A 80 anni dall’attacco nazista all’Unione sovietica

22giugnoRoma, 22 giugno, ore 10. Sulla  piattaforma ZOOM della Casa Russa a Roma si terrà una conferenza internazionale in occasione degli 80 anni dall’attacco tedesco all’Unione sovietica. La Fondazione Memoria della Deportazione sarà presente con la presidente Floriana Maris.

https://www.facebook.com/events/518982892478409/

All’alba del 22 giugno del 1941 la Germania nazista lanciò i primi attacchi massicci contro l’Unione Sovietica. Senza una formale dichiarazione di guerra, gli aerei nemici iniziarono a bombardare campi d’aviazione, stazioni ferroviarie, basi navali e decine e decine di città. Il conflitto senza precedenti scatenato dalla Germania hitleriana fu ulteriormente aggravato dagli atroci crimini di guerra e da una politica di genocidio mai vista prima.

L’incontro sarà aperto da Sergey Razov, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Federazione Russa nella Repubblica Italiana.

A seguire, l’intervento del Prof. Lev Belousov, preside del dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Europa e dell’America della facoltà di storia dell’Università Statale di Mosca.

Tra gli ospiti speciali dell’incontro vi sono Fabrizio De Sanctis, presidente dell’ANPI provinciale di Roma, Massimo Allegretti, presidente del Consiglio Comunale della città di Mantova, e Floriana Maris, presidente della Fondazione Memoria della Deportazione (Milano).

Particolare attenzione sarà dedicata alla storia dello Stalag n. 337.  La sorte dei prigionieri di guerra italiani detenuti in questo campo di concentramento sarà raccontata da Igor Gordejchik, ideatore del progetto che si prefigge di mantenere viva la memoria delle vittime che trovarono la morte nel luogo di sterminio.

Secondo varie fonti, proprio lì furono fucilati oltre 2000 italiani dopo il ritiro ufficiale dell’Italia dalla guerra. La relazione del Prof. Sergey Aleksandrovich, docente della facoltà di storia dell’Università Statale di Bielorussia, si concentrerà sugli eventi accaduti nel campo di concentramento quando si trovava sul territorio della Bielorussia, mentre gli storiografi italiani illustreranno i tragici sviluppi nella storia dello stalag quando lo stesso fu trasferito sul territorio italiano, nei pressi di Mantova.

Infine, gli ospiti della conferenza avranno un’occasione unica di ascoltare la testimonianza storica di Anatolij Burenin, già prigioniero dello stalag n.337 sul territorio della Bielorussia.

La conferenza si terrà con la traduzione simultanea in russo e in italiano.

Festa della Liberazione 2021. Presentazione del libro Piazzale Loreto

Roma, 27 aprile 2021, ore 17.30

In occasione del 25 aprile 2021, Festa della Liberazione,  il prof. Massimo Castoldi presenta il suo libro Piazzale Loreto, Milano, l’eccidio e il “contrappasso”, Donzelli, 2020.

Presso Irsifar (Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza), l’autore discute col prof. Marcello Flores.

Diretta sulla pagina Facebook di Biblioteche di Roma
Successivamente sul sito www.irsifar.it

 

 

 

 

 

Festa della Liberazione 2021. Presentazione del libro Piazzale Loreto

Milano, 25 aprile 2021, ore 18.00

In occasione del 25 aprile 2021, Festa della Liberazione,  il prof. Massimo Castoldi presenta il suo libro Piazzale Loreto, Milano, l’eccidio e il “contrappasso”, Donzelli, 2020.

L’autore incontra online i suoi lettori alla Biblioteca di Condominio ALER “Falcone e Borsellino”, all’interno della rassegna Tempo di legalità in biblioteca organizzata dal Comune di Milano. Per partecipare occorre scrivere all’indirizzo lucno57@gmail.com e si riceverà il link d’accesso.

Presentazione Comune di Milano

Festa della Liberazione 2021. Didattica. Il prof. Castoldi incontra in diretta gli studenti delle scuole di Manduria

Manduria (Taranto), 24 aprile 2021, ore 10.00. Il prof. Massimo Castoldi incontra gli studenti delle scuole di Manduria per l’anniversario della Liberazione, a cento anni dalla bomba fascista di Bolzano che uccise il 24 aprile 1921 il maestro elementare Franz Innerhofer. Un ricordo che unisce l’Italia nel giorno della Festa della Liberazione e intende proporre una riflessione sul ruolo della scuola al centro dell’interesse nazionale. Alla base dell’incontro saranno i suggerimenti offerti dal libro di Massimo CastoldiInsegnare libertà. Storie di maestri antifascisti, Donzelli, 2018. Al maestro di Bolzano Franz Innerhofer è dedicato l’intero secondo capitolo del libro.

Saluti di Gregorio Pecoraro, Sindaco di Manduria

Modera Vito Andrea Mariggiò, Assessore alla Cultura del Comune di Manduria

L’incontro sarà un aperto confronto e dibattito tra il prof. Massimo Castoldi e i giovani delle scuole.

L’evento sarà visibile sulla pagina facebook del sindaco di Manduria

https://www.facebook.com/gregoriopecoraropermanduria/

e sulla pagina facebook del Museo civico Manduria

https://www.facebook.com/museocivicomanduria/

 

 

L’incontro sarà caricato sulla piattaforma Sofia per il rilascio dei crediti formativi al personale docente presente.

Il libro

 

Massimo Castoldi, Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti, Roma, Donzelli, 2018

Dal secondo capitolo: Il sacrificio di Franz Innerhofer

Erano passati soltanto undici giorni dall’omicidio di Carlo Cammeo a Pisa, quando a Bolzano il 24 aprile 1921 le squadre fasciste guidate da Achille Starace uccidevano un altro maestro elementare, Franz Innerhofer.

Non si trattò di un delitto accuratamente premeditato come quello di Cammeo, e forse Innerhofer non era impegnato nella lotta di contenimento dell’avanzata fascista come Cammeo, ma la violenza spietata dell’episodio, il suo contesto storico e le sue drammatiche conseguenze fanno di Franz Innerhofer uno dei primi martiri italiani per la libertà dal fascismo e, credo, la prima vittima dei fascisti in Alto Adige.

Innerhofer divenne quel giorno il simbolo di un patriottismo ottocentesco, che significava amore per la propria terra e volontà di combattere il dispotismo, che si contrapponeva al nazionalismo fascista emergente inteso come guerra senza riserve alla contaminazione, all’eterogeneità, alla diversità culturale e religiosa.

La sua storia è ancora interamente da scrivere, ma la sua adesione partecipata alla fiera cittadina di Bolzano dell’aprile 1921 era certamente segno della volontà di salvaguardare l’autonomia e la tradizione della propria lingua, della propria cultura, della propria minoranza e della propria diversità, che il fascismo si proponeva di annullare, cancellare e distruggere, nel suo culto fasullo di un’italianità uniformante e storicamente inesistente.

 

Didattica. Incontro con gli studenti del Liceo Cremona di Milano sul tema Milano Piazzale Loreto. Scrivere la storia: il punto di vista e la critica delle fonti.

Milano, 16 aprile 2021, ore 8.30-10.30. Il prof. Massimo Castoldi incontra gli studenti del liceo Cremona di Milano sul tema: Milano Piazzale Loreto. Scrivere la storia: il punto di vista e la critica delle fonti.

L’intervento, che segue a quelli tenuti in presenza il 26 febbraio 2021 con gli studenti dell’Istituto Onnicomprensivo Musicale Statale di Milano, e online con quelli del liceo Machiavelli di Pioltello il 10 aprile, partendo da una riflessione sul significato della storia e sulle modalità dell’indagine storica, intende spiegare la storia nel suo farsi, ovvero provocare il dialogo tra le fonti storiche, a volte anche in contrasto tra loro.

Obiettivi

Gli obiettivi della proposta sono

1) riconoscere il punto di vista con il quale le fonti stesse sono spesso generate o presentate;

2) comprendere quanto la ricerca storica sia in continuo divenire;

3) comprendere quanto la storia sia il frutto di un lavoro complesso pienamente calato nella contemporaneità.

La memoria di Piazzale Loreto

Nella memoria di piazzale Loreto si intrecciano le contraddizioni di oltre settant’anni di storia: dai conti mai risolti con il fascismo, ai conflitti politici durante la guerra fredda, fino alla memoria debole e post-ideologica di oggi, che si logora tra la retorica delle vittime e quella della pacificazione.

All’alba del 10 agosto 1944 quindici antifascisti detenuti nel carcere di San Vittore furono fucilati sul piazzale, senza regolare processo o specifica incriminazione, da un gruppo di militi fascisti su ordine degli occupanti tedeschi.

I corpi furono ammassati contro una staccionata di legno e lasciati lì fino al tardo pomeriggio. I milanesi ammutoliti vi assistettero sgomenti e nel silenzio la piazza fu subito ribattezzata piazzale Quindici martiri.

Nei giorni della Liberazione, il 29 aprile 1945, furono portati in piazzale Loreto i corpi di Mussolini, di Claretta Petacci e dei gerarchi fascisti uccisi sul lago di Como.

La folla euforica e inferocita accorse per assistere alla fine del regime. Le immagini di quella mattina si sovrapposero nella memoria collettiva a quelle dell’anno precedente, complicando la storia di quel luogo già consacrato ai Quindici martiri.

E così la memoria di Piazzale Loreto rimane una memoria incompiuta, che non è riuscita a diventare memoria fondativa dell’Italia libera e democratica. Soltanto la critica delle fonti può provare a restituirci quella storia, liberandola da pregiudizi, e aiutarci a comprendere quanto scriverne significhi anche interpretare il presente.

Uno strumento di lavoro

Il libro pubblicato recentemente da Massimo Castoldi, Piazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il “contrappasso” (Roma, Donzelli, 2020), già proposto autonomamente da alcuni docenti, si sta rivelando un ottimo strumento di laboratorio in questa direzione.

Presentazione libri. A cento anni dall’assassinio del maestro Carlo Cammeo Massimo Castoldi presenta il libro Insegnare libertà

Chiavenna, 15 aprile 2021 ore 21.00. La Società Operaia Democratica di Chiavenna nel ciclo di incontri Verso il 25 aprile. Ricordare, approfondire, discutere, invita il prof. Massimo Castoldi a parlare del suo libro Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti, pubblicato da Donzelli nel 2018, nella serie della Fondazione Memoria della Deportazione. L’incontro si terrà in occasione del centenario dell’assassinio del primo dei maestri raccontati da Castoldi, Carlo Cammeo, ucciso dai fascisti a Pisa il 13 aprile 1921.

L’incontro sarà in videoconferenza all’indirizzo: https://meet.google.com/yff-ijfx-vjr

Parleranno con l’autore:

Maria Antonia Triaca, già dirigente Istituto Bertacchi, Chiavenna

Salvatore La Vecchia, dirigente istituto L. Da Vinci, Chiavenna

 

Nel Centenario della morte di Carlo Cammeo

(n.d.r. Le informazioni che seguono sono tratte dal volume di Massimo CastoldiInsegnare libertà. Storie di maestri antifascisti, Roma, Donzelli, 2018).

Carlo Cammeo. L’assassinio, il 13 aprile 1921

La mattina del 13 aprile 1921 alcune studentesse fasciste, tra le quali l’ebrea Mary Rosselli Nissim, figlia di Pellegrino Rosselli, patriota mazziniano, nella casa del quale era morto Giuseppe Mazzini, e tale Giulia Lupetti, entrarono nella scuola di Cammeo in via Contessa Matilde, bussarono alla porta dell’aula, invitarono il maestro a uscire in cortile. Prima che il maestro potesse rendersi conto di ciò che stava accadendo, lo tennero fermo, per permettere a un gruppo di camerati di sparargli due colpi di rivoltella.

Cammeo cadde ai piedi di un’acacia.

Era nato in Libia a Tripoli nel 1897. Aveva ventiquattro anni.

Gli scolari, che avevano assistito terrorizzati alla scena dalle finestre, incominciarono a piangere e a urlare. Il ferroviere anarchico Cafiero Ciuti, subito accorso, riconobbe tra gli assassini un certo Elio Meucci, studente in farmacia e portò invano il corpo di Cammeo al Pronto soccorso degli Ospedali di Santa Chiara.

Il Meucci fu rinviato a giudizio, ma presto prosciolto.

La Lupetti, figlia del comandante del presidio militare, pochi mesi dopo per i suoi meriti sarà nominata segretaria del fascio femminile. La tipografia del giornale socialista «L’Ora nostra», diretto da Cammeo, fu devastata dai fascisti.

L’ultimo articolo di Carlo Cammeo

L’ 8 aprile sulla prima pagina del suo giornale Cammeo intitolava Vigilia d’armi un articolo nel quale presentava la difficile situazione del Paese, minacciato dal fascismo e dalla violenza, alla vigilia delle elezioni politiche. Ne emerge una sincera speranza che il sogno socialista possa, nonostante tutto, realizzarsi, ma anche una forte preoccupazione sullo scenario internazionale con la profetica affermazione che «la guerra mondiale, l’ultima guerra per la libertà, per il riscatto, per l’autodecisione dei popoli, dimostra di essere soltanto la prima di una lunga serie di guerre che travaglierà ancora l’Europa sanguinante, e che avrà le sue ripercussioni, forse, anche nel lontano oriente, dal quale ci giunge, indistinto ancora, un minaccioso odor di polvere che sta per scoppiare»:

Abbiamo parlato contro le guerre imperialiste, contro le folli imprese apportatrici di sangue, affermando che il predominio borghese non poteva darci che guerre e fame e lutti e dolori. Forse noi stessi non ci aspettavamo con tanta evidenza la manifestazione reale delle cupidigie borghesi.

La Francia reazionaria, crudele e paurosa ad un tempo, grava il tallone sul corpo della Germania devastata.

Subisce la Grecia la meritata lezione dello sfrenato imperialismo dei suoi capi militari. Fremono alle porte dell’Ungheria gli squilli delle trombe guerriere per impedire il realizzarsi della restaurazione degli Asburgo.

Ovunque è pianto, ovunque è strazio inaudito. […] Così la guerra mondiale, l’ultima guerra per la libertà, per il riscatto, per l’autodecisione dei popoli, dimostra di essere soltanto la prima di una lunga serie di guerre che travaglierà ancora l’Europa sanguinante, e che avrà le sue ripercussioni, forse, anche nel lontano oriente, dal quale ci giunge, indistinto ancora, un minaccioso odor di polvere che sta per scoppiare.

E nell’interno?

Incendi, eccidi, devastazioni: sono questi i mezzi di cui una classe ubbriacata dal potere e dalle ricchezze male acquisite si serve per soffocare le aspirazioni delle masse lavoratrici che vogliono spezzare le catene della propria servitù. E così si dimostra, all’interno ed all’estero, l’incapacità delle classi borghesi di continuare a dominare sui popoli.

Ogni giorno che passa, attraverso gli avvenimenti tragici che oscurano la civiltà del secolo in cui viviamo, la borghesia si dimostra sempre più inetta, sempre più turpe, sempre più egoisticamente feroce.

La tomba e la memoria di Carlo Cammeo

Al cimitero ebraico di Pisa si distingue, tra le altre, la tomba del maestro elementare Cammeo: a fianco della sua fotografia è scolpito il simbolo storico del socialismo, la falce e martello posate su un libro aperto, sotto è una lunga incisione con la scritta «Per sicaria mano fascista | cadeva assassinato | il 13 aprile 1921 | Carlo Cammeo | glorificando col sangue | la santità della scuola | e la sua fede | nell’idea socialista | Occhi di bimbi che vedeste morto il maestro | dite agli uomini esterrefatti | quanto amore irradiasse | la mite anima sua | poi con le mani avvinte | ad uno ad uno | promettete o bimbi | che sarete buoni | come lui fu buono». La stessa scritta, con l’integrazione  «La giunta municipale di Pisa | all’alba della libertà | interpretando i sentimenti | della cittadinanza», è incisa in una lapide, posta, ritengo, nel 1945, in via Contessa Matilde sull’edificio della Circoscrizione n. 6, il palazzo dove era la scuola, nella quale Cammeo insegnava e nella quale fu ucciso.

A Milano l’8 gennaio 1922 Gustavo Sacerdote, Claudio Treves e il maestro Andrea Tacchinardi ricordarono Carlo Cammeo in una gremita sala delle statue del Castello sforzesco, a chiusura del Congresso sindacale magistrale. Erano presenti anche il padre di Cammeo e il pisano Giuseppe Ciucci, stretto collaboratore di Cammeo, definito più volte suo «fratello di elezione».

Di lui Giuseppe Emanuele Modigliani scrisse tra l’altro: «Cammeo nostro, tu che fosti maestro, insegnaci a vivere!».

 

Didattica. Incontro sul tema Milano Piazzale Loreto. Scrivere la storia: il punto di vista e la critica delle fonti.

Pioltello (Milano), 10 aprile 2021, ore 9.15-11.30. Il prof. Massimo Castoldi incontra sulla piattaforma zoom novantasei studenti del liceo Machiavelli di Pioltello sul tema: Milano Piazzale Loreto. Scrivere la storia: il punto di vista e la critica delle fonti.

L’intervento, che segue a quello tenuto in presenza il 26 febbraio 2021 con gli studenti dell’Istituto Onnicomprensivo Musicale Statale di Milano, prima della chiusura delle scuole, partendo da una riflessione sul significato della storia e sulle modalità dell’indagine storica, intende spiegare la storia nel suo farsi, ovvero provocare il dialogo tra le fonti storiche, a volte anche in contrasto tra loro.

Obiettivi

Gli obiettivi della proposta sono

1) riconoscere il punto di vista con il quale le fonti stesse sono spesso generate o presentate;

2) comprendere quanto la ricerca storica sia in continuo divenire;

3) comprendere quanto la storia sia il frutto di un lavoro complesso pienamente calato nella contemporaneità.

Dal confronto con i docenti è emersa la necessità di mettere al centro dell’insegnamento della storia proprio la critica delle fonti come strumento di libertà e di autonomia intellettuale.

Uno strumento di lavoro

Il libro pubblicato recentemente da Massimo Castoldi, Piazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il “contrappasso” (Roma, Donzelli, 2020), già proposto autonomamente da alcuni docenti, si sta rivelando un ottimo strumento di laboratorio in questa direzione.

Pubblicazioni. Nelle librerie il libro di Daniele Susini, La resistenza ebraica in Europa

Milano, 7 aprile 2021. La serie di volumi della Fondazione Memoria della Deportazione per l’editore Donzelli,  diretta da Massimo Castoldi, è giunta al suo quarto titolo:

Daniele SusiniLa resistenza ebraica in Europa. Storie e percorsi 1939-1945, prefazione di Laura Fontana, postfazione di Alberto Cavaglion, con una presentazione di Massimo Castoldi, Roma, Donzelli, 2021.

resistenza-ebraica-copertina-2-600x675Il libro

Perché gli ebrei non si sono difesi? Perché non hanno opposto resistenza? Domande come queste sono molto frequenti, in particolare nei ragazzi che si accostano allo studio della Shoah, e l’immagine degli ebrei portati come pecore al macello, vittime inermi della barbarie nazista, è quella prevalente nel senso comune.

Come se il popolo ebraico fosse una massa omogenea, un gregge che senza reagire ha soggiaciuto alla violenza del proprio carnefice.

L’assoluta necessità di non dimenticare i morti e i campi di sterminio, di fare in modo che la memoria, una volta scomparsi i testimoni diretti, resti sempre viva e vigile, ha fatto sì che le celebrazioni abbiano sempre privilegiato gli esiti dello sterminio senza guardare a cosa fecero gli ebrei in quegli anni in reazione alle politiche liberticide e poi sempre più liquidatorie dei regimi nazista e fascista.

Il libro di Daniele Susini abbraccia il punto di vista delle vittime, che prima di diventare tali in molti casi hanno praticato varie strategie di resistenza.

Dalla resistenza armata a quella spirituale e culturale fino alle innumerevoli forme di salvataggio e autoaiuto attuate nei ghetti e perfino nei campi di sterminio: sono tante le sfaccettature del vasto e potente movimento di opposizione al tentativo di annientamento morale e materiale del popolo ebraico, in particolare nei paesi dell’Est, dove il fenomeno è stato più diffuso e importante.

Guardare agli ebrei come a individui che in forme diverse, minime o esplicite, hanno lottato contro la violenza inaudita e senza precedenti che li aveva travolti aiuta oggi ad arricchire con il racconto di vite attive e resistenti la memoria della più immane tragedia del Novecento, evitando che essa venga ridotta a un tragico bilancio di morti che rischia di scivolare in un passato sempre più lontano dalle giovani generazioni.

L’autore

Daniele Susini, storico ed esperto di educazione alla Memoria, è animatore del progetto «Storia per tutti», che nelle scuole organizza percorsi sui temi della Shoah, della Resistenza, del fascismo e della Costituzione. Collaboratore del Mémorial de la Shoah di Parigi, è direttore del Museo della Linea gotica di Montescudo e consigliere dell’Istituto storico della Resistenza di Rimini. Tra le sue pubblicazioni dedicate al tema della Shoah raccontata ai ragazzi ricordiamo Nonno Terremoto. Un bambino del 1938 (Einaudi Ragazzi, 2019).

Un Manifesto per il Centenario di Gianfranco Maris: concorso di idee

La Fondazione Memoria della Deportazione, nel quadro del Centenario di Gianfranco Maris “Memoria è vita”, in collaborazione con AIAP (Associazione italiana design della comunicazione visiva) promuove il bando di concorso “100 Maris” finalizzato alla realizzazione di un manifesto che sarà utilizzato per celebrare i 100 anni dalla nascita di Gianfranco Maris nell’arco del 2021.

Floriana Maris, presidente della Fondazione Memoria della Deportazione, riprendendo alcune parole di suo padre dice: “Chi ha ricordi li scriva, chi ha visioni le rappresenti con il segno grafico, con il pennello, con i colori…” Mio padre è sempre stato molto consapevole dell’importanza della comunicazione visiva, del gesto artistico in grado di radicare il passato nella sensibilità del presente. Nel suo bisogno di ricordare e ricordare insieme agli altri c’era la tensione a costruire una comunità insieme, oppure per usare le parole di mio padre “a chi sa e ha dimenticato, a chi sa e ricorda, a chi non sa e non può ricordare, a tutti insomma, donne, uomini, vecchi e giovani e giovanissimi, purché abbiano sete di sapere, rispetto della verità e fiducia del suo insegnamento”.

“Il manifesto, strumento centrale in alcune grandi stagioni della comunicazione soprattutto militante e politica, – spiega Marco Tortoioli Ricci, presidente AIAP – ha la capacità e necessità di sedimentare messaggi complessi in un messaggio che deve essere visivo, pregnante forte e capace di coinvolgere”. Il manifesto, infatti, è uno strumento che porta dietro di sé l’auspicio di far tornare a vivere in una chiave contemporanea tutto il sistema di valori e di impegno di cui Maris si è fatto portatore: libertà, uguaglianza, legalità e giustizia.

Il progetto grafico selezionato sarà impiegato in varie forme nel programma di attività che la Fondazione dedicherà alla memoria di Gianfranco Maris, fondatore della Fondazione Memoria della Deportazione e figura chiave della nostra storia recente quale testimone della militanza resistente prima e della drammatica esperienza della deportazione poi.

La partecipazione è aperta a grafici e designer singoli o organizzati in gruppo.

Gli elaborati progettuali dovranno pervenire esclusivamente per via telematica, inviando una PEC all’indirizzo aiap@pec.it entro le ore 24.00 del giorno 29 marzo 2021.

All’autore del progetto (o agli autori riuniti in gruppo) risultato vincitore sarà riconosciuto, a titolo di rimborso spese e di riconoscimento per l’opera intellettuale svolta, un premio complessivamente pari ad Euro 1.500,00.

Il bando è disponibile sul sito AIAP all’indirizzo https://aiap.it/100-maris

100Maris_Concorso

Didattica. Una lezione sui Processi di Norimberga.

La Fondazione Memoria della Deportazione col Liceo Laura Bassi di Bologna e con la collaborazione della prof. Luchita Quario organizza un collegamento con Norimberga sul tema: I processi di Norimberga, Relatrice Ulrike Hauffe.

Giovedì 4 marzo 2021, dalle 16.00 alle 17.00

Per collegarsi all’evento: https://youtu.be/TEsfXDfTIss