Didattica. Inizia il mese della Fondazione nelle scuole

Milano, 23 gennaio -23 febbraio 2020. Il prof. Massimo Castoldi, responsabile della didattica della Fondazione Memoria della Deportazione, incontrerà per un mese, con una serie di lezioni e di attività laboratoriali sulla memoria e sul metodo di ricerca storica, circa trecento studenti di alcuni Istituti scolastici della provincia di Milano e della regione Lombardia, ma anche provenienti dalla Francia. Gli incontri si terranno in parte nella sala conferenze della Fondazione Memoria della Deportazione, in parte nelle scuole di appartenenza. Gli incontri fissati:

  • 23 gennaio Istituto Bertacchi di Lecco (a Lecco)
  • 29 gennaio Gruppo di cinquanta studenti francesi (in Fondazione)
  • 3 febbraio proseguirà il progetto didattico già avviato con l’Istituto d’Istruzione Superiore Statale (IISS) “Giuseppe Torno” di Castano Primo (MI) (in Fondazione)
  • 4 febbraio incontro con gli studenti dell’Istituto Piero della Francesca di San Donato milanese (indirizzo socio-sanitario) (in Fondazione)
  • 10 febbraio incontro con gli studenti dell’IPSSEEC A. Olivetti di Monza (in Fondazione)
  • 11 febbraio incontro con gli studenti dell’IPSSEEC A. Olivetti di Monza (in Fondazione)

Il tema al centro dei percorsi didattici sarà quello delle

Ragioni storiche del fascismo e la memoria.

Ricostruite le origini e le ragioni storiche della dittatura al suo insorgere dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, si ragionerà con gli studenti anche sull’elaborazione di una memoria consapevole sugli ultimi anni della seconda guerra mondiale, che ha conosciuto, in Germania e in Italia, percorsi differenti, scanditi da tempi e sensibilità diverse. Dopo decenni di oblio, in Germania si è avviato un processo di recupero dei luoghi della memoria del nazismo e di fondazione di centri di documentazione, nei quali è in atto una ricerca costante sui modi di trasmissione della memoria alla collettività e alle nuove generazioni.

Diversa la storia italiana, che, pur avendo fin dal 1945 elaborato una memoria diffusa dell’antifascismo e della Resistenza, è ancora segnata da reticenze e difficoltà nell’elaborazione di una memoria autocritica, capace di conservare anche il ricordo dei «torti che noi abbiamo fatto ad altri», e che è il contrario della memoria autocelebrativa, e implicitamente autoassolutoria, ancora molto diffusa.

Mostra: Arte Testimonianza Memoria

Milano, 27 Gennaio 2020, Casa della Memoria, Inaugurazione ore 18.00. Si espongono per la prima volta 27 frammenti delle tele originali dipinte da Mario “Pupino” Samonà per il Memoriale in onore degli italiani assassinati nei campi nazisti collocato ad Auschwitz. La mostra sarà aperta fino al 31 Marzo 2020. Da Lunedì a Venerdì 9-12.30 13.30-17 Sabato, Domenica e Festivi 10-18 INGRESSO LIBERO.

Apre il 27 gennaio 2020 “Arte Testimonianza Memoria” un’occasione per celebrare il Giorno della Memoria nell’anno del 75° Anniversario della Liberazione con un’esperienza singolare e suggestiva. Per la prima volta sono esposti 27 frammenti delle tele realizzate dal pittore Mario “Pupino” Samonà (Palermo, 1925-2007) per il Memoriale realizzato ad Auschwitz, a testimonianza degli orrori della guerra e dello sterminio perpetuato nei campi nazisti, provenienti dagli archivi della Fondazione Memoria della Deportazione di Milano.

 

La mostra “Arte Testimonianza Memoria”, promossa dall’Associazione Nazionale Ex Deportati (ANED) e dalla Fondazione Memoria della Deportazione, rappresenta un’opportunità per tenere viva la memoria attraverso la testimonianza e l’operato di grandi artisti e intellettuali, che hanno lavorato alla costruzione di un’opera che racconta le luci e le ombre della nostra storia, aiutando ognuno di noi a riconoscere quelli che sono oggi i nostri beni più grandi: la Democrazia e la Libertà. Un progetto accolto e sostenuto con forza dal Comune di Milano|Cultura.

La grande opera fu allestita nel 1979 all’interno del Blocco 21, grazie alla collaborazione di un eccezionale gruppo di intellettuali che produsse una delle prime installazioni multimediali al mondo. Gli architetti Lodovico e Alberico Belgiojoso dello studio BBPR progettarono la struttura a spirale che attraversava l’edificio; il pittore Pupino Samonà dipinse le tele della spirale, traducendo in un linguaggio pittorico il senso dello scritto che Primo Levi aveva rivolto ai visitatori; il compositore Luigi Nono compose la musica che accompagnava tutto il percorso; il regista Nelo Risi coordinò tutti questi contributi.

A seguito della decisione del Museo di Auschwitz, l’opera venne chiusa al pubblico nel 2011 e, dopo una sofferta vicenda, ANED ne decise il rientro in Italia nel 2015. Restaurata e rimontata a cura dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, l’installazione è oggi visitabile presso il Padiglione EX3 nel quartiere Gavinana del capoluogo toscano.

In fase di installazione del Memoriale, le tele originali furono in parte tagliate per adattarle alla struttura a spirale e i frammenti vennero conservati da ANED, entrando poi a far parte del patrimonio della Fondazione Memoria della Deportazione di Milano. La pittura di Samonà si sviluppa in un racconto che parte dai tempi bui dello squadrismo e della dittatura fascista passando per l’esperienza alla lotta partigiana e della deportazione degli ebrei e degli antifascisti, per arrivare infine alla liberazione che ha aperto nuovi orizzonti di speranza. Il percorso è scandito da scale cromatiche che vanno dal nero al rosso al giallo per culminare con il bianco, simbolo della pace ritrovata.

Accanto alle tele vengono esposti una parte dei disegni preparatori dello stesso Samonà e alcuni documenti di progetto realizzati da Lodovico e Alberico Belgiojoso.

Comunicato stampa

MEMORIA OGGI. Storia e memoria. Valori e narrazioni a 75 anni dalla nascita della democrazia italiana

Milano, 21 gennaio 2020, ore 15-19, presso Fondazione Memoria della Deportazione, via Dogana 3 sala conferenze (secondo piano) si terrà il seminario aperto Storia e memoria. Valori e narrazioni a 75 anni dalla nascita della democrazia italiana.

Introducono:

  • Marcello Flores, storico
  • Marino Livolsi, sociologo
  • Salvatore Veca, filosofo

Partecipano:

  • David Bidussa, storico sociale delle idee
  • Barbara Bracco, docente di Storia, Università degli Studi di Milano Bicocca
  • Massimo Castoldi, responsabile della didattica Fondazione Memoria della Deportazione
  • Roberto Cenati, presidente Anpi provinciale di Milano
  • Emanuela Fronza, docente di Diritto, Università di Bologna
  • Floriana Maris, presidente Fondazione Memoria della Deportazione
  • Giovanna Rosa, docente di Letteratura italiana, Università degli Studi di Milano
  • Dario Venegoni, presidente Aned Nazionale

Coordina:
Marco Bertoli, direttore Fondazione Memoria della Deportazione

Al termine del seminario, a chi ne farà richiesta, sarà rilasciato l’attestato di frequenza.

La Fondazione Memoria della Deportazione ricorda Lore Kleiber a un mese dalla scomparsa

Milano, 17 gennaio 2020. La Fondazione Memoria della Deportazione ricorda  il magistero, la competenza, l’umanità, la generosità, l’umorismo di Lore Kleiber, a un mese dalla sua scomparsa, avvenuta il 17 dicembre 2019.

Ricorda la sua rara capacità  di coinvolgere i giovani su tematiche complesse come quelle della deportazione, della Resistenza, della Seconda guerra mondiale, senza nulla concedere alla retorica celebrativa, a forzature ideologiche, e d’altra parte alle ricorrenti banalizzazioni.

Lore Kleiber era nata il 12 luglio 1951, e ci ha lasciato troppo presto. Come ricercatrice e responsabile della didattica presso la Casa della Conferenza di Wannsee a Berlino e membro del nostro Comitato storico-scientifico lascia un vuoto che sarà difficilmente colmabile.

Piace ricordarla ripercorrendo il progetto didattico che ci ha visto lavorare insieme per tutto l’anno scolastico 2015-2016.

 

Il progetto didattico Castoldi-Kleiber-Di Vaio

Anno scolastico 2015 – 2016

Il giorno 4 giugno 2016 si è concluso con un incontro nella Sala conferenze della Fondazione Memoria della Deportazione (Milano, via Dogana 3) il progetto didattico in alternanza scuola-lavoro tra Fondazione Memoria della Deportazione, Casa della Conferenza di Wannsee di Berlino e Liceo scientifico Donatelli-Pascal di Milano con l’intera classe III F: La città, la guerra, la memoria: Un ponte tra Milano e Berlino. Fascismo e Nazionalsocialismo allo specchio.

Le premesse e il viaggio a Berlino

Dopo alcuni incontri propedeutici col prof. Massimo Castoldi, gli studenti nei giorni 15-16-17 marzo sono stati guidati a Berlino, oltre che dal prof. Castoldi medesimo, dalla prof. Daniela Di Vaio e dalla prof. Stefania Imbriani.

A Berlino hanno incontrato la prof. Lore Kleiber e il prof. Tommaso Speccher, che li hanno intrattenuti presso la Casa della Conferenza di Wannsee, e in alcuni luoghi della memoria della città, dalla Topografia del Terrore, il complesso museale sorto sopra i resti della centrale della polizia segreta del nazionalsocialismo, al Museo Otto Weidt, che ricorda la storia dell’imprenditore Otto Weidt, che aiutò molti ebrei durante la persecuzioni naziste.

Gli studenti hanno anche incontrato Albrecht Wagner, nato e cresciuto nella Berlino est, testimone della città di Berlino divisa e degli anni della difficile ricostruzione.

I laboratori didattici a Berlino e a Milano

Sotto la guida dei docenti hanno incominciato presso la casa di Wannsee attività laboratoriali di gruppo sui temi:

  • Educazione e gioventù nella propaganda fascista;
  • La figura di Mussolini tra propaganda e realtà;
  • Imperialismo e razzismo;
  • Persecuzione antisemita e promulgazione delle cosiddette leggi razziali;
  • I campi di concentramento in Italia e la deportazione dall’Italia.

Dopo il rientro a Milano, il lavoro è proseguito per tutti i martedì pomeriggio dei mesi di aprile e di maggio presso la sede della Fondazione Memoria della Deportazione, sotto la guida del Prof. Castoldi. I laboratori avviati a Berlino sono stati supportati da adeguati strumenti bibliografici.

Gli studenti sono stati avviati alla rielaborazione delle fonti storiche, a ragionare con rigore logico su alcune questioni, identificando problemi e individuando possibili soluzioni. Si è cercato tanto di curare l’esposizione dei contenuti, quanto di abituare gli studenti a sostenere una tesi e a saper ascoltare criticamente gli interventi altrui.

Agli studenti sono state proposte alcune interviste sui luoghi di memoria della città di Milano e la testimonianza di Ionne Biffi, vice presidente della Fondazione, e figlia di Angelo Biffi, operaio della Falck deportato nei Kz di Mauthausen e Gusen, per aver organizzato e aderito agli scioperi del 1943 e del marzo 1944, e morto a Gusen il 15 aprile 1945.

Il convegno

Gli studenti hanno così, pur nel poco tempo a loro disposizione, elaborato una sequenza ordinata di interventi sui temi loro suggeriti, interagito con le molteplici proposte, e anche organizzato un piccolo convegno di due ore, che è stata la riuscita conclusione del percorso.

All’incontro erano presenti quasi tutti i genitori, che la Fondazione ringrazia, per aver dimostrato dall’inizio alla fine del progetto fiducia e partecipazione. Ecco la locandina dell’evento disegnata dagli studenti:

Locandina 4 giugno 2016

Un ringraziamento a tutta la classe 3^ F, che all’unisono ha preso parte all’iniziativa, dimostrando un progressivo coinvolgimento e interesse: Lorenzo Angelillo ‒  Simone Bruschi ‒ Camilla Cerasi ‒ Beatrice Clavarino ‒ Riccardo Corsini ‒ Chiara Curreli ‒ Davide D’Amore ‒ Simone De Palma ‒ Alessandro De Pascalis ‒ Eugenio Decimi ‒ Tommaso Fondrini ‒ Michele Gallo ‒ Ricardo Greggi ‒ Emma Jaffé ‒ Matteo Manino ‒ Erika Manglavite ‒ Simone Marotta ‒ Tommaso Mori ‒ Dario Pajé ‒ Alessandro Poggi ‒ Alessia Re ‒ Valentina Rendina ‒ Antonio Sgroi ‒ Edoardo Tedesco.

A Berlino

A Como, l’antifascismo nella scuola Italiana. Presentazione del volume Insegnare libertà

Como, giovedì 16 gennaio 2020, ore 17.30, Biblioteca dell’Istituto di Storia Contemporanea, via Brambilla 39. Presentazione del volume Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti, Donzelli 2018, vincitore del premio the Bridge / il Ponte per la saggistica italiana 2019.

L’autore Massimo Castoldi (Fondazione Memoria della Deportazione – Milano), dialoga con la storica Roberta Cairoli (Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” – Como) sul tema dell’opposizione al fascismo di molte maestre e maestri che spesso, per questa loro decisione, furono costretti a lasciare l’insegnamento e a subire la violenza fascista.

L’iniziativa è organizzata dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como.

Locandina

Il volume è dedicato a quella parte della classe magistrale, fieramente risoluta nel proprio compito, disposta a combattere con ogni mezzo la propaganda del regime, tra i quali molti o molte furono costretti o costrette a lasciare l’insegnamento, conobbero il confino, caddero vittime della violenza fascista e poi, anche, di quella nazista.

Nei primi anni del secolo, dalla fondazione dell’Unione magistrale nel 1900 all’istituzione del Sindacato magistrale aderente alla Confederazione generale del lavoro nel 1919, i maestri avevano acquisito sempre più consapevolezza del loro ruolo di educatori e di operatori sociali, non ritenendosi più soltanto sacerdoti laici con la missione dell’educazione nazionale.

Sentivano di dover partecipare in modo attivo alla vita socio-culturale dell’Italia, nella lotta contro l’analfabetismo, nella creazione di una coscienza civica e unitaria, ma anche nello sviluppo del socialismo o del cattolicesimo popolare, che, sebbene in conflitto tra loro, si fondavano sulla medesima necessità di un’istruzione diffusa.

Se il fascismo guardò alla scuola elementare come al luogo di formazione e di costruzione della coscienza del nuovo bambino soldato fedele al regime, molti maestri ne contrastarono il linguaggio e i modelli culturali, educando i bambini a principi alternativi: patriottismo, e non nazionalismo, solidarietà, fratellanza e libertà, anziché violenza, razzismo e cieca obbedienza.

Il volume racconta soltanto dodici storie, ma potrebbero essere molte di più. Lo scopo è stato quello di rappresentare modalità differenti di opposizione alla cultura dominante, da quelle più aperte e frontali, a quelle più calcolate e addirittura dissimulate. Uomini e donne, socialisti, cattolici, liberali o semplicemente patrioti, questi maestri e queste maestre testimoniano che la loro battaglia silenziosa fu possibile, nonostante tutto, e che è stata, ben oltre la sfida e la ribellione, una vera lezione di Resistenza civile.

Indice del volume:

  1. L’assassinio di Carlo Cammeo
  2.  Il sacrificio di Franz Innerhofer
  3.  Anselmo Cessi, un patriota cattolico ucciso dai fascisti
  4. L’alta coscienza socialista di Alda Costa
  5. Mariangela Maccioni, la maestra antifascista di Nuoro
  6. Abigaille Zanetta, una combattente
  7. Fabio Maffi, il maestro dei maestri
  8. Carlo Fontana, da assessore a sindaco di Magenta
  9. Aurelio Castoldi, dal sindacato dei tipografi alle edizioni Labor
  10. Giuseppe Latronico, il direttore didattico amico di Gobetti
  11. Anna Botto e le tre corone del rosario, da Vigevano a Ravensbrück
  12. Salvatore Principato e l’esempio come educazione civica

A Lucca Brunello Mantelli e Francesca Cavarocchi presentano Tante Braccia per il Reich!

A Lucca, il 15 gennaio 2020, alle ore 17.00 Casa della Memoria e della Pace, Castello di Porta San Donato, Mura Urbane, il prof. Brunello Mantelli (Università della Calabria) e la prof. Francesca Cavarocchi (Università di Firenze) presenteranno i volumi promossi dalla Fondazione Memoria della Deportazione:

Tante Braccia per il Reich! Il reclutamento di manodopera  nell’Italia occupata 1943-1945 per l’economia di guerra della Germania nazionalsocialista. Prefazione di Gianni Perona, Fondazione Memoria della Deportazione, nota di Enzo Orlanducci, presidente Nazionale ANRP, a cura di Brunello Mantelli, Milano, Mursia, 2 voll.

Saluti: Assessora Ilaria Vietina

Introduce: Andrea Ventura (Università di Pisa, direttore ISREC Lucca)

Locandina

I volumi introdotti dal curatore prof. Brunello Mantelli con un saggio dal titolo Tra Marte e Vulcano. Manodopera italiana nell’economia di guerra del Terzo Reich: una circolarità, sono il primo studio organico su dinamiche e modalità del prelievo coatto di lavoratori dall’Italia e del loro sfruttamento oltre Brennero nel periodo della Repubblica Sociale Italiana.

Sono in tutto undici saggi che documentano il fenomeno da Torino, Milano e Genova, all’Emilia, al litorale adriatico, alla Toscana, alle Marche, a Roma e al Lazio.

L’opera è corredata di Bibliografia generale, descrizione delle fonti archivistiche, indice dei nomi e indice dei luoghi.

I saggi

«Soldati del fronte» e «Soldati del lavoro». Il reclutamento di lavoratori dal Torinese per il Reich, 1943-1945 (Giovanna D’Amico)

Aspetti del reclutamento per il lavoro coatto nel Reich a Genova e nella sua provincia, 1943-1945 (Irene Guerrini e Marco Pluviano)

Da Milano alle fabbriche del Reich. Emigrazione e trasferimenti coatti, 1938-1945 (Massimiliano Tenconi)

«Al lavoro per il Grande Reich». L’arruolamento coatto di manodopera per la Germania nella Zona di Operazione «Litorale Adriatico» (Sara Bergamasco)

Il Commissariato Marchiandi e le pratiche di precettazione in Emilia (Toni Rovatti)

Da Imola al lavoro per il Terzo Reich. La documentazione del fondo ANED dell’Istituto Cidra (Andrea Ferrari e Marco Orazi)

Firenze e la Toscana Settentrionale. Dal difficile arruolamento autunnale alle razzie dell’estate (Francesca Cavarocchi)

Le Marche come riserva di braccia, 1943-1944 (Annalisa Cegna)

Umbria terra bruciata. Contadini e braccianti al lavoro nel Reich (Antonella Tiburzi)

La via dei lavoratori. L’ispettorato del lavoro e il reclutamento di manodopera per il Reich a Roma e nel Lazio (Costantino Di Sante)

Gefangenaktion. Detenuti italiani per l’industria chimica del Terzo Reich (Andrea Ferrari)

Pubblicazioni. Presentazione. A Pavia Insegnare libertà al Collegio Universitario S. Caterina da Siena

Pavia, martedì 14 gennaio 2020, ore 18.00, Collegio Universitario S. Caterina da Siena, Via S. Martino 17/B. Sala Magenes.

Il prof. Pierangelo Lombardi (Università di Pavia, Istituto Pavese per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea) incontrerà Massimo Castoldi (Università di Pavia, Fondazione Memoria della Deportazione), autore di Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti, Donzelli 2018.

L’iniziativa si svolge in collaborazione con la Società Dante Alighieri. Comitato di Pavia.

Il volume è dedicato a quella parte della classe magistrale, fieramente risoluta nel proprio compito, disposta a combattere con ogni mezzo la propaganda del regime, tra i quali molti o molte furono costretti o costrette a lasciare l’insegnamento, conobbero il confino, caddero vittime della violenza fascista e poi, anche, di quella nazista.

Nei primi anni del secolo, dalla fondazione dell’Unione magistrale nel 1900 all’istituzione del Sindacato magistrale aderente alla Confederazione generale del lavoro nel 1919, i maestri avevano acquisito sempre più consapevolezza del loro ruolo di educatori e di operatori sociali, non ritenendosi più soltanto sacerdoti laici con la missione dell’educazione nazionale.

Sentivano di dover partecipare in modo attivo alla vita socio-culturale dell’Italia, nella lotta contro l’analfabetismo, nella creazione di una coscienza civica e unitaria, ma anche nello sviluppo del socialismo o del cattolicesimo popolare, che, sebbene in conflitto tra loro, si fondavano sulla medesima necessità di un’istruzione diffusa.

Se il fascismo guardò alla scuola elementare come al luogo di formazione e di costruzione della coscienza del nuovo bambino soldato fedele al regime, molti maestri ne contrastarono il linguaggio e i modelli culturali, educando i bambini a principi alternativi: patriottismo, e non nazionalismo, solidarietà, fratellanza e libertà, anziché violenza, razzismo e cieca obbedienza.

Il volume racconta soltanto dodici storie, ma potrebbero essere molte di più. Lo scopo è stato quello di rappresentare modalità differenti di opposizione alla cultura dominante, da quelle più aperte e frontali, a quelle più calcolate e addirittura dissimulate. Uomini e donne, socialisti, cattolici, liberali o semplicemente patrioti, questi maestri e queste maestre testimoniano che la loro battaglia silenziosa fu possibile, nonostante tutto, e che è stata, ben oltre la sfida e la ribellione, una vera lezione di Resistenza civile.

Indice del volume:

  1. L’assassinio di Carlo Cammeo
  2.  Il sacrificio di Franz Innerhofer
  3.  Anselmo Cessi, un patriota cattolico ucciso dai fascisti
  4. L’alta coscienza socialista di Alda Costa
  5. Mariangela Maccioni, la maestra antifascista di Nuoro
  6. Abigaille Zanetta, una combattente
  7. Fabio Maffi, il maestro dei maestri
  8. Carlo Fontana, da assessore a sindaco di Magenta
  9. Aurelio Castoldi, dal sindacato dei tipografi alle edizioni Labor
  10. Giuseppe Latronico, il direttore didattico amico di Gobetti
  11. Anna Botto e le tre corone del rosario, da Vigevano a Ravensbrück
  12. Salvatore Principato e l’esempio come educazione civica

 LOCANDINA pdf

Premio The Bridge/Il Ponte 2019. Massimo Castoldi vince con Insegnare libertà

Roma, 18 dicembre 2019, ore 11.30, presso American Academy in Rome, via Angelo Masina 5, l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia organizza la cerimonia italiana di premiazione della quinta edizione del premio.

Intervengono

John Ochsendorf, direttore dell’American Academy in Rome;

Rodney Ford, Cultural Attaché Ambasciata USA in Italia;

Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle Letterature di Roma;

Natale Rossi, presidente della Federazione Unitaria Italiana Scrittori;

Gabriele Pedullà, giurato;

Francesco Pacifico, giurato.

Saranno premiati con MASSIMO CASTOLDI vincitore con il libro Insegnare libertà (Donzelli editore) per la saggistica italiana;

ROMANA PETRI, vincitrice per la  narrativa  per la sezione italiana con il libro  Pranzi di famiglia (Neri Pozza editore);

MAAZA MENGISTE, vincitrice per la  fiction dela sezione americana con il libro The Shadow King  (W.W. Norton&Company);

PAMELA O. LONG, vincitrice per la  non-fiction della sezione americana con il libro Engineering the Eternal City (University Chicago Press).

Il Premio

Il Premio  è ideato e promosso dalla Casa delle letterature di Roma Capitale, con il Center for Fiction di New York e l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America a Roma.

Si avvale della collaborazione del Centro per il libro e la lettura e della Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS), del patrocinio dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Washington, dell’Istituto Italiano di Cultura di New York e dell’American Academy in Rome.

Il Premio intende promuovere la conoscenza e incentivare la lettura di alcune tra le migliori e più recenti pubblicazioni sia di narrativa che di saggistica dei due Paesi.

Si articola in una sezione italiana e una americana con una struttura speculare, e ogni anno viene attribuito a una nuova opera di narrativa e a una nuova opera di saggistica per ognuno dei due paesi.

Gli autori americani sono giudicati in due turni di votazione che si svolgono nel mese di settembre da una giuria italiana, composta da 25 giurati per la narrativa e 25 per la saggistica. In modo simmetrico, le opere di narrativa e saggistica degli autori italiani sono giudicate da due giurie americane di 25 membri ognuna.

Il campo di Ravensbrück e la testimonianza di Maria Arata

Castano Primo, 16 dicembre 2019, ore 10.00. Per la seconda tappa del progetto didattico con l’istituto “Torno” di Castano Primo (MI), è stato organizzato un incontro col prof. Massimo Castoldi e Lucia Massariello, figlia di Maria Arata, deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück.

Maria Massariello Arata in una testimonianza della figlia Lucia tenuta a Nova milanese il 18 ottobre 1995:

Maria Arata

La deportazione

Specializzata in botanica, fu insegnante di scienze naturali presso il liceo Carducci di Milano e qui, come anche in università dove era assistente, svolgeva propaganda antifascista: organizzava incontri fra studenti e si occupava di raccogliere viveri e medicinali per gruppi partigiani grazie ai suoi rapporti con l’Istituto Sieroterapico Milanese. Era in contatto con altri coraggiosi insegnanti del liceo Carducci tra cui il professor Quintino Di Vona, fucilato a Inzago il 7 settembre 1944. Mia madre fu arrestata il 4 luglio 1944 e, dopo un breve periodo a San Vittore, fu inviata al campo di Bolzano e quindi a Ravensbrück, probabilmente nello stesso trasporto di cui fece parte Ida Desandré.

Da qui fu mandata in un campo di lavoro a Neu-Brandeburg a fabbricare aeroplani: essendo un’insegnante, non era capace di svolgere questo lavoro pesante, ma dovette presto imparare a suon di frusta. Rientrò in seguito nel campo di Ravensbrück dove, il 30 aprile 1945, fu liberata dai russi. Dopo la liberazione, fu anzitutto ricoverata in ospedale, dove le furono prestate molte attenzioni.

La liberazione

Il primo ottobre dello stesso anno, pochi mesi dopo la Liberazione, riprese l’insegnamento al liceo, pur non trovandosi nelle migliori condizioni fisiche e psicologiche. Ho avuto l’occasione di parlare con una delle allieve di quell’anno, che sapeva della sua prigionia. Ella mi raccontò come i ragazzi, talvolta, notassero dei momenti di crisi in cui la loro insegnante appariva assente, e fossero turbati da questo comportamento.

Nel 1946 mia madre si sposò. Era convinta di non poter avere figli a causa delle pratiche di sterilizzazione sperimentate sulle donne nel campo di Ravensbrück; si accostò al matrimonio considerandolo un’alta missione perché si unì ad un collega rimasto vedovo durante la guerra con due figli piccoli. In casa diceva sempre che, nel ricordo delle compagne decedute, il fatto di essere sopravvissuta assumeva un grandissimo valore e che, perciò, doveva impiegare al meglio la propria vita: per questo, oltre all’insegnamento, si dedicò con impegno alla famiglia che contava già due figli e dove ne nacquero – contrariamente alle sue aspettative per i motivi citati – ancora tre.

La memoria

Già nei primi anni successivi al ritorno dal campo di concentramento, mia madre annotò le esperienze vissute per timore di dimenticare i particolari degli anni di prigionia: era molto sentito in lei il dovere di tramandare una testimonianza precisa ed efficace, perché potesse rappresentare un insegnamento alle generazioni future. La sua vita era molto faticosa: c’erano la scuola, la casa, cinque figli e condizioni economiche non certo rosee dopo la guerra.

Quello che ricordo di lei era l’estrema serenità, l’ottimismo e la gioia di vivere. In effetti, dava l’impressione di godere di tutto, atteggiamento che penso possa riscontrarsi in quelle persone che, ad un passo dalla morte, hanno avuta salva la vita.

Similmente a quanto osservato da Lidia Rolfi, anch’io ricordo come a mia madre non fosse stato rivolto alcun invito a parlare ufficialmente della propria esperienza, ed anche a scuola nessuno se ne interessò molto; così, si confidò soprattutto con noi, che ci abituammo fin da piccoli ad ascoltare questi racconti drammatici, pensando che tutti i bambini sapessero queste cose o ne avessero almeno sentito parlare.

Crescemmo fra questi racconti, riportati senza alcun sentimento di astio e di odio, ma con una grande serenità. La nostra casa era inoltre frequentata da ex compagni di Lager, cosicché conoscemmo direttamente diverse persone citate nelle memorie di mia madre, ad esempio i componenti della famiglia del professo Di Vona, coi quali abbiamo avuto sempre ottimi rapporti. Vorrei ricordare alcuni aspetti del vissuto di mia madre in relazione ai suoi ricordi degli anni della guerra.

Con la lingua tedesca, ad esempio, aveva un rapporto ambivalente. Da un lato le dava fastidio, al mare, ascoltare la voce dei bagnanti tedeschi, e, dall’altro, ci svegliava al mattino della domenica pronunciando – con la consueta voce gioviale – il verbo “aufstehen” (alzarsi), con cui veniva svegliata durante la prigionia; altre volte diceva “schnell” (veloce). Ancor oggi non riesco a spiegarmi come potesse usare, nell’ambito familiare, queste parole che avrebbero dovuto – come infatti avveniva quando sentiva parlare dei tedeschi – farla inorridire.

Ricordo anche come fosse vietato, in casa nostra, cucinare carne alla griglia, e se per errore ne veniva bruciata un po’, ne era subito infastidita ed apriva le finestre: anche gli odori fanno parte del ricordo.

Un altro suo tipico atteggiamento era la repulsione verso qualunque gesto che le richiamasse la spoliazione subita nel Lager: ad esempio, durante un ricovero in ospedale – si era negli anni settanta – quindi ben lontano da quelli della prigionia – insistette per non mettersi in camicia da notte come tutti gli altri, sebbene i medici la riprendessero perché, al momento della visita, la trovavano vestita in modo non adatto all’esigenza del momento.

Due eventi sono per me molto importanti: il primo accadde nel 1969, quando la mamma volle portarci in pellegrinaggio a Ravensbrück.

Il ritorno a Ravensbrück

In quegli anni la città si trovava nella Repubblica Democratica Tedesca e perciò il viaggio fu reso più difficile dai permessi necessari al transito: lei, però,  teneva molto al fatto che il marito ed i figli osservassero con i loro occhi il luogo della propria tortura, che sembrava aver rivisto con serenità d’animo.

Il ponte dei corvi

L’anno successivo, però, si ammalò e penso che la violenta emozione provata in quel viaggio possa esserne stata la causa. Il secondo evento – sicuramente il più importante è stato la malattia che colpì mia madre la quale, rendendosi conto di non avere più possibilità di guarigione, cominciò a dare una forma organica alle note e ai ricordi del proprio diario della deportazione.

L’impegno dedicato alla stesura di queste memorie, a mio parere, non fu motivato soltanto dalla sua forzata immobilità che le permetteva di scrivere con la calma che non aveva mai avuto, ma soprattutto dall’esigenza, fortemente sentita, di porre in evidenza l’evento fondamentale della sua vita, l’esperienza del Lager.

Tutti gli altri eventi della sua esistenza – il marito ed i figli che le stavano vicino – rimasero nell’ombra, e negli ultimi mesi di vita la vedemmo immersa in questi ricordi che riviveva intensamente, tanto che soffrivamo un poco – soprattutto mio padre – di questo estraniarsi.

Eravamo d’altro canto contenti che potesse realizzare ciò cui teneva tanto: la possibilità di tramandare la stesura del manoscritto, senza però aver potuto rileggerlo. Lo consegnammo alla casa editrice Mursia che pubblicò il libro cinque anni dopo la sua morte: per me è importante sapere che è stato scritto nel momento in cui vedeva vicina la propria fine, e lo considero il suo testamento morale.

Didattica. Bibliografia essenziale sulla deportazione

Brescia, 12 dicembre 2019. Si è chiuso il corso Studiare e insegnare la deportazione: 1943-1945 che ha visto la partecipazione di 48 docenti, prevalentemente provenienti dal territorio bresciano, oltre che, nel ruolo di uditori, rappresentanti Aned e molti studenti.

Conclusioni

Ne è emersa la chiara indicazione, che conferma gli orientamenti e le richieste del mondo della scuola già emerse nel precedente  corso di formazione del novembre 2017 Per una didattica della deportazione. Sfide e modelli in Europa.

  • Si avverte la necessità di un’informazione dettagliata e precisa sulla complessità dei temi affrontati con adeguate indicazioni bibliografiche e un confronto costruttivo con i massimi esperti dell’argomento;
  • si è verificata l’efficacia del porre al centro della formazione e della didattica l’indagine sulle fonti d’archivio, ancorando il più possibile il discorso storico alla concretezza del documento e alla sua disamina critica;
  • si chiede di dare il giusto peso allo specifico della deportazione dall’Italia, che ha caratteristiche diverse da quelle del resto d’Europa.

Sarà nostro dovere tenere conto di queste osservazioni, certamente utili a indirizzare il nostro lavoro,  e incominciamo a farlo indicando, su richiesta dei docenti, la bibliografia segnalata dal prof. Brunello Mantelli e dalla prof. Giovanna D’Amico circa i temi affrontati nelle loro relazioni: L’evoluzione del sistema concentrazionario nazista dal 1933 al 1945; Gli italiani nel sistema concentrazionario nazista 1943-45.

Bibliografia essenziale

sui temi della deportazione in KL, sulla Shoah, sull’internamento militare e sul lavoro coatto

 1) La deportazione “politica” dall’Italia

Il libro dei deportati, Milano, Mursia, 2009-2015 (4 volumi, VII tomi)

Giovanna D’Amico, Giovanni Villari, Francesco Cassata (a cura di), I deportati politici 1943-1945 (3 tomi, 2009; con schede biografiche di 23.826 deportati politici ed elaborazioni statistiche)

Brunello Mantelli (a cura di), Deportati, deportatori, tempi, luoghi (2010; con saggi sui territori coinvolti dalla deportazione)

Brunello Mantelli (a cura di), La galassia concentrazionaria SS 1933-1945 (2010; con saggi sui principali KL, dovuti a specialisti in larga parte stranieri)

Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia (a cura di), L’ Europa sotto il tallone di ferro. Dalle biografie ai quadri generali (2015; con saggi analitici e bibliografici sul tema)

Giovanna D’Amico, I siciliani deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti 1943-1945, Palermo, Sellerio, 2006 (studio approfondito di un caso significativo, con testimonianze di ex deportati siciliani)

Giovanna D’Amico, Sulla strada per il Reich. Fossoli, marzo-luglio 1944, Milano, Mursia, 2015 (studio basilare per il campo di transito di Fossoli, Con schede biografiche di deportati in KL e lavoratori coatti)

Nikolaus Wachsmann, Storia dei campi di concentramento nazisti, Milano, Rizzoli, 2016 (ripubblicato nel 2017, edizione originale, uscita in inglese, 2015; storia generale dei KL stesa di uno studioso tedesco operante in Gran Bretagna. Tra i massimi specialisti del tema)

Anna Bravo, Daniele Jalla (a cura di), La vita offesa. Storia e memoria dei lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti, Milano, Angeli, 1986 (più volte ripubblicato; raccoglie materiali provenienti dalla prima grande raccolta di testimonianze di ex deportati, realizzata in Piemonte all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso su impulso di Bruno Vasari)

Bruno Maida, Brunello Mantelli (a cura di), Otto lezioni sulla deportazione. Dall’Italia ai lager, Milano, ANED, 2007 (otto saggi su diversi aspetti della deportazione, italiana e non)

2) Deportazione ebraica e shoah

 Raul Hilberg, La distruzione degli ebrei d’Europa, Torino, Einaudi, 1991 (testo fondamentale sulla persecuzione antiebraica e la Shoah; ce ne sono diverse edizioni successive, alcune con Einaudi, altre con Mondadori, la traduzione più aggiornata perché basata sull’ultima versione rivista dall’autore è quella anch’essa einaudiana del 1999, poi ripubblicata nel 2017. L’edizione originale, in seguito costantemente rimaneggiata ed ampliata da Hilberg, è del 1964)

Hans Mommsen, La soluzione finale. Come si è giunti allo sterminio degli ebrei, Bologna, Il mulino, 2003 (edizione originale 2001; saggio di sintesi che analizza le diverse fasi della persecuzione e le diverse modalità di attuazione dello sterminio, dalle Einsatzgruppen ai Vernichtungslager)

Marina Cattaruzza et alii (a cura di),Storia della shoah. La crisi dell’Europa, lo sterminio degli ebrei e la memoria del 20. secolo, Torino, UTET, 2005-2006 (ne esistono più edizioni UTET, in diversi formati, nonché edizioni fatte in collaborazione tra UTET ed i quotidiani “La repubblica” e “Il corriere della sera”; raccoglie saggi stesi dai migliori specialisti internazionali sul tema. Carenti purtroppo e la curatela, e le traduzioni dei testi di autori stranieri e gli inserti fotografici)

Marcello Flores et alii (a cura di), Storia della shoah in Italia. Vicende, memorie, rappresentazioni, Torino, UTET, 2010 (valgono le stesse considerazioni fatte più sopra per la Storia della shoh)

Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione, Torino, Einaudi, 2018 (ci sono due edizioni precedenti, del 2000 e del 2007, ma questa è stata rivista ed integrata dall’autore; sintesi fondamentale sul tema del rapporto tra fascismo ed ebrei)

Liliana Picciotto, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia 1943-1945, Milano, Mursia, 1991 (poi ristampato, ma senza significative modifiche, salvo qualche aggiunta nelle biografie, nel 1992, 2002 e 2011; contiene le biografie degli ebrei deportati dall’Italia e un saggio introduttivo di inquadramento)

3) Internamento militare (IMI)

Gerhard Schreiber, I militari internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945. Traditi, disprezzati, dimenticati, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, 1992 (ripubblicato nel 1997, edizione originale 1990; opera fondamentale sull’internamento dei militari italiani dopo l’8 settembre 1943)

Gabriele Hammermann, Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945, Bologna, Il mulino, 2004 (ristampato nel 2019, edizione originale 2002; dedicato essenzialmente all’impiego degli IMI come lavoratori coatti nell’economia di guerra tedesca, come sottolineato dal titolo tedesco, incongruamente mutilato nella traduzione italiana: Zwangsarbeit für den Verbündeten. Die Arbeits- und Lebensbedingungen der italienischen Militärinternierten in Deutschland 1943-1945)

4) Lavoratori italiani in Germania, prima e dopo l’8 settembre 1943

Brunello Mantelli, Camerati del lavoro. I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’Asse 1938-1943, Scandicci, La nuova Italia, 1992 (ricostruzione dell’emigrazione organizzata di lavoratrici e lavoratori italiani nella Germania nazista sulla base di accordi economici tra Hitler e Mussolini)

Brunello Mantelli (a cura di), Tante braccia per il Reich! Il reclutamento di manodopera nell’Italia occupata 1943-1945 per l’economia di guerra della Germania nazionalsocialista, Milano, Mursia, 2019 (due volumi, frutto della ricerca a suo tempo promossa e finanziata dalla Fondazione “Memoria della Deportazione”, e pubblicata con un contributo dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia [ANRP], contiene saggi di sintesi e studi territoriali sul prelievo di manodopera per l’economia di guerra tedesca in gran parte dell’Italia occupata. Non mancano schede biografiche sui civili prelevati, la dove le fonti le hanno fatte emergere)

5) Fascismo, fascismi, Italia occupata

Lutz Klinkhammer, L’occupazione tedesca in Italia 1943-1945, Torino, Bollati Boringhieri, 1993 (ripubblicata nel 1996, 2007, 2016, edizione originale 1993. Opera fondamentale perché condotta su un’accuratissima disamina delle fonti tedesche, resesi nel frattempo integralmente disponibili. Anche in questo caso fu maggiormente chiarificatore il titolo originale tedesco: Zwischen Bündnis und Besatzung. Das nationalsozialistische Deutschland und die Republik von Salò 1943-1945)

Enzo Collotti, Fascismo, fascismi, Firenze, Sansoni, 1989 (ripubblicato nel 1990, 1994, 1997, 2000 e 2004; opera fondamentale ed imprescindibile del maggior storico germanista italiano sul fascismo italiano ed i fascismi europei)

Brunello Mantelli, I fascismi europei 1919-45. Materiali e proposte di lavoro interdisciplinari, Torino, Loescher, 2004 (testo di sintesi pensato per gli istituti di istruzione di secondo grado).

Brunello Mantelli, Pierre Milza, Serge Berstein Nicola Tranfaglia (a cura di), Dizionario dei fascismi. Personaggi, partiti, culture e istituzioni in Europa dalla grande guerra a oggi, Milano, Bompiani, 2005 (ne esiste anche un’edizione del 2002, ma quella del 2005 è più completa; uscita originariamente nel 1992, l’opera è stata completamente rivista e modificata per l’edizione italiana; lavoro da consultare, ricchissima di voci, ognuna è corredata da una ampia bibliografia)