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  • Milano – lunedì 26 novembre 2018, ore 17:00

    Pubblicazioni. Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti

    Da oggi è in libreria il libro di Massimo Castoldi, Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti, Roma, Donzelli, 2018, il terzo della serie curata dalla Fondazione Memoria della Deportazione, dopo

    La lingua dei lager 

    1943.1945: I «bravi» e i «cattivi». Italiani e tedeschi tra memoria, responsabilità e stereotipi.

    È dedicato a quella parte della classe magistrale, fieramente risoluta nel proprio compito, disposta a combattere con ogni mezzo la propaganda del regime, tra i quali molti o molte furono costretti o costrette a lasciare l’insegnamento, conobbero il confino, caddero vittime della violenza fascista e poi, anche, di quella nazista.

    Nei primi anni del secolo, dalla fondazione dell’Unione magistrale nel 1900 all’istituzione del Sindacato magistrale aderente alla Confederazione generale del lavoro nel 1919, i maestri avevano acquisito sempre più consapevolezza del loro ruolo di educatori e di operatori sociali, non ritenendosi più soltanto sacerdoti laici con la missione dell’educazione nazionale.

    Sentivano di dover partecipare in modo attivo alla vita socio-culturale dell’Italia, nella lotta contro l’analfabetismo, nella creazione di una coscienza civica e unitaria, ma anche nello sviluppo del socialismo o del cattolicesimo popolare, che, sebbene in conflitto tra loro, si fondavano sulla medesima necessità di un’istruzione diffusa.

    Se il fascismo guardò alla scuola elementare come al luogo di formazione e di costruzione della coscienza del nuovo bambino soldato fedele al regime, molti maestri ne contrastarono il linguaggio e i modelli culturali, educando i bambini a principi alternativi: patriottismo, e non nazionalismo, solidarietà, fratellanza e libertà, anziché violenza, razzismo e cieca obbedienza.

    Maestre furono Elvira Berrini Pajetta, oltre a essere la madre di tre spiriti fondatori  dell’Italia democratica, che conobbero il carcere (Giancarlo), la deportazione a Mauthausen (Giuliano) e la morte in combattimento (il diciannovenne Gaspare, ucciso il 13 febbraio 1944), Clelia Montagnana, sorella di Rita, moglie di Palmiro Togliatti, ma anche la cattolica Anna Botto, morta a Ravensbrück, alla quale è dedicato un capitolo del libro.

    Il volume racconta infatti soltanto dodici storie, ma potrebbero essere molte di più. Lo scopo è stato quello di rappresentare modalità differenti di opposizione alla cultura dominante, da quelle più aperte e frontali, a quelle più calcolate e addirittura dissimulate. Uomini e donne, socialisti, cattolici, liberali o semplicemente patrioti, questi maestri e queste maestre testimoniano che la loro battaglia silenziosa fu possibile, nonostante tutto, e che è stata, ben oltre la sfida e la ribellione, una vera lezione di Resistenza civile.

    Indice del volume:

    Introduzione

    1. L’assassinio di Carlo Cammeo
    2.  Il sacrificio di Franz Innerhofer
    3.  Anselmo Cessi, un patriota cattolico ucciso dai fascisti
    4. L’alta coscienza socialista di Alda Costa
    5. Mariangela Maccioni, la maestra antifascista di Nuoro
    6. Abigaille Zanetta, una combattente
    7. Fabio Maffi, il maestro dei maestri
    8. Carlo Fontana, da assessore a sindaco di Magenta
    9. Aurelio Castoldi, dal sindacato dei tipografi alle edizioni Labor
    10. Giuseppe Latronico, il direttore didattico amico di Gobetti
    11. Anna Botto e le tre corone del rosario, da Vigevano a Ravensbrück
    12. Salvatore Principato e l’esempio come educazione civica

    Indice dei nomi

    Tipologia: Eventi e News. Istituti associati. Pubblicazioni.

    Notizia inserita da:
    Fondazione Memoria della deportazione archivio biblioteca “Pina e Aldo Ravelli”

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