellista Bauer-Rossi-Ceva; prosciolto in istruttoria, non ottiene la libertà ma quale «pertinace avversario del regime» è rinviato al confino per altri cinque anni. Tornato a Milano all’inizio del 1933, riprende gli studi di economia e di storia economica, collaborando al «Giornale degli economisti e rivista di statistica» di Giorgio Mortara ed entrando a far parte, nel dicembre 1934, dell’ufficio studi della Edison. Per tutto questo periodo svolge un oscuro lavoro di collegamento con i gruppi clandestini dell’Italia settentrionale ponendo le basi di quella che sarà di lì a poco la struttura portante della lotta armata per la liberazione del paese. Animatore, infatti, sin dalla metà di settembre del 1943 del Comitato militare dei partiti antifascisti, il futuro Comitato militare del Clnai, Parri è costantemente al centro dell’iniziativa resistenziale: dall’8 settembre in poi, a Maurizio si deve la formazione e il coordinamento dei primi nuclei partigiani del nord, nonché lo sviluppo del centro clandestino di Milano come capitale virtuale della Resistenza, anche mediante i contatti presi con i rappresentanti alleati in Svizzera. In seguito alla trasformazione del Comitato militare in Comando generale (giugno 1944) e alla nomina di Cadorna a comandante generale (novembre dello stesso anno), Parri è designato, con Luigi Longo, vice comandante del Corpo volontari della libertà, in rappresentanza rispettivamente delle formazioni Gl e Garibaldi.

Si reca in missione nel sud presso gli Alleati per ottenere, nel dicembre 1944, il primo riconoscimento ufficiale del Cvl. Il 2 gennaio 1945, al suo ritorno, è catturato dai tedeschi e trasferito nel carcere di Verona. Rimesso in libertà nel mese di marzo, in seguito all’intervento alleato, intraprende con Cadorna, attraverso la Svizzera e la Francia, una nuova missione al sud, per impostare con l’ausilio degli angloamericani la fase dell’insurrezione. Rientra a Milano, a insurrezione ormai scoppiata, il 25 aprile. Dal 19 giugno del ’45 è chiamato ad assumere, quale capo morale della Resistenza, la guida del primo governo dell’Italia liberata, formato dai partiti del Gin. Nell’affrontare i grandi problemi dell’immediato dopoguerra, incontra l’ostilità sempre crescente dei ceti industriali e degli ambienti moderati. Questi provocano la caduta del governo nel novembre 1945. Alla crisi del Partito d’azione, Parri fonda nel 1946 il Movimento della democrazia repubblicana, con il quale è eletto deputato all’Assemblea costituente. Entrato poi nel Pri, è nominato senatore di diritto nel 1948. Aderisce nel 1953 alla formazione politica di Unità popolare: con questa combatte la battaglia elettorale contro la legge maggioritaria. Quando Up confluisce nel Psi, Parri viene eletto senatore in una lista socialista indipendente. Da vita a un movimento di «sinistra indipendente» che mira a favorire la formazione di una «nuova sinistra». Rieletto senatore nel 1963, nello stesso anno è nominato senatore a vita. Nel marzo del 1963 da vita alla rivista «L’Astrolabio» e ne assume la dirigenza, conducendo da questa tribuna in tutti gli anni successivi il dibattito più libero e aperto sui problemi dell’unità delle sinistre.

Fondatore dell’Istituto di studi economici (1946), collabora per tutti gli anni cinquanta a «Mondo economico». Nel 1949 fonda l’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, nel quale ricopre la carica di presidente fino al 1972. Sugli anni della Resistenza, oltre a numerose prefazioni e agli articoli apparsi su «II Movimento di liberazione in Italia» e «Lettera ai compagni», mensile della Fiap, ricordiamo Due mesi con i nazisti. Dal tavolaccio alla branda (Roma, Carecas, 1973) e Intervista sulla guerra partigiano (1966), in «Italia contemporanea», 1982, n. 149; sulla vita politica di Parri negli anni successivi, oltre agli articoli ritrovabili su «L’Astrolabio» e «II Ponte», (con L. Piccardi e N. Bobbio), La sinistra davanti alla crisi del Parlamento, Milano, Giuffrè, 1967, e Discorsi parlamentari, Roma, Senato, 1990. Resta fondamentale Scritti 1915-1975, a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale, Insmli, Milano, Feltrinelli, 1976. Altre notizie in: G. Quazza, Pensiero e azione di Parri 1915-1943, in «Italia contemporanea», 1982, n. 149; G. Quazza, Profilo di Ferruccio Parri, in «Studi piacentini», 1988, n. 3; Ferruccio Porri. La coscienza della democrazia. Catalogo a cura di A. Scalpelli, R. Guerri, A.G. Ricci della mostra tenuta a Milano e a Roma nel 1985; A. Aniasi, Parri. L’avventura umana, militare e politica di Maurizio, Torino, Eri, 1991; Ear.

Biografia tratta da: Resistenza e storia d’Italia: quarant’anni di vita dell’Istituto nazionale e degli istituti associati: annuario 1949-1989, a cura di Gaetano Grassi; prefazione di Guido Quazza, Milano, F. Angeli, (1993)

Mimmo Franzinelli racconta la vita di Ferruccio Parri

Guido Quazza (1972-1996)

(Genova, 14 giugno 1922 – Ciriè, TO, 7 luglio 1996)

Di famiglia antifascista, è il terzo di cinque figli di Romolo Quazza, storico politico-diplomatico, insegnante nei licei e successivamente professore universitario. Dopo aver frequentato il liceo Cavour di Torino, nel 1940 Guido si iscrive alla facoltà di Lettere. L’anno seguente entra in contatto con i promotori cittadini del Partito d’Azione, svolgendo attività di opposizione al regime all’interno dell’ambiente universitario. Sfollato con la famiglia a Mosso dopo i grandi bombardamenti su Torino, ai primi di agosto del 1943. Trascorre un mese nei ranghi del 30° fanteria a Rivoli (TO), quindi il 6 settembre è aggregato al 1° battaglione Allievi ufficiali alla caserma di Torre Spaccata a Roma. Alla notizia dell’armistizio, prende parte all’azione antitedesca all’aeroporto di Centocelle, prima che il suo reparto si dissolva. Nel tentativo di tornare a casa, il 17 settembre giunge in Val Sassera (nel Biellese), dove organizza una piccola banda partigiana e al contempo inizia la prima stesura del saggio “Origini e aspetti della crisi contemporanea”, che verrà pubblicato a guerra conclusa. Sfuggito a un rastrellamento, alla fine del febbraio 1944 si trasferisce in Val Sangone (nel Torinese). Il 25 febbraio si unisce alla banda di Nino Criscuolo stanziata presso la frazione Maddalena di Giaveno; qui dopo pochi giorni lo raggiunge il fratello Giorgio, che verrà poi catturato e deportato a Mauthausen. Con quei gruppi, che nell’estate 1944 confluiranno nella 43ª divisione autonoma Sergio De Vitis, Guido partecipa intensamente alla guerra partigiana. Nel gennaio 1945 è nominato comandante della brigata Ruggero Vitrani, che comanderà durante le operazioni insurrezionali per la liberazione di Torino.

Dopo la liberazione il giovane storico aderisce alla Federazione giovanile socialista torinese ed è tra i promotori del foglio “Rivoluzione socialista”. Laureatosi in Lettere il 5 luglio 1945, fino al 1946 collabora anche con i giornali “L’unità socialista”, “Sempre Avanti”, “Critica sociale” e “Iniziativa socialista” (di cui è vicedirettore). Iscrittosi al Partito socialista di unità proletaria (Psiup) già dal novembre 1945, diviene vicesegretario della federazione torinese. Nel luglio 1946 è chiamato a dirigere l’Ufficio di studi socialisti. Nel gennaio 1947 al congresso di Roma del Partito socialista è portavoce della corrente riunita nella “Mozione operaia autonomistica e unitaria” che, dopo aver tentato una mediazione per evitare la frattura, confluisce nel Partito socialista dei lavoratori italiani (Plsi) di Giuseppe Saragat. Membro della direzione nazionale della nuova formazione politica, il 7 giugno Guido viene eletto segretario della federazione torinese. Presto tuttavia iniziano i contrasti con la linea del partito favorevole all’adesione al Patto Atlantico e all’alleanza di governo con la Democrazia cristiana. Dimessosi da segretario provinciale nel 1949, nel 1951 Quazza lascia il Plsi. Nel 1953 collabora con Unità popolare in occasione delle elezioni.

La carriera di insegnante frattanto progredisce rapidamente. Nel giugno 1948 ottiene la libera docenza in Storia del Risorgimento e nel dicembre dello stesso anno inizia i corsi presso la facoltà di Lettere dell’Università di Torino (li terrà sino al 1957). Nel 1963-64 insegna Storia medioevale e moderna alla Scuola normale superiore di Pisa, prima di tornare all’ateneo torinese e diventare ordinario (1966) alla facoltà di Magistero.

Fondatore insieme ad altri dell’associazione “La Consulta”, nata nel 1952 a Torino difendere i valori resistenziali, dall’inizio degli anni sessanta organizza e promuove un’ampia serie di dibattiti e cicli di lezioni sulle più scottanti problematiche italiane ed internazionali. Dal 1966 presiede il Circolo della resistenza a Torino. Organizza poi in Piemonte il Comitato antifascista unitario che, unico in Italia, comprende, al fianco dei partiti tradizionali, le forze della nuova sinistra. Nel 1972 fonda la «Rivista di storia contemporanea».

Consigliere dell’Istituto della Resistenza di Torino dal 1963 e dell’Archivio nazionale cinematografico della Resistenza dal 1974 al 1982. Membro dal 1963 del comitato scientifico della rivista «II Movimento di liberazione in Italia», dal 1965 fa parte di diritto del Consiglio direttivo dell’Istituto nazionale, di cui diviene presidente nell’aprile del 1972, succedendo al fondatore Ferruccio Parri. Impegnato in un’intensa e feconda attività di organizzatore culturale principalmente quale presidente e animatore della rete degli Istituti della Resistenza, pubblica nel 1976 la sua maggiore opera di contemporaneista, “Resistenza e storia d’Italia”, e nel 1992 il suo ultimo volume, “L’utopia di Quintino Sella. La politica della scienza”. Si spegne a Ciriè, in provincia di Torino, il 7 luglio 1996.

Bibliografia: Resistenza e storia d’Italia : quarant’anni di vita dell’Istituto nazionale e degli istituti associati : annuario 1949-1989, a cura di Gaetano Grassi; prefazione di Guido Quazza, Milano, F. Angeli, (1993). Quazza, Guido, in Archivio ISTORETO [IT C00 BP504], http://metarchivi.istoreto.it/biografie/p_bio_vis.asp?id=504

Giorgio Rochat (1996-2000)

(Pavia, 1936)

Nato nel 1936 a Pavia , dove si laurea nel 1959. Chiamato alle armi, presta servizio di leva nel corpo degli alpini. Nel 1969 ottiene la libera docenza in Storia contemporanea. Dal 1969 al 1976 è Professore incaricato di Storia dei partiti alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Nel 1976 diventa ordinario di Storia contemporanea all’ateneo di Ferrara, presso la facoltà di Magistero. Vi rimane fino al 1980, quando ottiene la cattedra alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, come docente di Storia contemporanea fino al 1996 e di Storia delle istituzioni militari dal 1996 al 2005.

Nel 1962 inizia la sua collaborazione con l’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Insegnante comandato dal 1969 al 1973, nel 1978 entra a far parte del Direttivo, del quale rimane membro fino al 1996. Nello stesso anno viene eletto Presidente dell’Istituto. Rimane in carica per quattro anni, fino al 2000.

Nel medesimo lasso di tempo è anche Segretario generale del Comité international d’histoire de la 2ème guerre mondiale (1970-1975), Presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari (1981-1989) e Presidente della Società di studi valdesi di Torre Pellice (1990-1999).

Studioso di storia militare, coloniale e politica dell’Italia contemporanea, tra i suoi volumi principali si ricordano:

  • L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini (1919-1925), Laterza, Bari 1967 (collana Insmli)
  • Atti del Comando generale del Corpo volontari della libertà, (curatore), Angeli, Milano 1972 (Insmli)
  • Pietro Badoglio, (con Piero Pieri),  Utet, Torino 1974
  • Ferruccio Parri : Scritti 1915-1975, (curatore con Enzo Collotti), Feltrinelli, Milano 1976 (Insmli)
  • L’Italia nella prima guerra mondiale. Problemi di interpretazione e prospettive di ricerca, Feltrinelli, Milano 1976
  • Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943, (con Giulio Massobrio), Einaudi, Torino 1978, pp.321
  • Gli arditi della grande guerra, Feltrinelli, Milano 1981; nuova ediz. Editrice Goriziana, Gorizia 1990 e ristampe
  • Italo Balbo, Utet, Torino 1986
  • Giulio Douhet: Scritti 1901-1905, (curatore con Andrea Curami), Ufficio storico Aeronautica, Roma 1993
  • La divisione Acqui a Cefalonia, settembre 1943, (curatore con Marcello Venturi), Mursia, Milano 1993
  • La Grande Guerra 1914-1918, (con Mario Isnenghi), La Nuova Italia, Milano 2000 (Insmli); nuova ediz. Mulino, Bologna 2008
  • Le guerre italiane 1935-1943, Einaudi, Torino 2005

Laurana Lajolo (2000-2002)

(1942)

Laureata in filosofia teoretica all’Università di Milano con una tesi sugli scritti giovanili di Antonio Banfi, si dedica per alcuni anni all’insegnamento della filosofia e delle scienze umane nelle scuole superiori di Asti. Dal 1965 al 1970 dirige l’Istituto Nuovi Incontri con sede in Asti, producendo una ricca attività editoriale su problematiche politiche è sociali. Dal 1970 al 1985 contribuisce per conto dell’Amministrazione comunale di Asti alle strategie di politica culturale e alla salvaguardia dei beni ambientali e culturali, occupandosi inoltre di questioni pedagogiche e di sperimentazione didattica. In questi anni ricopre anche la carica di assessore, con delega all’istruzione, sport, turismo, cultura dal 1975 al 1980 e con delega alla cultura e ai servizi demografici dal 1980 al 1982. Direttrice dal 1984 dell’Istituto della Resistenza di Asti, nel 1992 diventa consigliere dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia. Coordinatrice dell’attività didattica degli Istituti per la storia della resistenza, dal 1995 al 1998 ricopre nuovamente il ruolo di assessore, stavolta con delega alle manifestazioni e alla comunicazione. Eletta presidente dell’INSMLI nel 2000, lascia la carica due anni dopo. Presidente dell’Associazione culturale Davide Lajolo, dirige le riviste Culture, Culture e incontri (www.cultureincontri.it) e Quaderno di storia contemporanea dell’Istituto per la storia della Resistenza della provincia di Alessandria. Membro del comitato scientifico dello stesso istituto, nonché dell’Istituto della Resistenza di Asti.

Opere: Brofferio l’oppositore, Firenze, Vallecchi, 1967; Gramsci un uomo sconfitto, Milano, Rizzoli, 1980; La strana fabbrica, Cuneo, L’Arciere, 1985; Volontà di futuro. Rilettura attuale di Gramsci, Roma, Edizioni Associate, 1989. Mammissima. Cronaca tra amore e ragione tra una donna e una bambina, Milano, Rizzoli, 1983. Volontà di futuro : rilettura attuale di Gramsci, Roma, Edizioni associate, 1989; La strana fabbrica: origini e primi sviluppi della vetreria di Asti 1903-1906, Cuneo, L’Arciere, 1988; La guerra non finisce mai : diario di prigionia di un giovane contadino, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1993; I ribelli di Santa Libera: storia di un’insurrezione partigiana: agosto 1946, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1995;Catterina, Acqui Terme, EIG, 2002; Passeggiando con Pavese, Lajolo, Fenoglio alla scoperta dell’animo dei luoghi: il cammino del racconto, Asti, Diffusione Immagine, 2006.

Altri contributi: ha curato Scuola e società. Archivi scolastici e ricerca didattica, Asti, Diffusione Immagine,2005; Gli anziani raccontano: luoghi ed eventi di Asti nel Novecento, Torino, EGA, 2007, con Massimo Tornabene; Memorie dal manicomio. L’ospedale psichiatrico di Collegno a trent’anni dalla 180, Boves, Araba fenice, 2008; Gli uomini e la Terra. Il patrimonio economico, ambientale e culturale del paesaggio agrario, Torino, Daniela Piazza editore, 2010. Coautrice di Lina Borgo Guenna. Un’esperienza educativa laica, asti, Israt, 2009.

Bibliografia: http://www.isral.it/web/web/amministrazione/curriculum_collaboratori.pdf

Oscar Luigi Scálfaro (2002-2011)

(Novara, 9 settembre 1918 – Roma, 29 gennaio 2012)

Figlio del barone Guglielmo Scálfaro e di Rosalia Ussino.

Vedovo di Maria Inzitari, dalla quale ha avuto la figlia Marianna.

Iscrittosi alla Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC) all’età di dodici anni, diviene in seguito molto attivo anche in seno alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI). Laureatosi in Giurisprudenza nel 1941, è chiamato alle armi e arruolato nel 38° Reggimento di Fanteria a Tortona. Dislocato successivamente in Sicilia con il grado di Sottotenente di Commissariato, nel 1942 ottiene il congedo in quanto magistrato.

Durante la guerra di liberazione stringe contatti con i partigiani. Nello stesso periodo ricopre le cariche di Presidente dell’Azione Cattolica della Diocesi di Novara e di Delegato Regionale per il Piemonte.

Candidato come indipendente nelle liste della Democrazia Cristiana, il 2 giugno 1946 è eletto deputato all’Assemblea Costituente con un numero di preferenze tale da risultare capolista della circoscrizione Torino-Novara-Vercelli.

Iscrittosi alla DC, viene eletto anche alla tornata successiva, nel 1948, e poi ininterrottamente fino al 1992. Durante gli anni in Parlamento, Scálfaro ricopre numerosi ruoli. Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri durante il Governo Scelba (1954-55), si occupa con buon esito sia della questione di Trieste, sia degli accordi De Gasperi-Gruber riguardanti l’Alto Adige.

Dal 1955 al 1958 è Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia; dal 1959 al 1962 ottiene lo stesso incarico al Ministero dell’Interno. Tra le leggi da lui promosse in questa fase, si ricordano in particolare quella che consente alle donne l’accesso alla carriera di magistrato e quella che istituisce la Polizia femminile.

Nel 1965 viene nominato Vice Segretario Politico della Democrazia Cristiana, rimanendo in carica fino all’anno successivo, quando entra a far parte del Governo Moro in qualità di Ministro dei Trasporti e dell’Aviazione Civile. Riconfermato nella breve esperienza del secondo Governo Leone (giugno-dicembre 1968), alla fine del mandato fa approvare la costruzione della linea Direttissima Roma-Firenze, primo progetto di alta velocità ferroviaria in Europa. Richiamato a guidare il Dicastero dei Trasporti all’inizio del 1972, dopo pochi mesi diventa Ministro della Pubblica Istruzione (fino al 1973).

Attivo nella battaglia contro l’introduzione del divorzio nella legislazione italiana, nel 1974 è tra i sostenitori del referendum abrogativo della legge in materia, approvata nel 1970.

Dal 1975 al 1983 è Vice Presidente della Camera dei Deputati, durante la presidenze di Pietro Ingrao e Nilde Jotti; dal 1983 al 1987 torna invece a far parte del Governo come Ministro dell’Interno, prodigandosi nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata.

Nel 1989 è nominato Presidente della Commissione sull’attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti nel novembre 1980 e febbraio 1981 (Irpinia), organismo deputato a verificare l’ammontare complessivo dei finanziamenti nazionali e internazionali per la ricostruzione e per la ripresa economica delle zone terremotate, le modalità del loro impiego, lo stadio concreto di attuazione degli interventi, l’impatto ambientale e territoriale della ricostruzione e dello sviluppo. La relazione conclusiva viene presentata in data 5 febbraio 1991.

Eletto Presidente della Camera dei Deputati il 24 aprile 1992, rimane in carica per circa un mese. Il 25 maggio infatti il Parlamento lo elegge Presidente della Repubblica. Durante il suo settennato affronta il difficile momento della cosiddetta “Tangentopoli”, ponendosi come garante – sia in patria che all’estero – della saldezza e dell’affidabilità delle istituzioni italiane, oltre che a difesa dei valori fondanti della Repubblica contenuti nella Carta Costituzionale. Come Capo dello Stato compie numerose visite internazionali, anche in Paesi dove non era mai stato alcun suo predecessore.

Per favorire il giuramento e l’insediamento del suo successore, Scálfaro si dimette il 15 maggio 1999, in anticipo di qualche giorno sulla scadenza del settennato.

Nel 2002 diventa Presidente dell’INSMLI. Grazie al suo intervento, l’Istituto riesce a superare uno dei periodi più delicati della sua storia (Approfondimento). Lascia la carica nel 2011, quand’è in dirittura di arrivo il suo terzo e ultimo mandato.

Nel 2006 è scelto come Presidente del Comitato “Salviamo la Costituzione” ed è a capo del Comitato per il “no” al Referendum sulla Riforma Costituzionale.

Si spegne il 29 gennaio 2012 (Comunicato INSMLI) nella sua abitazione di Roma. Nonostante sia prevista per legge la celebrazione dei funerali di Stato (riservati a tutti i presidenti emeriti della Repubblica), le esequie si svolgono il giorno successivo in forma strettamente privata.

Bibliografia: http://www.quirinale.it/qrnw/statico/ex-presidenti/Scalfaro/sca-biografia.htm

Valerio Onida (2011-2018)

(Milano, 30 marzo 1936)

Sposato e padre di cinque figli.

Frequenta il liceo Carducci e l’Università Statale. Membro della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), ne diventa presidente di circolo e incaricato di zona. Dopo la laurea in Giurisprudenza (con una tesi in Diritto costituzionale), è chiamato a prestare il serivizio di leva. Tornato dal militare comincia a lavorare nella stessa Università in cui ha studiato, in un primo momento come assistente, quindi come professore di Diritto costituzionale. Frattanto inizia ad esercitare la professione di avvocato, specializzato in questioni di Diritto costituzionale e amministrativo.

Negli anni Settanta collabora con le neo costituite Regioni, in particolare con la Regione Lombardia. Membro della commissione per lo statuto presieduta da Carlo Ripa di Meana, in seguito entra a far parte del comitato legislativo della Giunta, sotto le presidenze di Bassetti, Golfari, Guzzetti, Tabacci, Giovenzana, Ghilardotti, Arrigoni. In questi anni, assieme Umberto Pototschnig, Onida sviluppa il progetto di legge sull’ordinamento dei Comuni e delle Province. In virtù dell’esperienza acquisita, negli anni Novanta il Comune di Milano lo sceglie per lavorare sul proprio statuto.

Specializzatosi in questioni di diritto costituzionale e amministrativo, Onida assume la difesa sia della Regione Lombardia che di altre Regioni italiane in controversie con lo Stato davanti alla Corte costituzionale. Contestualmente si occupa anche di conflitti istituzionali, come ad esempio quelli nati fra il Consiglio superiore della Magistratura e il Ministero di giustizia, o fra la Procura di Milano e le Camere.

Il 24 gennaio 1996 viene eletto giudice della Corte costituzionale dal Parlamento italiano (riunito in seduta comune). Circa otto anni dopo, il 22 settembre 2004, diviene Presidente della stessa Corte. Lascia la carica il 30 gennaio 2005, tornando quindi ad insegnare e ad esercitare la professione di avvocato.

Attivo in numerose battaglie civili e politiche (per il “no” sia nel referendum sul divorzio del 1974 che nel referendum del 2006 sul progetto di riforma costituzionale, a favore del referendum di iniziativa radicale negli anni Ottanta), partecipa e promuove tuttora iniziative in difesa della Costituzione, oltre a incontri pubblici nelle scuole o in diverse sedi culturali, sindacali, politiche allo scopo di diffondere la cultura costituzionale.

Nel 2010 si candida alle primarie del Centrosinistra per le elezioni del sindaco di Milano, ottenendo il 13,41% delle preferenze.

Il 25 giugno 2011 il Consiglio generale dell’Istituto Nazionale lo ha eletto alla presidenza dell’INSMLI, in successione al Presidente Emerito della Repubblica Oscar Luigi Scàlfaro.

Presidente in carica del comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, dal 2009 al 2012 lo è stato anche dell’Associazione italiana dei costituzionalisti. Docente di giustizia costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano, opera come volontario allo “sportello giuridico” per i detenuti nel carcere di Bollate.

Biografia estrapolata da: http://www.milanonida.it/biografia

Paolo Pezzino (2018-oggi)

(Pescara, 1948)

Già professore ordinario di Storia Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa, è stato anche direttore del Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea e prorettore per i rapporti con il territorio della stessa Università.

Nella sua carriera di studioso si è occupato di storia del Mezzogiorno d’Italia, con particolare riferimento alla mafia, di massacri di civili nella Seconda guerra mondiale, di didattica della storia, di storia dell’Italia repubblicana.

Ha fatto parte della Commissione italo-tedesca di storici istituita nel marzo 2009 dai due ministeri degli esteri di Italia e Germania, è stato consulente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascismi (XIV legislatura) e consulente tecnico d’ufficio con la Procura militare di La Spezia nelle indagini sulle stragi di civili in Italia nella seconda guerra mondiale.

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