Paolo Veziano_Ombre al confine

Martedì 3 marzo, al Circolo Unificato dell’Esercito, alle ore 17.30, si terrà la presentazione del volume di Paolo Veziano, Ombre al confine. L’espatrio clandestino degli ebrei stranieri dalla Riviera dei Fiori alla Costa Azzurra 1938-1940 (pref. di A. Cavaglion, Fusta Editore, 2014). All’incontro promosso dalla Comunità Ebraica di Genova, in collaborazione con l’Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, interverranno Rav Giuseppe Momigliano, Rabbino capo della Comunità Ebraica di Genova, e Paolo Battifora, Coordinatore del Comitato scientifico ILSREC. Sarà presente l’autore.

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La figura geometrica dominante in questo libro è la “serpentina”, o meglio bisognerebbe dire le serpentine, che da Ventimiglia conducevano i profughi ebrei in fuga dall’Italia fascista in direzione di Garavan, il quartiere di Mentone prossimo alla frontiera. I luoghi che fanno da sfondo sono carichi di memorie letterarie, ma tornano alla nostra attualità quotidiana. La pressione migratoria al confine tra Italia e Francia percorre quelle stesse serpentine. Foscolo le chiamava le fauci del Mediterraneo, là dove il Roja incomincia ad avere più spazio per la sua discesa verso il mare. “Le quinte di un teatro”, scenograficamente, le definiva Italo Calvino, nel Sentieri dei nidi di ragno. Sono i sentieri del contrabbando che Francesco Biamonti ha descritto nei suoi libri: in questi scenari impervi Paolo Veziano ha ambientato una storia emozionante, che svela le contraddizioni della politica razziale di Mussolini.  

Paolo Veziano, di professione ovicoltore, da anni si dedica per passione allo studio della presenza ebraica in provincia e della condizione degli ebrei sotto l’occupazione italiana nel Nizzardo.

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Il 23 febbraio a Torino un film sul gruppo dei “Cantacronache”, coscienza critica dell’Italia del ‘boom’

Sono passati cinquant’anni  dallo scioglimento (1962) del gruppo dei “Cantacronache”, un piccolo nucleo di musicisti e intellettuali torinesi di cui è senz’altro opportuno rivisitare e rimeditare l’opera. E’ vero che nella tradizione dei canti sui temi della Resistenza, del rifiuto della guerra, delle lotte dei lavoratori il ricordo del loro contributo non si è mai spento davvero. Delle loro canzoni,  ancora si apprezzano e si cantano “Oltre il ponte”, “Partigiani fratelli maggiori”, “Dove vola l’avvoltoio?”, “Per i morti di Reggio Emilia”. “Il valzer della credulità”, per citarne solo alcune.  Di molte altre si rischia però di perdere ingiustamente il ricordo.
Dal 1958, prendendo nettamente le distanze dalle canzonette di successo stile Festival di Sanremo, i “Cantacronache” scrivono, cantano e cercano di radicare il gusto per un altro tipo di canzoni, che affrontano i temi della quotidianità e quelli  ociali e politici con parole intense e poetiche, ma tutt’altro che astruse, e con melodie lineari e prive di strumentali scale retoriche, molto consone a sostenere il tono spesso narrativo dei testi e a contrappuntare pungenti denunce mai gridate.
Del loro contributo alla nascita in Italia della “canzone d’autore”, per quanto essa si distanzia effettivamente dai cliché di consumo, si è molto detto. Rimane comunque quest’esperienza che attecchisce, sia pure solo in parte e per breve tempo, nel contesto dell’Italia del ‘boom’ economico, con una produzione di canzoni raffinate e graffianti, liriche e ironiche al contempo. Una produzione che può rivelarsi molto utile a capire meglio i primi anni ’60 (e i successivi).
Tra i protagonisti dell’esperienza si possono annoverare Michele L. Straniero, Sergio Liberovici, Emilio Jona, Fausto Amodei, Margherita Galante Garrone (‘Margot’), a cui si aggiungono con le loro collaborazioni scrittori e poeti come Italo Calvino, Mario Pogliotti, Franco Fortini, Umberto Eco e Gianni Rodari.

L’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, da sempre interessato nell’ambito della sua attività a quella particolare fonte della storia sociale e culturale che è la tradizione dei canti popolari, di lotta, delle guerre e della Resistenza, ma anche delle canzoni, commerciali o critiche, con tutte le loro varianti, presenta in anteprima a Torino il 23 febbraio (ore 20,30, sala proiezioni del Museo Diffuso della Resistenza, corso Valdocco 4/A), con l’Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea ‘Giorgio Agosti’, il documentario Cantacronache. 1958 – 1962: politica e protesta in musica, realizzato da un gruppo di giovani dell’Università di Bologna (Michele Bentini, Sandra Cassanelli, Liviana Davì, Elisa Dondi, Rossella Fabbri, Chiara Ferrari, Sara Macori, Alice Tonini), nell’ambito del Master in comunicazione storica.

Nel film brani di canzoni dei “Cantacronache” sono intervallati dalle parole dei protagonisti o di testimoni che li hanno conosciuti bene, attraverso le quali è possibile ricostruire le vicende del gruppo e i momenti più significativi della sua esperienza artistica e culturale. Le voci sono quelle di Emilio Jona, Fausto Amodei, Margherita Galante Garrone, ma anche quelle di Andrea Liberovici, figlio di Sergio Liberovici, e di Giovanni Straniero, nipote di Michele Straniero. Con loro, fra gli altri, Giovanna Marini, cantante e ricercatrice di musica popolare, che racconta i “Cantacronache” attraverso la sua visione esterna, da testimone.
Materiali d’archivio, spezzoni di film, riprese originali completano il racconto, organizzato in capitoli tematici.