L’antisemitismo: caratteri e manifestazioni nel passato e nel presente

24 gennaio 2020 ore 10:00
Campus Crédit Agricole
via San Bartolomeo 40 – Piacenza

Incontro con Claudio Vercelli

L’antisemitismo: caratteri e manifestazioni nel passato e nel presente, somiglianze, peculiarità storiche, pericolosità sociale

Claudio Vercelli è docente a contratto di storia dell’ebraismo presso l’Università Cattolica di Milano. Svolge attività di ricerca in storia contemporanea presso l’Istituto di studi storici Salvemini e il Centro Studi Piero Gobetti di Torino. Tra le sue numerose pubblicazioni: Israele. Storia dello Stato 1881-2008, dal sogno alla realtà (La Giuntina, 2007-2008); Breve storia dello Stato d’Israele (Carocci, 2009); Storia del conflitto israelo-palestinese (Laterza, 2010); Il negazionismo. Storia di una menzogna (Laterza, 2013); Il dominio del terrore. Deportazioni, migrazioni forzate e stermini nel Novecento (Salerno editrice, 2016). Per Edizioni del Capricorno ha pubblicato Israele settant’anni. Nascita di una nazione, 1938. Francamente razzisti. Le leggi razziali in Italia e Neofascismi (2019).

Iniziativa gratuita, iscrizione obbligatoria inviando email a istitutostoricopiacenza@gmail.com con numero degli studenti partecipanti, classe, scuola e docenti accompagnatori.

Per insegnanti e studenti l’incontro può essere, su richiesta, certificato come attività formativa.

“Antisemitismo” di Gadi Luzzatto Voghera

Presentazione del libro di Gadi Luzzatto Voghera, Antisemitismo, stampato presso l’Editrice Bibliografica. Il volume sintetizza i principali percorsi storici, filosofici e politici che hanno contribuito alla strutturazione del pensiero e degli atteggiamenti antisemiti. E’ uno strumento indispensabile per capire anche gli antichi linguaggi rielaborati e riproposti da social media che disegnano autentiche campagne di odio razzista. luzzattoantisemitismo-579179

Una surreale normalità. L’Italia al tempo delle leggi antiebraiche

Proiezione del docuweb sull’Italia al tempo delle leggi antiebraiche

25 gennaio 2019, ore 18
Casa della memoria
via Confalonieri 14, Milano (MM5 Isola | MM2 Gioia)

Nel 1938 l’Italia si dota, come altri paesi europei, di una completa e moderna legislazione razziale che esclude gli ebrei dalla vita sociale ed economica del paese, e cancella in un sol colpo oltre sessant’anni di assimilazione e partecipazione alla vita pubblica da parte della minoranza ebraica.

La propaganda di regime traccia un solco profondo tra gli ebrei ed il resto della popolazione italiana, in un crescendo di annunci e prese di posizione che mettono al centro del dibattito pubblico il mito della razza e il pregiudizio antiebraico, predisponendo il clima culturale e politico che porta all’emanazione dei “provvedimenti per la difesa della razza”.

Il documentario ripercorre le fasi che hanno portato alla promulgazione delle leggi antiebraiche, inserendole nel contesto dell’ebraismo italiano di inizio Novecento, e la conseguente reazione delle comunità israelitiche, e dei suoi componenti, all’emarginazione inaspettata. Attraverso la voce di storici, testimoni ed esperti la ricostruzione permette di confrontarsi con gli effetti e le conseguenze di questi provvedimenti, mostrandone la pervasività e l’efficacia.

Alla prospettiva di carattere nazionale si affianca la ricostruzione dell’impatto che le leggi del 1938 hanno avuto su Modena e sulla locale comunità ebraica, con il racconto di come questa abbia fatto fronte alle difficoltà ed alle privazioni dei propri iscritti. L’immediata creazione di una rete di sostegno fra correligionari, l’organizzazione di una scuola interna e il tentativo di opporsi alla persecuzione sono alcuni degli aspetti che caratterizzano i mesi successivi all’entrata in vigore delle leggi antiebraiche.

Il suicidio dell’editore modenese ed ebreo Angelo Fortunato Formiggini, che si getta dalla Ghirlandina il 29 novembre 1938, in aperta polemica con il regime di Mussolini e con i recenti provvedimenti razziali, è l’episodio simbolo dello sgomento ma è anche l’occasione per riscoprire la produzione di un geniale uomo di cultura ed il suo straordinario archivio, da lui stesso donato alla Biblioteca Estense di Modena e ancora ivi conservato.

Attraverso i filmati d’epoca dell’Istituto Luce e un apparato documentario ampio ed articolato, tratto dai principali archivi cittadini oltre che da fondi privati, la ricostruzione si sviluppa fino al culmine della persecuzione, con gli arresti e le deportazioni. La riflessione abbraccia anche il periodo successivo al termine della guerra mondiale, raccontando la difficile ripresa che l’Italia affronta e il complesso spostamento dei profughi ebrei, per molti dei quali Modena ha svolto un ruolo centrale a livello europeo. L’abolizione delle leggi antiebraiche si è rivelata un processo lento e difficile che gli ebrei italiani hanno dovuto affrontare tra ostacoli e difficoltà per tornare alla vita, spesso impiegandoci molti anni prima di vedere riconosciuti i propri diritti e trovare spazio nella memoria pubblica.

A ottanta anni di distanza dall’emanazione dei provvedimenti che hanno dato vita ad una persecuzione di stato è giusto interrogarsi su cosa abbia significato l’esclusione di una parte dei cittadini italiani dalla comunità nazionale, e sui meccanismi che hanno dato vita ad uno stato autoritario che ha creato la propria identità anche attraverso l’esclusione e la persecuzione di una minoranza.


 

Una surreale normalità

Regia: Federico Baracchi, Nico Guidetti

Coordinamento scientifico: Giulia Dodi

Con l’intervento di:
Marta Affricano
Matteo Al-Kalak
Martina Bagnoli
Lorenzo Bertucelli
Alberto Cavaglion
Federica Di Padova
Giulia Dodi
Valeria Galimi
Beniamino Goldstein
Amedeo Osti Guerrazzi
Liliana Pacciotto Fargion
Michele Sarfatti
Guri Schwarz
Claudio Silingardi
Giovanni Taurasi
Sara Torresan

Archivi consultati:
Archivio della Comunità Ebraica di Modena
Archivio di Stato di Modena
Archivio Storico Comunale di Modena
Biblioteca Estense Universitaria – Fondo Formiggini
Fondazione Modena Arti Visive
Fondo privato famiglia Sinigaglia
Fondo privato di Marta Affricano
Istituto Luce
Istituto Storico di Modena

Proiezione “Il figlio di Saul”

Piacenza, Teatro Politeama, 25 gennaio 2019 dalle ore 10:00 alle 12:30

IL FIGLIO DI SAUL
Un film di Lásló Nemes (2015)

Grand Prix della Giuria al Festival di Cannes 2015; vincitore del Golden Globe e dell’Oscar come miglior film straniero nel 2016
Introduzione storica di Carla Antonini, direttrice ISREC Piacenza

Per iscrizioni delle classi: istitutostoricopiacenza@gmail.com

Storia di un paradosso

Presentazione del libro di Michel Dreyfus, L’antisemitismo a sinistra in Francia (Free Ebrei, Torino 2017)

Mercoledì 7 marzo ore 18
Casa della Memoria

Partecipano

Gadi Luzzatto Voghera,
Maria Grazia Meriggi,
Vincenzo Pinto,
Valentina Pisanty

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Dal sito della Fondazione CDEC:
Quando si pensa all’antisemitismo è quasi automatico pensare al nazismo o a un certo tipo di destra. Ma è davvero così? No, esiste un antisemitismo di sinistra che però è stato spesso ficcato sotto il tappeto della Storia. E non si tratta solo delle persecuzioni contro le religioni, compresa quella ebraica, nella Russia dei soviet o sotto Stalin. Esiste un antisemitismo di sinistra ben più antico e pernicioso che la maggior parte degli studiosi si è guardata bene dall’evidenziare. Ha fatto una scelta diversa lo storico francese Michel Dreyfus, grande esperto di movimenti operai, che ha pubblicato un saggio coraggioso: L’antisemitismo a sinistra in Francia. Storia di un paradosso (1830-2016). II volume (e-book 6,99 euro, print on demand 13,51 euro), pubblicato in Italia dall’associazione Free Ebrei e tradotto da Vincenzo Pinto, prende in esame il caso francese, che è emblematico. Soprattutto tenendo conto che Oltralpe hanno vissuto molti dei più noti socialisti utopisti. Ecco, è proprio tra le loro fila che si scoprono un gran numero di antisemiti a sorpresa. Dopo la caduta di Napoleone, la Francia iniziò ad avere un nuovo periodo di vivacità economica e nel sistema bancario e imprenditoriale non mancavano nomi ebraici. Questo poco aveva a che fare con le condizioni economiche della maggior parte degli ebrei francesi. Ma tanto bastò a molti socialisti per tirar fuori, rinfrescandoli, i peggiori stereotipi medievali sull’usuraio ebreo. Attaccare il capitalismo e attaccare gli ebrei divenne un tutt’uno. Pierre Leroux (1797-1871), forse addirittura il coniatore del termine «socialismo», in De la Ploutocratie del 1843 si esprimeva così: «I più grandi capitalisti di Francia… Ebrei che non sono cittadini francesi, semmai aggiotatori cosmopoliti». Il suo bersaglio principale era il banchiere James de Rothschild (1792-1868), ma rapidamente il focus dell’odio si allargò a tutti i suoi correligionari. E la sua excusatio di non attaccare gli ebrei in quanto individui, bensì lo «spirito ebraico, cioè lo spirito di guadagno, di lucro, di utile» lascia, ovviamente, il tempo che trova. La famosa scrittrice George Sand, a lui vicina, sposò e propalò le stesse tesi persino in una pièce teatrale del 1840, Les Mississipiens. L’autrice mette in scena un finanziere ebreo, Samuel Bourset, che ritrae come un essere repellente. Non erano casi isolati. Sono fortissimi gli stereotipi anti ebraici anche negli scritti di Charles Fourier (1772-1837). Nel Nouveau Monde industriel se la prende con la Rivoluzione francese per aver emancipato gli ebrei. Situazione che lui avrebbe voluto risolvere a colpi di esproprio proletario e lavoro coatto: «Ogni governo attento ai buoni costumi dovrà obbligare gli ebrei al lavoro produttivo, non ammetterli che nella proporzione di un centesimo nel vizio: una famiglia mercantile ogni cento famiglie agricole e manifatturiere». Anche Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865), uno dei padri dell’anarchismo, dimostra di essere accecato dal preconcetto anti ebraico: «Ebrei, fare un articolo (di legge, ndr) contro questa razza che infetta qualsiasi cosa, che si infila dovunque senza mai fondersi con un altro popolo. Richiedere la loro espulsione dalla Francia, eccetto gli individui sposati con francesi; abolire le sinagoghe, non assumerli in alcun posto lavorativo, perseguire infine l’abolizione di questo culto». Come si vede un programma che non avrebbe sfigurato in un discorso hitleriano. Certo, nella sinistra francese il clamoroso caso delle accuse false contro il capitano di Stato maggiore, di religione ebraica, Alfred Dreyfus (1859-1935) finì per portare a posizioni decisamente diverse verso l’ebraismo. Ma il saggio dimostra come i preconcetti anti ebraici rimasero ampiamente sotto traccia. Se tutti ricordano il famoso J’accuse di Emile Zola, va detto che molti socialisti restarono tiepidi verso la vicenda. Il Partito Operaio Francese, a esempio, e i suoi organi di stampa oscillarono a lungo tra l’indifferenza e l’ostilità verso Dreyfus. Tanto che nel 1898 intervenne il socialista libertario Adolphe Tabarant (1863-1950) ad esortare i suoi compagni a non cadere nell’«antisemitismo imbecille». Né la situazione era completamente risolta alle soglie della Seconda guerra mondiale. Le componenti della Sezione Francese dell’Internazionale Operaia più fortemente pacifista accusava i governi francesi di contrapporsi a Hitler in quanto al soldo dell’«internazionale ebraica». Così Ludovic Zoretti (1880-1948): «II popolo francese non ha alcuna voglia di vedere una civiltà annientata e milioni di esseri umani sacrificati per rendere la vita più confortevole a centomila ebrei della regione dei Sudeti». E anche dopo la guerra non mancarono confusioni tra posizioni politiche ostili a Israele e posizioni anti ebraiche. Insomma, leggendo il saggio di Michel Dreyfus viene da chiedersi se le attuali polemiche sulla ripubblicazione di Céline abbiano senso. Semmai avrebbe senso ristudiare tutto l’antisemitismo, anche quello su cui la sinistra preferisce far finta di nulla.

Che cos’è l’antisemitismo?

Varallo, 22 gennaio 2018, sede dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia: proposta didattica Che cos’è l’antisemitismo?, a cura di Marta Nicolo, per gli studenti della classe IV C dell’Istituto alberghiero “Pastore”. Il laboratorio affronterà il delicato tema del pregiudizio antiebraico e, partendo da alcune definizioni importanti, i ragazzi arriveranno a definire cos’è stato e cos’è l’antisemitismo e quali conseguenze ha avuto. L’iniziativa fa parte del Progetto Memoria Memorie, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, che l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia ha promosso per l’a. s. 2017-2018.

Corso sull’antisemitismo

Il primo dicembre inizia un corso sull’antisemitismo rivolto alla cittadinanza, con il patrocinio di UCEI, CDEC, Casa della Cultura e Insmli. Il corso di taglio storico e sociologico si svolgerà in tre sedi: CDEC, Casa della cultura, Casa della Memoria con l’auspicio di radunare pubblici diversi e multiformi. Parleremo di antisemitismo ma anche di razzismo e di pregiudizio. Per evidenziare quali elementi l’antisemitismo condivide con l’etnocentrismo o il razzismo e quali siano i suoi caratteri specifici. Per parlare storicamente dell’ostilità antiebraica occorre chiarire che le numerose manifestazioni ostili (ideologiche o concrete) lungo i secoli hanno avuto origine in epoche diverse. Per indicarle è più appropriata una terminologia articolata che marchi le differenze del loro significato sociale: possiamo allora parlare di antigiudaismo teologico cristiano, di antiebraismo politico-religioso islamico; a partire dall’Ottocento, in un contesto che vede la progressiva emancipazione degli ebrei, per le ideologie e le azioni a loro ostili si usa antisemitismo, e antisemitismo razzista (o razzismo antisemita) per il sistema di idee e le manifestazioni contro gli ebrei come membri della “razza ebraica o semita”. A volte i sentimenti antiebraici irrazionali e immotivati, sono etichettati come giudeofobia. Parte della letteratura più recente parla di un “nuovo antisemitismo”, definito come una forma di antisemitismo postnazional-socialista che si è evoluto nel contesto dei conflitti in Medio Oriente. Il nuovo antisemitismo mira ad incolpare ed accusare gli ebrei di razzismo. Una “giudeofobia” basata sull’anti-razzismo, l’anti-nazionalismo e l’anti-globalizzazione ha fatto seguito all’antisemitismo razzista e nazionalista degli ultimi 30 anni con un rovesciamento della “lotta contro il razzismo”, che per lungo tempo ha compreso anche la lotta contro l’antisemitismo. Dal punto di vista sociologico parleremo dall’immagine dell’ebreo di oggi sedimentata nell’immaginario collettivo e nel linguaggio pubblico riferendo studi e indagini.

1-12-2016
I termini dell’ostilità antiebraica. Ideologie e pregiudizi
(Gadi Luzzatto Voghera/Betti Guetta)
Casa della Cultura

15-12.2016
Antigiudaismo
(Maurizio Ghiretti)
CDEC

11-1-2017
Antisemitismo nell’800 e ‘900
(Paolo Zanini)
Casa della Cultura

2-2-2017
Antisemitismo razzista, nazionalista ed economico
(Gadi Luzzatto Voghera/Francesco Germinario)
CDEC

16-2-2017
Antisemitismo e Shoah
(Michele Sarfatti)
Casa Della Memoria

2-3-2017
Caratteri odierni dell’antisemitismo
(Betti Guetta)
CDEC

16-3-2017
Negazionismo
(Valentina Pisanty)
Casa Della Memoria

23-3-2017
Antisionismo e antisemitismo islamico moderno
(Gadi Luzzatto Voghera/Paolo Branca)
CDEC

6-4-2017
Antisemitismo 2.0
(Stefano Gatti)
CDEC

19-4-2017
Le manifestazioni di antisemitismo oggi : studi e ricerche
(Betti Guetta/ Stefano Gatti)
Casa della Cultura

La Comunità ebraica di Genova – presentazione del saggio di Chiara Dogliotti

Giovedì 11 febbraio, nella Sala consiliare di Palazzo Doria Spinola, alle ore 17.00, la Comunità Ebraica di Genova, con il patrocinio della Città Metropolitana di Genova e in collaborazione con l’ILSREC, presenterà il saggio di Chiara Dogliotti, La Comunità ebraica di Genova. Gli sviluppi demografici e sociali tra Otto e Novecento, le persecuzioni e la rinascita, tratto dal volume Genova 1943-1945. Occupazione tedesca, fascismo repubblicano, Resistenza, a cura di M. E. Tonizzi, P. Battifora (Rubbetttino, 2015).

Chiara Dogliotti

Chiara Dogliotti

All’iniziativa, che si inserisce nel programma delle manifestazioni  per il Giorno della Memoria 2016, interverrà Giovanni Battista Varnier, docente dell’Università di Genova, con la partecipazione di Rav Giuseppe Momigliano. Sarà presente l’autrice.

“Nell’ultimo quarto di secolo abbiamo assistito a un crescente interesse per la storia degli ebrei italiani, argomento a lungo negletto dalla storiografia dalla storiografia nazionale. Come prevedibile, il tema delle persecuzioni ha catalizzato l’attenzione di studiosi, editori e del pubblico non specializzato, generando un grande numero di pubblicazioni. L’antisemitismo, la politica del fascismo verso gli ebrei, il rapporto di questi con il regime e l’antifascimo, la persecuzione dei diritti e della vita, le reti assistenziali, il ruolo della Chiesa, la trasmissione della memoria, sono solo alcuni degli argomenti indagati da una letteratura troppo vasta per poterne dare conto, sia pure sommariamente, in questa sede (dall’Introduzione)”.

 

Presentazione libro “Via San Nicolò. Traditori e traditi nella Trieste nazista”

traditi.jpgMartedì 20 ottobre 2015, ore 17.30

Ateneo Veneto, Sala Tommaseo, Venezia

San Marco,1897 – Campo San Fantin

La Società editrice il Mulino, Iveser Venezia e Ateneo Veneto hanno il piacere di invitarLa alla presentazione del volume
Via San Nicolò 30

Traditori e traditi nella Trieste nazista

di  Roberto Curci

Ne parlano con l’autore

Mario Isnenghi e Simon Levis Sullam

Presentazione del volume: Ostilità convergenti

Libreria Claudiana
Via Francesco Sforza 12/a – 20122 Milano
(mappa)
Martedì 6 maggio 2014 ore 18
Presentazione del libro
OSTILITA’ CONVERGENTI
Stampa diocesana, razzismo e antisemitismo nell’Italia fascista (1937-1939)
di Elena Mazzini
Edizioni Scientifiche Italiane

cop mazzini:copertinaQuali sono stati gli atteggiamenti espressi dall’opinione pubblica cattolica italiana davanti alle politiche del razzismo e dell’antisemitismo attuate dal nazismo e dal fascismo a partire dalla seconda metà degli anni Trenta del Novecento? Il libro discute e mostra gli orientamenti del cattolicesimo italiano davanti alla così chiamata «questione ebraica» divenuta, nel corso del 1938, una legislazione giuridica varata ad hoc da Mussolini per colpire, vessare, perseguitare gli ebrei stranieri ed italiani. Pur con alcune significative eccezioni, ampi sono stati i settori dell’opinione pubblica cattolica che hanno riflettuto intorno al «problema ebraico» non solo in termini teorici ma hanno anche giustificato, sul piano politico, le persecuzioni antisemite attuate in vari paesi europei, in primis in Germania e in seguito in Italia.

Con l’ autrice
saranno presenti
Michele Sarfatti (presidente CDEC)
e
Paolo Zanini (Università degli Studi di Milano)

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