Corso di formazione “Per fare tutto ci vuole un libro”

I libri sono strumenti importanti nella didattica e diventano ancora più preziosi quando si lavora con gli studenti sui grandi temi di cittadinanza e costituzione e sulle date del calendario civile affrontando la storia contemporanea.

L’Isttituto storico organizza per dicembre 2020 la terza edizione di un corso di formazione sull’uso in classe dei libri che parlano di razzismo, guerra, esclusione, shoah, accoglienza, migrazione, leggi razziali, diritti civili, educazione civica, affiancando la presentazione tematica a tecniche di lettura espressiva e a suggerimenti per la creazione di percorsi e laboratori. Essendo in corso l’anno rodariano, una particolare attenzione verrà riservata allo scrittore di Omegna e ai suoi testi.

Al link sotto riprodotto il programma completo delle due giornate, per le quali è previsto il riconoscimento formativo. NB le date riportate nel volantino, a seguito dell’emergenza sanitaria, sonos tate posticipare all’11-12 dicembre 2020

corso-amat-2020

 

La Fondazione Memoria della Deportazione ricorda Lore Kleiber a un mese dalla scomparsa

Milano, 17 gennaio 2020. La Fondazione Memoria della Deportazione ricorda  il magistero, la competenza, l’umanità, la generosità, l’umorismo di Lore Kleiber, a un mese dalla sua scomparsa, avvenuta il 17 dicembre 2019.

Ricorda la sua rara capacità  di coinvolgere i giovani su tematiche complesse come quelle della deportazione, della Resistenza, della Seconda guerra mondiale, senza nulla concedere alla retorica celebrativa, a forzature ideologiche, e d’altra parte alle ricorrenti banalizzazioni.

Lore Kleiber era nata il 12 luglio 1951, e ci ha lasciato troppo presto. Come ricercatrice e responsabile della didattica presso la Casa della Conferenza di Wannsee a Berlino e membro del nostro Comitato storico-scientifico lascia un vuoto che sarà difficilmente colmabile.

Piace ricordarla ripercorrendo il progetto didattico che ci ha visto lavorare insieme per tutto l’anno scolastico 2015-2016.

 

Il progetto didattico Castoldi-Kleiber-Di Vaio

Anno scolastico 2015 – 2016

Il giorno 4 giugno 2016 si è concluso con un incontro nella Sala conferenze della Fondazione Memoria della Deportazione (Milano, via Dogana 3) il progetto didattico in alternanza scuola-lavoro tra Fondazione Memoria della Deportazione, Casa della Conferenza di Wannsee di Berlino e Liceo scientifico Donatelli-Pascal di Milano con l’intera classe III F: La città, la guerra, la memoria: Un ponte tra Milano e Berlino. Fascismo e Nazionalsocialismo allo specchio.

Le premesse e il viaggio a Berlino

Dopo alcuni incontri propedeutici col prof. Massimo Castoldi, gli studenti nei giorni 15-16-17 marzo sono stati guidati a Berlino, oltre che dal prof. Castoldi medesimo, dalla prof. Daniela Di Vaio e dalla prof. Stefania Imbriani.

A Berlino hanno incontrato la prof. Lore Kleiber e il prof. Tommaso Speccher, che li hanno intrattenuti presso la Casa della Conferenza di Wannsee, e in alcuni luoghi della memoria della città, dalla Topografia del Terrore, il complesso museale sorto sopra i resti della centrale della polizia segreta del nazionalsocialismo, al Museo Otto Weidt, che ricorda la storia dell’imprenditore Otto Weidt, che aiutò molti ebrei durante la persecuzioni naziste.

Gli studenti hanno anche incontrato Albrecht Wagner, nato e cresciuto nella Berlino est, testimone della città di Berlino divisa e degli anni della difficile ricostruzione.

I laboratori didattici a Berlino e a Milano

Sotto la guida dei docenti hanno incominciato presso la casa di Wannsee attività laboratoriali di gruppo sui temi:

  • Educazione e gioventù nella propaganda fascista;
  • La figura di Mussolini tra propaganda e realtà;
  • Imperialismo e razzismo;
  • Persecuzione antisemita e promulgazione delle cosiddette leggi razziali;
  • I campi di concentramento in Italia e la deportazione dall’Italia.

Dopo il rientro a Milano, il lavoro è proseguito per tutti i martedì pomeriggio dei mesi di aprile e di maggio presso la sede della Fondazione Memoria della Deportazione, sotto la guida del Prof. Castoldi. I laboratori avviati a Berlino sono stati supportati da adeguati strumenti bibliografici.

Gli studenti sono stati avviati alla rielaborazione delle fonti storiche, a ragionare con rigore logico su alcune questioni, identificando problemi e individuando possibili soluzioni. Si è cercato tanto di curare l’esposizione dei contenuti, quanto di abituare gli studenti a sostenere una tesi e a saper ascoltare criticamente gli interventi altrui.

Agli studenti sono state proposte alcune interviste sui luoghi di memoria della città di Milano e la testimonianza di Ionne Biffi, vice presidente della Fondazione, e figlia di Angelo Biffi, operaio della Falck deportato nei Kz di Mauthausen e Gusen, per aver organizzato e aderito agli scioperi del 1943 e del marzo 1944, e morto a Gusen il 15 aprile 1945.

Il convegno

Gli studenti hanno così, pur nel poco tempo a loro disposizione, elaborato una sequenza ordinata di interventi sui temi loro suggeriti, interagito con le molteplici proposte, e anche organizzato un piccolo convegno di due ore, che è stata la riuscita conclusione del percorso.

All’incontro erano presenti quasi tutti i genitori, che la Fondazione ringrazia, per aver dimostrato dall’inizio alla fine del progetto fiducia e partecipazione. Ecco la locandina dell’evento disegnata dagli studenti:

Locandina 4 giugno 2016

Un ringraziamento a tutta la classe 3^ F, che all’unisono ha preso parte all’iniziativa, dimostrando un progressivo coinvolgimento e interesse: Lorenzo Angelillo ‒  Simone Bruschi ‒ Camilla Cerasi ‒ Beatrice Clavarino ‒ Riccardo Corsini ‒ Chiara Curreli ‒ Davide D’Amore ‒ Simone De Palma ‒ Alessandro De Pascalis ‒ Eugenio Decimi ‒ Tommaso Fondrini ‒ Michele Gallo ‒ Ricardo Greggi ‒ Emma Jaffé ‒ Matteo Manino ‒ Erika Manglavite ‒ Simone Marotta ‒ Tommaso Mori ‒ Dario Pajé ‒ Alessandro Poggi ‒ Alessia Re ‒ Valentina Rendina ‒ Antonio Sgroi ‒ Edoardo Tedesco.

A Berlino

Il campo di Ravensbrück e la testimonianza di Maria Arata

Castano Primo, 16 dicembre 2019, ore 10.00. Per la seconda tappa del progetto didattico con l’istituto “Torno” di Castano Primo (MI), è stato organizzato un incontro col prof. Massimo Castoldi e Lucia Massariello, figlia di Maria Arata, deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück.

Maria Massariello Arata in una testimonianza della figlia Lucia tenuta a Nova milanese il 18 ottobre 1995:

Maria Arata

La deportazione

Specializzata in botanica, fu insegnante di scienze naturali presso il liceo Carducci di Milano e qui, come anche in università dove era assistente, svolgeva propaganda antifascista: organizzava incontri fra studenti e si occupava di raccogliere viveri e medicinali per gruppi partigiani grazie ai suoi rapporti con l’Istituto Sieroterapico Milanese. Era in contatto con altri coraggiosi insegnanti del liceo Carducci tra cui il professor Quintino Di Vona, fucilato a Inzago il 7 settembre 1944. Mia madre fu arrestata il 4 luglio 1944 e, dopo un breve periodo a San Vittore, fu inviata al campo di Bolzano e quindi a Ravensbrück, probabilmente nello stesso trasporto di cui fece parte Ida Desandré.

Da qui fu mandata in un campo di lavoro a Neu-Brandeburg a fabbricare aeroplani: essendo un’insegnante, non era capace di svolgere questo lavoro pesante, ma dovette presto imparare a suon di frusta. Rientrò in seguito nel campo di Ravensbrück dove, il 30 aprile 1945, fu liberata dai russi. Dopo la liberazione, fu anzitutto ricoverata in ospedale, dove le furono prestate molte attenzioni.

La liberazione

Il primo ottobre dello stesso anno, pochi mesi dopo la Liberazione, riprese l’insegnamento al liceo, pur non trovandosi nelle migliori condizioni fisiche e psicologiche. Ho avuto l’occasione di parlare con una delle allieve di quell’anno, che sapeva della sua prigionia. Ella mi raccontò come i ragazzi, talvolta, notassero dei momenti di crisi in cui la loro insegnante appariva assente, e fossero turbati da questo comportamento.

Nel 1946 mia madre si sposò. Era convinta di non poter avere figli a causa delle pratiche di sterilizzazione sperimentate sulle donne nel campo di Ravensbrück; si accostò al matrimonio considerandolo un’alta missione perché si unì ad un collega rimasto vedovo durante la guerra con due figli piccoli. In casa diceva sempre che, nel ricordo delle compagne decedute, il fatto di essere sopravvissuta assumeva un grandissimo valore e che, perciò, doveva impiegare al meglio la propria vita: per questo, oltre all’insegnamento, si dedicò con impegno alla famiglia che contava già due figli e dove ne nacquero – contrariamente alle sue aspettative per i motivi citati – ancora tre.

La memoria

Già nei primi anni successivi al ritorno dal campo di concentramento, mia madre annotò le esperienze vissute per timore di dimenticare i particolari degli anni di prigionia: era molto sentito in lei il dovere di tramandare una testimonianza precisa ed efficace, perché potesse rappresentare un insegnamento alle generazioni future. La sua vita era molto faticosa: c’erano la scuola, la casa, cinque figli e condizioni economiche non certo rosee dopo la guerra.

Quello che ricordo di lei era l’estrema serenità, l’ottimismo e la gioia di vivere. In effetti, dava l’impressione di godere di tutto, atteggiamento che penso possa riscontrarsi in quelle persone che, ad un passo dalla morte, hanno avuta salva la vita.

Similmente a quanto osservato da Lidia Rolfi, anch’io ricordo come a mia madre non fosse stato rivolto alcun invito a parlare ufficialmente della propria esperienza, ed anche a scuola nessuno se ne interessò molto; così, si confidò soprattutto con noi, che ci abituammo fin da piccoli ad ascoltare questi racconti drammatici, pensando che tutti i bambini sapessero queste cose o ne avessero almeno sentito parlare.

Crescemmo fra questi racconti, riportati senza alcun sentimento di astio e di odio, ma con una grande serenità. La nostra casa era inoltre frequentata da ex compagni di Lager, cosicché conoscemmo direttamente diverse persone citate nelle memorie di mia madre, ad esempio i componenti della famiglia del professo Di Vona, coi quali abbiamo avuto sempre ottimi rapporti. Vorrei ricordare alcuni aspetti del vissuto di mia madre in relazione ai suoi ricordi degli anni della guerra.

Con la lingua tedesca, ad esempio, aveva un rapporto ambivalente. Da un lato le dava fastidio, al mare, ascoltare la voce dei bagnanti tedeschi, e, dall’altro, ci svegliava al mattino della domenica pronunciando – con la consueta voce gioviale – il verbo “aufstehen” (alzarsi), con cui veniva svegliata durante la prigionia; altre volte diceva “schnell” (veloce). Ancor oggi non riesco a spiegarmi come potesse usare, nell’ambito familiare, queste parole che avrebbero dovuto – come infatti avveniva quando sentiva parlare dei tedeschi – farla inorridire.

Ricordo anche come fosse vietato, in casa nostra, cucinare carne alla griglia, e se per errore ne veniva bruciata un po’, ne era subito infastidita ed apriva le finestre: anche gli odori fanno parte del ricordo.

Un altro suo tipico atteggiamento era la repulsione verso qualunque gesto che le richiamasse la spoliazione subita nel Lager: ad esempio, durante un ricovero in ospedale – si era negli anni settanta – quindi ben lontano da quelli della prigionia – insistette per non mettersi in camicia da notte come tutti gli altri, sebbene i medici la riprendessero perché, al momento della visita, la trovavano vestita in modo non adatto all’esigenza del momento.

Due eventi sono per me molto importanti: il primo accadde nel 1969, quando la mamma volle portarci in pellegrinaggio a Ravensbrück.

Il ritorno a Ravensbrück

In quegli anni la città si trovava nella Repubblica Democratica Tedesca e perciò il viaggio fu reso più difficile dai permessi necessari al transito: lei, però,  teneva molto al fatto che il marito ed i figli osservassero con i loro occhi il luogo della propria tortura, che sembrava aver rivisto con serenità d’animo.

Il ponte dei corvi

L’anno successivo, però, si ammalò e penso che la violenta emozione provata in quel viaggio possa esserne stata la causa. Il secondo evento – sicuramente il più importante è stato la malattia che colpì mia madre la quale, rendendosi conto di non avere più possibilità di guarigione, cominciò a dare una forma organica alle note e ai ricordi del proprio diario della deportazione.

L’impegno dedicato alla stesura di queste memorie, a mio parere, non fu motivato soltanto dalla sua forzata immobilità che le permetteva di scrivere con la calma che non aveva mai avuto, ma soprattutto dall’esigenza, fortemente sentita, di porre in evidenza l’evento fondamentale della sua vita, l’esperienza del Lager.

Tutti gli altri eventi della sua esistenza – il marito ed i figli che le stavano vicino – rimasero nell’ombra, e negli ultimi mesi di vita la vedemmo immersa in questi ricordi che riviveva intensamente, tanto che soffrivamo un poco – soprattutto mio padre – di questo estraniarsi.

Eravamo d’altro canto contenti che potesse realizzare ciò cui teneva tanto: la possibilità di tramandare la stesura del manoscritto, senza però aver potuto rileggerlo. Lo consegnammo alla casa editrice Mursia che pubblicò il libro cinque anni dopo la sua morte: per me è importante sapere che è stato scritto nel momento in cui vedeva vicina la propria fine, e lo considero il suo testamento morale.

Didattica. Bibliografia essenziale sulla deportazione

Brescia, 12 dicembre 2019. Si è chiuso il corso Studiare e insegnare la deportazione: 1943-1945 che ha visto la partecipazione di 48 docenti, prevalentemente provenienti dal territorio bresciano, oltre che, nel ruolo di uditori, rappresentanti Aned e molti studenti.

Conclusioni

Ne è emersa la chiara indicazione, che conferma gli orientamenti e le richieste del mondo della scuola già emerse nel precedente  corso di formazione del novembre 2017 Per una didattica della deportazione. Sfide e modelli in Europa.

  • Si avverte la necessità di un’informazione dettagliata e precisa sulla complessità dei temi affrontati con adeguate indicazioni bibliografiche e un confronto costruttivo con i massimi esperti dell’argomento;
  • si è verificata l’efficacia del porre al centro della formazione e della didattica l’indagine sulle fonti d’archivio, ancorando il più possibile il discorso storico alla concretezza del documento e alla sua disamina critica;
  • si chiede di dare il giusto peso allo specifico della deportazione dall’Italia, che ha caratteristiche diverse da quelle del resto d’Europa.

Sarà nostro dovere tenere conto di queste osservazioni, certamente utili a indirizzare il nostro lavoro,  e incominciamo a farlo indicando, su richiesta dei docenti, la bibliografia segnalata dal prof. Brunello Mantelli e dalla prof. Giovanna D’Amico circa i temi affrontati nelle loro relazioni: L’evoluzione del sistema concentrazionario nazista dal 1933 al 1945; Gli italiani nel sistema concentrazionario nazista 1943-45.

Bibliografia essenziale

sui temi della deportazione in KL, sulla Shoah, sull’internamento militare e sul lavoro coatto

 1) La deportazione “politica” dall’Italia

Il libro dei deportati, Milano, Mursia, 2009-2015 (4 volumi, VII tomi)

Giovanna D’Amico, Giovanni Villari, Francesco Cassata (a cura di), I deportati politici 1943-1945 (3 tomi, 2009; con schede biografiche di 23.826 deportati politici ed elaborazioni statistiche)

Brunello Mantelli (a cura di), Deportati, deportatori, tempi, luoghi (2010; con saggi sui territori coinvolti dalla deportazione)

Brunello Mantelli (a cura di), La galassia concentrazionaria SS 1933-1945 (2010; con saggi sui principali KL, dovuti a specialisti in larga parte stranieri)

Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia (a cura di), L’ Europa sotto il tallone di ferro. Dalle biografie ai quadri generali (2015; con saggi analitici e bibliografici sul tema)

Giovanna D’Amico, I siciliani deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti 1943-1945, Palermo, Sellerio, 2006 (studio approfondito di un caso significativo, con testimonianze di ex deportati siciliani)

Giovanna D’Amico, Sulla strada per il Reich. Fossoli, marzo-luglio 1944, Milano, Mursia, 2015 (studio basilare per il campo di transito di Fossoli, Con schede biografiche di deportati in KL e lavoratori coatti)

Nikolaus Wachsmann, Storia dei campi di concentramento nazisti, Milano, Rizzoli, 2016 (ripubblicato nel 2017, edizione originale, uscita in inglese, 2015; storia generale dei KL stesa di uno studioso tedesco operante in Gran Bretagna. Tra i massimi specialisti del tema)

Anna Bravo, Daniele Jalla (a cura di), La vita offesa. Storia e memoria dei lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti, Milano, Angeli, 1986 (più volte ripubblicato; raccoglie materiali provenienti dalla prima grande raccolta di testimonianze di ex deportati, realizzata in Piemonte all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso su impulso di Bruno Vasari)

Bruno Maida, Brunello Mantelli (a cura di), Otto lezioni sulla deportazione. Dall’Italia ai lager, Milano, ANED, 2007 (otto saggi su diversi aspetti della deportazione, italiana e non)

2) Deportazione ebraica e shoah

 Raul Hilberg, La distruzione degli ebrei d’Europa, Torino, Einaudi, 1991 (testo fondamentale sulla persecuzione antiebraica e la Shoah; ce ne sono diverse edizioni successive, alcune con Einaudi, altre con Mondadori, la traduzione più aggiornata perché basata sull’ultima versione rivista dall’autore è quella anch’essa einaudiana del 1999, poi ripubblicata nel 2017. L’edizione originale, in seguito costantemente rimaneggiata ed ampliata da Hilberg, è del 1964)

Hans Mommsen, La soluzione finale. Come si è giunti allo sterminio degli ebrei, Bologna, Il mulino, 2003 (edizione originale 2001; saggio di sintesi che analizza le diverse fasi della persecuzione e le diverse modalità di attuazione dello sterminio, dalle Einsatzgruppen ai Vernichtungslager)

Marina Cattaruzza et alii (a cura di),Storia della shoah. La crisi dell’Europa, lo sterminio degli ebrei e la memoria del 20. secolo, Torino, UTET, 2005-2006 (ne esistono più edizioni UTET, in diversi formati, nonché edizioni fatte in collaborazione tra UTET ed i quotidiani “La repubblica” e “Il corriere della sera”; raccoglie saggi stesi dai migliori specialisti internazionali sul tema. Carenti purtroppo e la curatela, e le traduzioni dei testi di autori stranieri e gli inserti fotografici)

Marcello Flores et alii (a cura di), Storia della shoah in Italia. Vicende, memorie, rappresentazioni, Torino, UTET, 2010 (valgono le stesse considerazioni fatte più sopra per la Storia della shoh)

Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione, Torino, Einaudi, 2018 (ci sono due edizioni precedenti, del 2000 e del 2007, ma questa è stata rivista ed integrata dall’autore; sintesi fondamentale sul tema del rapporto tra fascismo ed ebrei)

Liliana Picciotto, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia 1943-1945, Milano, Mursia, 1991 (poi ristampato, ma senza significative modifiche, salvo qualche aggiunta nelle biografie, nel 1992, 2002 e 2011; contiene le biografie degli ebrei deportati dall’Italia e un saggio introduttivo di inquadramento)

3) Internamento militare (IMI)

Gerhard Schreiber, I militari internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945. Traditi, disprezzati, dimenticati, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, 1992 (ripubblicato nel 1997, edizione originale 1990; opera fondamentale sull’internamento dei militari italiani dopo l’8 settembre 1943)

Gabriele Hammermann, Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945, Bologna, Il mulino, 2004 (ristampato nel 2019, edizione originale 2002; dedicato essenzialmente all’impiego degli IMI come lavoratori coatti nell’economia di guerra tedesca, come sottolineato dal titolo tedesco, incongruamente mutilato nella traduzione italiana: Zwangsarbeit für den Verbündeten. Die Arbeits- und Lebensbedingungen der italienischen Militärinternierten in Deutschland 1943-1945)

4) Lavoratori italiani in Germania, prima e dopo l’8 settembre 1943

Brunello Mantelli, Camerati del lavoro. I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’Asse 1938-1943, Scandicci, La nuova Italia, 1992 (ricostruzione dell’emigrazione organizzata di lavoratrici e lavoratori italiani nella Germania nazista sulla base di accordi economici tra Hitler e Mussolini)

Brunello Mantelli (a cura di), Tante braccia per il Reich! Il reclutamento di manodopera nell’Italia occupata 1943-1945 per l’economia di guerra della Germania nazionalsocialista, Milano, Mursia, 2019 (due volumi, frutto della ricerca a suo tempo promossa e finanziata dalla Fondazione “Memoria della Deportazione”, e pubblicata con un contributo dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia [ANRP], contiene saggi di sintesi e studi territoriali sul prelievo di manodopera per l’economia di guerra tedesca in gran parte dell’Italia occupata. Non mancano schede biografiche sui civili prelevati, la dove le fonti le hanno fatte emergere)

5) Fascismo, fascismi, Italia occupata

Lutz Klinkhammer, L’occupazione tedesca in Italia 1943-1945, Torino, Bollati Boringhieri, 1993 (ripubblicata nel 1996, 2007, 2016, edizione originale 1993. Opera fondamentale perché condotta su un’accuratissima disamina delle fonti tedesche, resesi nel frattempo integralmente disponibili. Anche in questo caso fu maggiormente chiarificatore il titolo originale tedesco: Zwischen Bündnis und Besatzung. Das nationalsozialistische Deutschland und die Republik von Salò 1943-1945)

Enzo Collotti, Fascismo, fascismi, Firenze, Sansoni, 1989 (ripubblicato nel 1990, 1994, 1997, 2000 e 2004; opera fondamentale ed imprescindibile del maggior storico germanista italiano sul fascismo italiano ed i fascismi europei)

Brunello Mantelli, I fascismi europei 1919-45. Materiali e proposte di lavoro interdisciplinari, Torino, Loescher, 2004 (testo di sintesi pensato per gli istituti di istruzione di secondo grado).

Brunello Mantelli, Pierre Milza, Serge Berstein Nicola Tranfaglia (a cura di), Dizionario dei fascismi. Personaggi, partiti, culture e istituzioni in Europa dalla grande guerra a oggi, Milano, Bompiani, 2005 (ne esiste anche un’edizione del 2002, ma quella del 2005 è più completa; uscita originariamente nel 1992, l’opera è stata completamente rivista e modificata per l’edizione italiana; lavoro da consultare, ricchissima di voci, ognuna è corredata da una ampia bibliografia)

 

Progetto didattico della Fondazione con l’Istituto “Giuseppe Torno” di Castano Primo (MI)

Castano Primo (MI), 12 novembre 2019. Si avvia per il secondo anno consecutivo il progetto didattico della Fondazione Memoria della Deportazione con l’Istituto d’Istruzione Superiore Statale (IISS) “Giuseppe Torno” di Castano Primo (MI). Il progetto si articola in una serie di incontri che prepareranno un gruppo di studenti per un viaggio della Memoria all’ex-campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau e alla città di Cracovia.Tutto incomincerà con una lezione del prof. Massimo Castoldi sul tema Antisemitismo, antisemitismi e deportazione. Sguardo storico e processi socio-culturali, seguito da un incontro dibattito con gli studenti delle classi quinte.

Il progetto

ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE STATALE (IISS) “GIUSEPPE TORNO” DI CASTANO PRIMO (MI)

ITINERARIO STORICO ED ETICO-CIVILE SULL’ANTISEMITISMO E SULLA DEPORTAZIONE

Articolazione del Progetto

 

Fase 1

 

Gli incontri sono riservati a tutti gli alunni delle classi quinte dell’Istituto su delibera dei Consigli di Classe e, là dove i Consigli di Classe optino per non aderire, agli alunni che desiderino aderire singolarmente.

  1. Incontro su “Antisemitismo, antisemitismi e deportazione. Sguardo storico e processi socio-culturali”, a cura del Prof. Massimo Castoldi, Direttore e Responsabile Didattico della Fondazione Memoria della Deportazione di Milano. Segue dibattito.

In data 12 Novembre 2019, dalle ore 10 alle ore 11,50.

  1. Incontro su “Caratteristiche fondamentali del fenomeno dell’antisemitismo in ambito storico, filosofico e religioso”, a cura dei Proff. Silvia Cella ed Egidio Cardini, docenti dell’Istituto. Segue dibattito.

In data 27 Novembre 2019, dalle ore 10 alle ore 11,50.

  1. Testimonianza diretta e personale della deportazione. Incontro con Lucia Massariello, figlia di Maria Arata, già deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück, in collaborazione con la Fondazione Memoria della Deportazione di Milano. Segue confronto.

In data 16 Dicembre 2019, dalle ore 10 alle ore 11,50.

 

Fase 2

 

Le attività di approfondimento sono riservate a un gruppo di 25 (Venticinque) alunni, che aderiscono formalmente al Progetto e che partecipano in modo vincolante, con riconoscimento di crediti formativi. Gli alunni saranno selezionati con criteri pubblici e condivisi.

  1. Uscita didattica comprensiva di
  • Incontro su “Caratteristiche e storia della deportazione politica, sociale, etnica e religiosa in Italia e in Lombardia”, a cura del Prof. Massimo Castoldi, di cui sopra, presso la sede della stessa Fondazione, in Via Dogana, 3, a Milano.

Segue dibattito.

In data 3 Febbraio 2020, dalle ore 10 alle ore 12.

  • Visita guidata al Memoriale della Shoah e al Binario 21, in Largo J. Safra, 1, presso la Stazione Centrale di Milano, dalle ore 14,30 alle ore 15,45 della stessa giornata.
  1. Visione del documentario “Notte e nebbia” (1956) di Alain Resnais in funzione propedeutica al Viaggio della Memoria, di cui al punto 3.

Segue approfondimento sul revisionismo storico e dibattito.

In data 17 Febbraio 2020, dalle ore 14 alle ore 15.

  1. Viaggio della Memoria all’ex-campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau e alla città di Cracovia, in Polonia.

Dal 20 al 22 Febbraio 2020, con programma definito a parte.

Saranno sviluppate iniziative di promozione e d’informazione circa il Progetto, accompagnate da una relazione finale dei Co-Responsabili al Collegio dei Docenti.

I CO-RESPONSABILI DEL PROGETTO

Egidio CARDINI

Anna Maria FORNARA

Elena PORTA

 

Pubblicazioni. Educare con la libertà e alla libertà

Milano, giovedì 17 ottobre 2019, allo Spazio B**K di via Porro Lambertenghi 20, ore 19.00 il prof. Massimo Castoldi, responsabile didattica della Fondazione Memoria della Deportazione, dialogherà con Francesco Codello e con Maurizio Giannangeli sul tema dell’Educazione con la libertà e alla libertà

Si partirà dai libri

Lezioni di anarchia – Cronache di incontri realmente avvenuti in Edicola 518 ed Educazione incidentale di Colin Ward (Eleuthera) e Insegnare libertà – Storie di maestri antifascisti (Donzelli).

Sarà un confronto tra sensibilità ed esperienze diverse per interrogarsi su cosa significhi oggi educare a scuola e fuori dalla scuola, nella convinzione condivisa che non ci sia «educazione senza relazione».

Educare a una scelta responsabile

L’esperienza dei maestri antifascisti, attivi nella scuola fascista, ci aiuta a comprendere quanto sia stato fondamentale nella scuola e lo sia ancora oggi educare il giovane a una scelta responsabile. Castoldi in una recente intervista si chiede (e invita tutti a chiedersi):  «Perché studiamo una cosa invece che un’altra? Perché certe informazioni sono di troppo? E come altre devono essere gestite?» e chiarisce che quei maestri antifascisti avevano un senso del loro compito e di presa diretta sulla realtà.

«Il fascismo», aggiunge, «è stata una situazione estrema, dunque occorreva difendersi. Se non si poteva insegnare in un determinato modo, si doveva trovare una formula adeguata per far passare principi diversi e valori. Voglio insegnare il senso della libertà? Lo faccio passare attraverso Salgari, perché il fascismo lo accetta, e non attraverso Turati, perché il fascismo lo respinge, per esempio. Ma raggiungo ugualmente il mio scopo. Si deve trovare un pretesto, per dare una lezione di vita. L’insegnamento è invenzione costante, capacità di sorprenderci e di sorprendere, non l’applicazione sterile di modelli didattici elaborati a priori».

Il fascismo nella scuola, soprattutto elementare, fu negazione della coscienza critica, del confronto, del dialogo, oltre che quotidiana educazione alla guerra. I maestri antifascisti, spesso di formazione socialista, ma anche cattolica e liberale, non potevano accettarlo.

Pubblicazioni. A Vibo Valentia: antifascismo ed educazione

Vibo Valentia, mercoledì 16 ottobre 2019, ore 11,00 all’interno del Festival Leggere&Scrivere, che si terrà nelle sale di Palazzo Gagliardi dal 15 al 19 ottobre 2019, la Fondazione Memoria della Deportazione col prof. Massimo Castoldi incontra gli studenti sul tema di antifascismo ed educazione, presentando il libro Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti (Roma, Donzelli, 2018).

Il libro

Il volume è dedicato a quella parte della classe magistrale, fieramente risoluta nel proprio compito, disposta a combattere con ogni mezzo la propaganda del regime, tra i quali molti o molte furono costretti o costrette a lasciare l’insegnamento, conobbero il confino, caddero vittime della violenza fascista e poi, anche, di quella nazista.

Nei primi anni del secolo, dalla fondazione dell’Unione magistrale nel 1900 all’istituzione del Sindacato magistrale aderente alla Confederazione generale del lavoro nel 1919, i maestri avevano acquisito sempre più consapevolezza del loro ruolo di educatori e di operatori sociali, non ritenendosi più soltanto sacerdoti laici con la missione dell’educazione nazionale.

Sentivano di dover partecipare in modo attivo alla vita socio-culturale dell’Italia, nella lotta contro l’analfabetismo, nella creazione di una coscienza civica e unitaria, ma anche nello sviluppo del socialismo o del cattolicesimo popolare, che, sebbene in conflitto tra loro, si fondavano sulla medesima necessità di un’istruzione diffusa.

Se il fascismo guardò alla scuola elementare come al luogo di formazione e di costruzione della coscienza del nuovo bambino soldato fedele al regime, molti maestri ne contrastarono il linguaggio e i modelli culturali, educando i bambini a principi alternativi: patriottismo, e non nazionalismo, solidarietà, fratellanza e libertà, anziché violenza, razzismo e cieca obbedienza.

Il volume racconta soltanto dodici storie, ma potrebbero essere molte di più. Lo scopo è stato quello di rappresentare modalità differenti di opposizione alla cultura dominante, da quelle più aperte e frontali, a quelle più calcolate e addirittura dissimulate. Uomini e donne, socialisti, cattolici, liberali o semplicemente patrioti, questi maestri e queste maestre testimoniano che la loro battaglia silenziosa fu possibile, nonostante tutto, e che è stata, ben oltre la sfida e la ribellione, una vera lezione di Resistenza civile.

Indice del volume:

  1. L’assassinio di Carlo Cammeo
  2. Il sacrificio di Franz Innerhofer
  3. Anselmo Cessi, un patriota cattolico ucciso dai fascisti
  4. L’alta coscienza socialista di Alda Costa
  5. Mariangela Maccioni, la maestra antifascista di Nuoro
  6. Abigaille Zanetta, una combattente
  7. Fabio Maffi, il maestro dei maestri
  8. Carlo Fontana, da assessore a sindaco di Magenta
  9. Aurelio Castoldi, dal sindacato dei tipografi alle edizioni Labor
  10. Giuseppe Latronico, il direttore didattico amico di Gobetti
  11. Anna Botto e le tre corone del rosario, da Vigevano a Ravensbrück
  12. Salvatore Principato e l’esempio come educazione civica

Corso di formazione. Milano 1919-1948. Luoghi della storia e della memoria. Piazzale Loreto

Milano, sabato 5 ottobre 2019, dalle ore 11.30 alle 13.00 presso la Sala conferenze della Fondazione Memoria della Deportazione (via Dogana 3, Milano) nell’ambito del laboratorio permanente Milano 1919-1948. Luoghi della storia e della memoria, del progetto MI4345 e del Corso di formazione Nascita di una dittatura. Avvento e costruzione del regime fascista, organizzato dall’ISML (Istituto Provinciale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche e dell’ Età Contemporanea di Ascoli Piceno), il prof. Massimo Castoldi terrà una lezione  su Piazzale Loreto. Luogo di memoria e di storia della Milano del 1944.

La storia

10 agosto 1944

In Piazzale Loreto all’alba del 10 agosto 1944 quindici detenuti per motivi politici, senza aver subito alcun processo e avere alcuna condanna specifica, prelevati dal carcere di San Vittore, senza conforti umani e religiosi, furono uccisi su ordine tedesco da un plotone fascista della Legione Muti. Il presidio della zona fu affidato all’Aeronautica repubblicana e a circa trenta militi della Brigata nera «Aldo Resega».
La fucilazione fu scomposta e violenta. Qualcuno tentò invano la fuga. Ci riuscì soltanto Eraldo Soncini, che ferito a un polpaccio fu rincorso fino a un sottoscala di via Palestrina 9 da due militi fascisti della brigata «Resega», dove fu ucciso nel punto nel quale oggi è una lapide che ricorda l’episodio. Il corpo fu riportato con un autocarro sul Piazzale.
I corpi furono lasciati esposti per l’intera giornata.
Non sono chiare le ragioni che determinarono la scelta di quei quindici uomini di età, posizioni politiche, professioni diverse, ma certamente tra gli ispiratori degli scioperi di marzo del 1944 e alcuni di essi esponenti di primo piano dei rinascenti partiti politici:

Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo Del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Tullio Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo, Vitale Vertemati.

8 agosto 1944

L’eccidio fu presentato dal comando tedesco come una forma di rappresaglia contro due ordigni esplosi l’8 agosto a un autocarro tedesco, che sostava a Milano in viale Abruzzi all’altezza del n. 77, ma quell’esplosione non causò la morte di alcun tedesco, bensì di sei passanti, tutti italiani.

Una stele commemorativa in granito all’angolo con via Andrea Doria, opera dello scultore Giannino Castiglioni, sostituì nel 1960 un precedente cippo di marmo giallo, che era stato collocato il 10 agosto 1945 poco più avanti verso Corso Buenos Aires nel punto dove avvenne la fucilazione.

28 aprile 1945

A due giorni dalla Liberazione era ormai voce diffusa in città che il popolo milanese avesse «spontaneamente dato al Piazzale Loreto il nome di Piazzale Quindici Martiri» e nel pomeriggio del 28 aprile 1945 si incontrarono sul Piazzale alcuni parenti dei martiri prima con le organizzazioni dei Gruppi di Difesa della Donna e poi con le brigate partigiane di Cino Moscatelli.

Presero la parola in quell’occasione il figlio di Eraldo Soncini, Franco, e Marcella Chiorri vedova di Salvatore Principato.

29 aprile 1945

Era incominciato così il processo di costruzione della memoria e del riscatto di Milano dall’oppressione nazi-fascista, quando verso le 3 e 40 del 29 aprile furono scaricati sul piazzale da un camion proveniente da Como i corpi di Benito Mussolini, Claretta Petacci e di altri sedici ministri ed esponenti di spicco della Repubblica Sociale Italiana fucilati a Dongo.

Presto si diffuse la notizia in città e una folla incontrollata si adunò sul piazzale, costringendo verso le 11 il servizio d’ordine con l’aiuto dei vigili del fuoco ad appendere i corpi almeno delle sette figure più rappresentative del fascismo alla pensilina del distributore di benzina all’angolo con Corso Buenos Aires e ad allontanare la folla con gli idranti.

Verso mezzogiorno fu condotto sul luogo anche Achille Starace, ex segretario generale del Partito Nazionale Fascista, arrestato e processato in modo sommario in un’aula del Politecnico, e subito fucilato sul piazzale. Nel primo pomeriggio i corpi furono rimossi.

Il Comune di Pioltello ricorda Fausto Cibra

Pioltello (MI), 22 giugno 2019. A cinque anni dall’iniziativa della Fondazione Memoria della Deportazione di intitolare la biblioteca del liceo Machiavelli di Pioltello «Alla memoria di / Fausto Cibra / (Spino d’Adda 1923 – Sondalo 1956) / antifascista / internato militare in Germania» (3 giugno 2014), accogliamo con piacere la pubblicazione del volume di Fiorenza PistocchiLa memoria sospesa, dedicato proprio alla figura di Fausto Cibra, e pubblicato su iniziativa del Comune di Pioltello.

L’intestazione della biblioteca

Ricordiamo ancora quel 3 giugno 2014, quando alla presenza del prof. Massimo Castoldi, il partigiano Giacomo Cibra ha raccontato  agli studenti del liceo la propria esperienza nella Resistenza e ha ricordato il fratello Fausto.

La rilevanza dell’incontro e l’importanza delle informazioni ritrovate ci aveva indotto a progettare un libro sulle vicende di questi due fratelli. Si è trattato di un caso significativo, nel quale è stata la didattica a suggerire la ricerca e non viceversa.

Fausto Cibra

Fausto Cibra soldato semplice di fanteria inizialmente nel 67° reggimento di Como, svolse la funzione di guardia costiera tra Ragusa, Spalato e Rodi. Fuggito dopo l’8 settembre, fu arrestato a Venezia e, poiché rifiutò di passare alla Repubblica di Salò, fu internato in Germania.

Da Kattowitz, nella Polonia occupata, a Magdeburgo, da Magdeburgo a Kirschau, vicino al confine con la Cecoslovacchia, dove rimane fino a pochi mesi prima della fine della guerra, poi da Kirschau a una destinazione sconosciuta, dove fu liberato dall’esercito russo che stava avanzando.

Gli stenti della vita nei campi di internamento ne minarono la salute. Morì dieci anni dopo la Liberazione, per un incidente, mentre si curava nel sanatorio di Sondalo.

Giacomo Cibra

Suo fratello Giacomo Cibra fu un noto partigiano attivo nel territorio di Pioltello, ma anche a Milano. Era nato a Lodi il 25 luglio del 1926 e si è spento a Pioltello il 6 luglio 2014, all’età di 87 anni.

Poco prima di morire ha partecipato con noi all’inaugurazione della stanza della memoria dedicata a suo fratello.

Fece parte della 3ª GAP, fu compagno di Cesare Bescapè, partigiano di Pioltello, e dei partigiani che furono trucidati al Campo Giuriati a Milano il 2 febbraio 1945: Luigi Campegi, Venerino Mantovani, Vittorio Resti, Oliviero Volpones, Franco Mandelli. Quando la 3ª GAP, ormai decimata, terminò la sua attività, Giacomo, detto Nino, si aggregò all’11ª Brigata Matteotti, della quale divenne vice-comandante.

La storia di Giacomo Cibra è in gran parte narrata nel libro I sbarbàa e i tosànn che fecero la Repubblica, Milano, Lupetti, 2006, curato dall’Associazione Oltrelepagine di Pioltello. Una sua testimonianza è anche in Io sono l’ultimo, Torino, Einaudi, 2012, curato da Stefano Faure, Andrea Liparoto e Giacomo Papi.

Il lavoro degli studenti

Agli studenti della II E del liceo, allora guidata dalla prof. Laura Carchidi, era stato assegnato il compito a inizio anno, su programmazione del Collegio docenti, di avviare un lavoro di ricerca sulla Resistenza e sulla deportazione nel territorio di Pioltello; il lavoro è stato seguito dal prof. Castoldi, che ha fornito materiale didattico e consulenze.

Gli studenti avevano elaborato un reading teatrale, che è stato particolarmente apprezzato, soprattutto per la correttezza delle fonti e per la partecipazione nell’interpretazione.

Già allora è stata fondamentale la collaborazione di Fiorenza Pistocchi, che era stata, negli anni precedenti, assessore alla cultura del Comune di Pioltello.

 

 

Didattica. Quando ogni straniero è nemico

Rho (MI), 14 marzo 2019, ore 10-12, Liceo statale Clemente Rebora. Nell’ambito di un progetto didattico coordinato con tutti gli Istituti della rete Parri milanesi, il prof. Castoldi (Fondazione Memoria della Deportazione) incontrerà un gruppo di studenti delle classi seconde del liceo Clemente Rebora di Rho sul tema delle premesse storiche che hanno portato alla definizione dell’art. 10 della Costituzione della Repubblica:

 L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

 La lezione

La lezione si propone di delineare un percorso di documenti e immagini, che racconti il rapporto del regime fascista con l’idea di straniero: dal mito della vittoria mutilata, alle guerre di Etiopia e di Spagna, alle leggi razziali, alla guerra mondiale e alle deportazioni.