Riassunto di un periodo sofferto della mia giovinezza. Diario di Mario Lanzoni, Internato militare imolese 1943-1945.

Presentazione del volume “Riassunto di un periodo sofferto della mia giovinezza. Diario di Mario Lanzoni, Internato militare imolese 1943-1945″.
Sarà presente Daniele Manca, Sindaco di Imola. Coordina Roberto Fabio Baroni, Presidente del C.I.D.R.A. Interventi di Marcello Tarozzi, curatore del volume e del prof. Alberto Preti, docente di Storia Contemporanea all’Università di Bologna.
Iniziativa promossa dal C.I.D.R.A. con il Patrocinio del Comune di Imola. La sala è stata gentilmente concessa da Legacoop Imola.
La prima domanda che un documento inedito, come quello che viene qui pubblicato, induce è: perché? Subito dopo vi è la curiosità per “che cosa” contiene, ma il “perché” è questione preliminare, che va posta anche se la risposta è puramente congetturale. Perché un soldato di 23 anni, sensibile, comunicativo (tale ce lo rivela lo stesso diario), perché un giovane operaio meccanico i cui studi si erano arrestati alla licenza elementare, decide “improvvisamente”, venerdì 13 agosto 1943, al termine di una breve licenza e dopo avere salutato la fidanzata, di scrivere un diario? E da quel giorno – per lui  triste e già carico di presagi –, un giorno “normale” per un Paese in guerra che non riesce più a difendere neppure il proprio territorio, scrive sulle pagine di un quaderno poche o molte righe quotidiane, mettendoci dentro i fatti, i pensieri, i sentimenti, senza rinunciare mai a farlo, neppure quando la monotona, snervante durezza della vita del lager si traduce in annotazioni dalla ripetitività quasi ossessiva. E quei quaderni si accumulano (saranno sei al momento del ritorno a casa), e colpisce la tenacia nel proseguire l’opera iniziata, anche quando procurarsi la materia prima diventa particolarmente difficile, perché entra nel complesso rapporto di scambio che contraddistingue la vita del campo di concentramento, dove tutto ha un prezzo, e dove sono in gioco le condizioni stesse della sopravvivenza; anche nella totale precarietà della vita dell’internato militare, sottoposto a perquisizioni, requisizioni, furti, violenze, trasferimenti forzati, mentre la cura, la difesa dei propri “beni” personali diventa al tempo stesso difficile ed essenziale per raggiungere l’obiettivo di tutti i prigionieri, ossia la liberazione.
Dall’introduzione di Alberto Preti