“La sola colpa di essere nati” di Gherardo Colombo e Liliana Segre

Nel libro, edito da Garzanti,  Liliana Segre e Gherardo  Colombo ripercorrono i drammatici momenti personali e collettivi, dall’emanazioni delle leggi antiebraiche alla Shoah, e si interrogano sulla profonda differenza che intercorre tra giustizia e legalità, sottolineando la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle ingiustizie, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano mai più. Interverrà Gherardo Colombo che ne discuterà con Nicoletta Fasano (Israt).

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“N come nemico. La propaganda e la creazione del nemico”

Nell’ambito della Rassegna “Alfabeti di cittadinanza” il Cpia (Centro Provinciale Istruzione Adulti) di Asti e l’Israt organizzano un incontro sui meccanismi della propaganda fascista e nazista per la costruzione del nemico interno e la criminalizzazione della diversità.

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“Il poema dei Salvati. Storie di accoglienza nel Canellese”

Il Teatro degli Acerbi con l’Associazione Memoria Viva di Canelli (At) e l’Israt organizzano la proiezione di un documentario che ricostruisce la vicenda di quasi cinquecento ebrei croati internati nell’Astigiano e le storie di accoglienza e di protezione che hanno permesso la salvezza della maggior parte di loro.

Dalla censura alle leggi razziali. Il fascismo e la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna

Il regime fascista ha esercitato un controllo ferreo sulla vita culturale italiana. Nella storia della Biblioteca dell’Archiginnasio, prestigiosa istituzione culturale bolognese, ritroviamo numerose tracce della politica culturale del fascismo: dalla censura dei libri sgraditi alle discriminazioni scaturite dalla promulgazione delle leggi razziali.
Ne parliamo con: Maurizio Avanzolini (Biblioteca dell’Archiginnasio)
Conduce: Luca Pastore (Istituto storico Parri)
Lunedì 25 gennaio 2021, ore 17, in diretta sulla pagina facebook dell’Istituto storico Parri

“Guido suonava il violino”

Spettacolo teatrale, testo e regia di Patrizia Camatel, con Elena Formantici, liberamente tratto dal racconto Un violino di Nicoletta Fasano. Si tratta di un monologo teatrale tutto al femminile che si dipana come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico. Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una donna, ricercatrice di professione, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare. Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto la Shoah, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami. Un monito attualissimo a non lasciar indietro nessuno, a farsi carico degli altri: perché se si ha il coraggio di guardare negli occhi l’altro, chiamandolo per nome, forse sarà possibile evitare che in altri tempi, in altri luoghi, si permetta che uomini, donne e bambini “anonimi” soffrano e muoiano nell’indifferenza generale.guido_suonava_violino

 

“Guido suonava il violino”

A San Damiano d’Asti (alle ore 10,00 per gli studenti delle scuole superiori e alle ore 21,00 per il pubblico) due repliche dello Spettacolo teatrale, testo e regia di Patrizia Camatel, con Elena Formantici, liberamente tratto dal racconto Un violino di Nicoletta Fasano. Si tratta di un monologo teatrale tutto al femminile che si dipana come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico. Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una donna, ricercatrice di professione, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare. Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto la Shoah, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami. Un monito attualissimo a non lasciar indietro nessuno, a farsi carico degli altri: perché se si ha il coraggio di guardare negli occhi l’altro, chiamandolo per nome, forse sarà possibile evitare che in altri tempi, in altri luoghi, si permetta che uomini, donne e bambini “anonimi” soffrano e muoiano nell’indifferenza generale.

 

 

 

“La deportazione ebraica in Piemonte”

Nell’ambito delle conferenze dell’Università della Terza Età del Chivassese ed in occasione della Giornata della Memoria, Nicoletta Fasano e Mario Renosio (Israt) ricostruiranno le dinamiche, le responsabilità e le modalità che hanno portato all’arresto ed alla deportazione degli ebrei dal Piemonte.

La memoria dell’offesa. Linee di ricerca e iniziative delle scuole nell’anniversario delle leggi razziali

Il seminario di studi giunge al termine di un anno di intensa attività delle scuole sui temi delle leggi razziali e dell’itinerario tragico che le collegò ad Auschwitz. Numerose le parole chiave che hanno intessuto i molteplici lavori che si sono succeduti: pregiudizio, discriminazione, indifferenza, delazione e, all’opposto, accoglienza, salvamento, responsabilità, disobbedienza (alle leggi inique). Un insieme di parole chiave che rimanda a temi e problemi strettamente legati ai fenomeni studiati, ma che conservano una forte attualità in questo incerto e inquieto presente. Gli studiosi chiamati a partecipare al seminario e gli insegnanti che illustrano alcune delle buone pratiche condotte nella regione provano a fornire alcune linee di lavoro sulle quali procedere nel corso del prossimo anno.

Un’iniziativa organizzata dall’Istoreto e dall’Ufficio scolastico regionale.

Presso l’ITIS Avogadro, via Rossini 18

Per saperne di più

Programma del seminario

Scheda di iscrizione

Piacenza 1938-1945. Le Leggi razziali

Presso la Scuola media “G.Anguissola” piazza Trento a Travo (PC), dalle ore 10:30 alle ore 12:30, sarà possibile visitare la mostra documentaria

Piacenza 1938-1945. Le Leggi razziali

Inaugurazione sabato 23 febbraio, ore 11:00

Per prenotare una visita guidata: istitutostoricopiacenza@gmail.com

Un’esposizione che in 40 pannelli illustra le culture razziste, i contenuti legislativi, l’applicazione della normativa di ottanta anni fa a Piacenza attraverso numerose “storie di vita” di perseguitati e vittime della Shoah.

La mostra è curata dall’ISREC.

Per approfondire

Anche i piacentini, come tutti gli italiani, furono coinvolti nella campagna di “formazione al razzismo” orchestrata dal regime attraverso la stampa, le dotte conferenze nei locali “Istituti di Cultura”, la scuola. Gli interventi, che vedevano il coinvolgimento degli intellettuali più noti nell’opera d’indottrinamento – spesso professori dei licei cittadini -, miravano a divulgare una cultura impastata di razzismo paternalistico, di nazionalismo ed esaltazione della “stirpe guerriera”. Quando il razzismo diventò antisemita, si procedette a un articolato intervento di revisione dei libri di testo, di “bonifica libraria” e soprattutto di riordino didattico dei programmi di studio (la “Carta della Scuola” è del 19 gennaio 1939, seguendo di pochi mesi l’espulsione scolastica degli ebrei), che maestre, direttori e presidi si affrettarono ad adottare anche nei nostri istituti e nell’assoluto silenzio dei collegi docenti deliberanti, in applicazione alle circolari del ministro Giuseppe Bottai.

La propaganda che la mostra racconta attarverso le immgini dell’epoca incise effettivamente sulle coscienze o l’antisemitismo rimase un affare di Stato subìto passivamente dai più? Non siamo in grado di determinarlo.

Possiamo però osservare che l’applicazione delle leggi razziali da parte dei funzionari periferici delle istituzioni e degli organi di polizia fu puntuale, meticolosa, assidua, capillare per tutti gli ebrei della Provincia, lasciando il resto della cittadinanza – per paura o per convinzione – completamente o in massima parte indifferente, mentre rarissime, anche se preziose, furono le eccezioni di aiuto ai perseguitati. E non si può ritenere che l’azione delle autorità rimanesse ignota alla popolazione, per la diffusione dei messaggi propagandistici e il pedantesco impegno delle istituzioni.

La mostra racconta la loro e la nostra storia.

Piacenza 1938-1945. Le Leggi razziali

4 febbraio – 16 febbraio 2019 ore 10:30 – 12:30
Biblioteca Comunale Villa Braghieri via Mulini – Castel San Giovanni (PC)

Esposizione della mostra documentaria

Piacenza 1938-1945. Le Leggi razziali

Inaugurazione martedì 5 febbraio, ore 11:30

Per prenotare una visita guidata: istitutostoricopiacenza@gmail.com

Un’esposizione che in 40 pannelli illustra le culture razziste, i contenuti legislativi, l’applicazione della normativa di ottanta anni fa a Piacenza attraverso numerose “storie di vita” di perseguitati e vittime della Shoah.

La mostra è curata dall’ISREC.

Per approfondire

Anche i piacentini, come tutti gli italiani, furono coinvolti nella campagna di “formazione al razzismo” orchestrata dal regime attraverso la stampa, le dotte conferenze nei locali “Istituti di Cultura”, la scuola. Gli interventi, che vedevano il coinvolgimento degli intellettuali più noti nell’opera d’indottrinamento – spesso professori dei licei cittadini -, miravano a divulgare una cultura impastata di razzismo paternalistico, di nazionalismo ed esaltazione della “stirpe guerriera”. Quando il razzismo diventò antisemita, si procedette a un articolato intervento di revisione dei libri di testo, di “bonifica libraria” e soprattutto di riordino didattico dei programmi di studio (la “Carta della Scuola” è del 19 gennaio 1939, seguendo di pochi mesi l’espulsione scolastica degli ebrei), che maestre, direttori e presidi si affrettarono ad adottare anche nei nostri istituti e nell’assoluto silenzio dei collegi docenti deliberanti, in applicazione alle circolari del ministro Giuseppe Bottai.

La propaganda che la mostra racconta attarverso le immgini dell’epoca incise effettivamente sulle coscienze o l’antisemitismo rimase un affare di Stato subìto passivamente dai più? Non siamo in grado di determinarlo.

Possiamo però osservare che l’applicazione delle leggi razziali da parte dei funzionari periferici delle istituzioni e degli organi di polizia fu puntuale, meticolosa, assidua, capillare per tutti gli ebrei della Provincia, lasciando il resto della cittadinanza – per paura o per convinzione – completamente o in massima parte indifferente, mentre rarissime, anche se preziose, furono le eccezioni di aiuto ai perseguitati. E non si può ritenere che l’azione delle autorità rimanesse ignota alla popolazione, per la diffusione dei messaggi propagandistici e il pedantesco impegno delle istituzioni.

La mostra racconta la loro e la nostra storia.