Guido suonava il violino

Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una ricercatrice, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine, chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Quel violino uscito dalla polvere di una cantina pare dotato di volontà propria: stride, geme, chiama con veemenza e ottiene ascolto. E racconta la vicenda di una famiglia ebrea sfollata al tempo delle leggi razziali e della guerra, con gli immancabili risvolti di sradicamento, discriminazione, deportazione. Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare, cancellare. Chi sono i “sommersi”, chi i “salvati”, allora come oggi? Chi i complici? Quali i giusti? Dove si colloca la protagonista stessa, nel suo mettersi in gioco – donna ed essere umano prima ancora che investigatrice – per svelare la verità intorno a questa vicenda? Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto la Shoah, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami.

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Guido suonava il violino

Spettacolo teatrale in preparazione alla Giornata della Memoria 2022 e per ricordare il 1^ dicembre 1943, data dei primi arresti degli ebrei astigiani. Un monologo teatrale tutto al femminile, che si dipana come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico. Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una donna, ricercatrice di professione, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Con Elena Formantici, regia di Patrizia Camatel, tratto dal racconto Un violino di Nicoletta Fasano.

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Guido suonava il violino

Spettacolo teatrale in preparazione alla Giornata della Memoria 2022 e per ricordare il 1^ dicembre 1943, data dei primi arresti degli ebrei astigiani. Un monologo teatrale tutto al femminile, che si dipana come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico. Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una donna, ricercatrice di professione, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Con Elena Formantici, regia di Patrizia Camatel, tratto dal racconto Un violino di Nicoletta Fasano.  Luogo: Casa del Teatro 3, via Scarampi n. 20 – Asti. Ingresso consentito con green pass.

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17 novembre 1938: lo Stato italiano emana le Leggi Razziali

Nell’ambito delle celebrazioni del “Giorno della Memoria”, l’Istituto Storico della Resistenza “Piero Fornara” organizza, con la collaborazione della Città di Verbania, la Biblioteca Civica “P. Ceretti” di Verbania e della Società Filosofica Italiana sezione di Verbania, l’iniziativa “Frammenti di Memoria”. Diversi appuntamenti si alterneranno per raccontare, testimoniare “Frammenti” di storie e di umanità cancellate e oscurate dall’atroce macchina concentrazionaria nazifascista.

La rassegna si apre il 17 novembre p.v. alle ore 18:00 con l’inaugurazione della mostra “17 novembre 1938: Lo stato italiano emana le leggi razziali”, che sarà esposta sino al 05 dicembre 2021 presso la Biblioteca Civica “P. Ceretti” di Verbania e visitabile dagli Istituti Scolastici del VCO.
Nella giornata inaugurale, Elena Mastretta, direttrice scientifica dell’ISRN “P. Fornara” e Federica Caniglia, ricercatrice dell’ ISRN “P. Fornara”, presenteranno la mostra approfondendo la questione delle leggi razziali in Italia e la storia della famiglia di Franco Debenedetti Teglio, un “Hidden child”, un bambino nascosto sopravvissuto alla persecuzione ebraica, all’indomani della promulgazione delle leggi razziali, nonché curatore della mostra. Saranno presenti l’Assessore alla Cultura del Comune di Verbania, Riccardo Brezza e il Direttore della Biblioteca verbanese, Andrea Cassina. Per l’occasione, sarà proiettato un filmato inviato da Franco De Benedetti Teglio.

“La sola colpa di essere nati” di Gherardo Colombo e Liliana Segre

Nel libro, edito da Garzanti,  Liliana Segre e Gherardo  Colombo ripercorrono i drammatici momenti personali e collettivi, dall’emanazioni delle leggi antiebraiche alla Shoah, e si interrogano sulla profonda differenza che intercorre tra giustizia e legalità, sottolineando la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle ingiustizie, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano mai più. Interverrà Gherardo Colombo che ne discuterà con Nicoletta Fasano (Israt).

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“N come nemico. La propaganda e la creazione del nemico”

Nell’ambito della Rassegna “Alfabeti di cittadinanza” il Cpia (Centro Provinciale Istruzione Adulti) di Asti e l’Israt organizzano un incontro sui meccanismi della propaganda fascista e nazista per la costruzione del nemico interno e la criminalizzazione della diversità.

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“Il poema dei Salvati. Storie di accoglienza nel Canellese”

Il Teatro degli Acerbi con l’Associazione Memoria Viva di Canelli (At) e l’Israt organizzano la proiezione di un documentario che ricostruisce la vicenda di quasi cinquecento ebrei croati internati nell’Astigiano e le storie di accoglienza e di protezione che hanno permesso la salvezza della maggior parte di loro.

“Guido suonava il violino”

A Scurzolengo, presso il Salone Municipale, alle ore 21,00 spettacolo teatrale, testo e regia di Patrizia Camatel, con Elena Formantici, liberamente tratto dal racconto Un violino di Nicoletta Fasano. Si tratta di un monologo teatrale tutto al femminile che si dipana come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico. Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una donna, ricercatrice di professione, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare. Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto la Shoah, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami. Un monito attualissimo a non lasciar indietro nessuno, a farsi carico degli altri: perché se si ha il coraggio di guardare negli occhi l’altro, chiamandolo per nome, forse sarà possibile evitare che in altri tempi, in altri luoghi, si permetta che uomini, donne e bambini “anonimi” soffrano e muoiano nell’indifferenza generale.

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“Guido suonava il violino”

A Villanova d’Asti spettacolo teatrale, testo e regia di Patrizia Camatel, con Elena Formantici, liberamente tratto dal racconto Un violino di Nicoletta Fasano. Si tratta di un monologo teatrale tutto al femminile che si dipana come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico. Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una donna, ricercatrice di professione, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare. Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto la Shoah, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami. Un monito attualissimo a non lasciar indietro nessuno, a farsi carico degli altri: perché se si ha il coraggio di guardare negli occhi l’altro, chiamandolo per nome, forse sarà possibile evitare che in altri tempi, in altri luoghi, si permetta che uomini, donne e bambini “anonimi” soffrano e muoiano nell’indifferenza generale.

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“Guido suonava il violino”

Spettacolo teatrale, testo e regia di Patrizia Camatel, con Elena Formantici, liberamente tratto dal racconto Un violino di Nicoletta Fasano. Si tratta di un monologo teatrale tutto al femminile che si dipana come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico. Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una donna, ricercatrice di professione, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare. Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto la Shoah, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami. Un monito attualissimo a non lasciar indietro nessuno, a farsi carico degli altri: perché se si ha il coraggio di guardare negli occhi l’altro, chiamandolo per nome, forse sarà possibile evitare che in altri tempi, in altri luoghi, si permetta che uomini, donne e bambini “anonimi” soffrano e muoiano nell’indifferenza generale.guido_suonava_violino