Presentazione del libro di Laura Fontana, Gli Italiani ad Auschwitz (1943-1945).

Milano, 2 dicembre 2021, ore 18.00, presso la Casa della memoria di via Federico Confalonieri 14 sarà presentato il volume di Laura FontanaGli Italiani ad Auschwitz (1943-1945). Deportazioni, “Soluzione finale”, lavoro forzato. Un mosaico di vittime, a cura del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau.

Intervengono Laura FontanaFloriana MarisLiliana Picciotto e Laura Tagliabue. Modera Dario Venegoni. Green pass obbligatorio. L’iniziativa è promossa da Aned, Cdec e Fondazione Memoria della Deportazione.

 

Una scheda del libro

tratta dal sito newsrimini.it (26 novembre 2021, ore 9.30)

Laura Fontana, da lungo tempo studiosa della Shoah e del nazismo e Responsabile dell’Attività di Educazione alla Memoria del Comune di Rimini, firma un lavoro basato su una ricerca in buona parte inedita, che getta uno sguardo nuovo sulla storia delle deportazioni degli italiani e delle italiane ad Auschwitz durante i mesi di occupazione della Penisola. Per oltre un anno, tra l’autunno 1943 e gli ultimi mesi del 1944, diverse migliaia di ebrei italiani furono deportati ad Auschwitz, tra cui 776 bambini e bambine. Catturati nell’ambito della Shoah, furono in larga maggioranza assassinati appena scesi dai treni. Per la quasi totalità, Auschwitz rappresentò l’ultima destinazione, il luogo più efficiente costruito nella storia umana per la messa a morte di massa degli ebrei d’Europa. Solo un’esigua minoranza fu risparmiata dall’uccisione immediata nelle camere a gas per essere sfruttata come forza lavoro coatta nelle molteplici industrie e attività produttive del campo. Tra loro il giovane chimico Primo Levi e la tredicenne Liliana Segre.

Nel corso del 1944 anche circa 1.200 italiani non ebrei furono inviati ad Auschwitz come prigionieri politici, contrassegnati nel lager col distintivo del triangolo rosso. Internati come lavoratori forzati nel gigantesco complesso concentrazionario che funzionava parallelamente al centro di sterminio, più dei due terzi di questi reclusi di nazionalità italiana erano donne, molte delle quali giovanissime e di origine slovena e croata. Partigiane, sospettate di sostenere la Resistenza o vittime di rastrellamenti per il lavoro coatto nel Reich, le italiane furono arrestate nelle fabbriche lombarde dopo gli scioperi in massa del marzo 1944, ma principalmente nel Litorale adriatico, il territorio compreso tra Lubiana, Gorizia, Trieste, Pola e Fiume (oggi Rijeka) che dopo l’8 settembre venne parzialmente annesso al Reich e sottoposto a uno spietato trattamento repressivo da parte delle autorità occupanti naziste. Lo studio ricostruisce i due gruppi principali di queste deportate: le resistenti che al momento dell’arresto erano giovanissime staffette partigiane, coraggiose e intrepide nel dedicarsi alla lotta di liberazione, e le operaie lombarde che partirono per Auschwitz da Bergamo, giungendo nel lager dopo un lungo, anomalo, tragitto via Mauthausen e Vienna.

Ne emerge un racconto vivo e a tratti corale di centinaia di vicende individuali e di gruppo, in cui i percorsi di deportazione, le esperienze di prigionia e le memorie si intrecciano con alcuni temi centrali per comprendere la storia di Auschwitz. A essere in primo piano nel libro sono sempre le voci dei testimoni dell’epoca, le vittime e i sopravvissuti della Shoah italiana e della deportazione politica (definizione attribuita dai nazisti in maniera generica per un insieme eterogeneo di categorie di arrestati). L’autrice non tace le responsabilità italiane, tra collaborazionismi, delazioni, complicità e colpevoli silenzi all’epoca dei fatti, il susseguirsi di reticenze, amnesie e memorie parziali che hanno caratterizzato la costruzione del ricordo pubblico negli anni del dopoguerra fino ai giorni nostri. Gran parte dell’opera è dedicata a raccontare le esperienze di coloro che subirono l’internamento ad Auschwitz, con l’obiettivo di far emergere alcuni elementi comuni nell’esperienza del Lager: il lavoro forzato, la violenza fisica e l’offesa al corpo delle donne (tra cui la maternità negata e gli esperimenti criminali di sterilizzazione), la solitudine e la coesione tra reclusi, l’esperienza eccezionale dei pochi bambini sopravvissuti, come le sorelline fiumane Andra e Tatiana Bucci, raffigurate nella foto di copertina.

Laura Fontana si occupa dal 1990 di storia della Shoah. Responsabile per l’Italia del Mémorial de la Shoah di Parigi e dell’Attività di Educazione alla Memoria del Comune di Rimini, è autrice di numerosi saggi pubblicati in italiano, francese, inglese. Dirige seminari di studio in Italia e in Europa per insegnanti e ricercatori, è consulente scientifica per diversi progetti internazionali e collabora con la Fondation Mémoire de la Shoah. Ha co-diretto con Georges Bensoussan due volumi della Revue d’histoire de la Shoah dedicati all’Italia dal titolo «L’Italie et la Shoah» (Le fascisme et les Juifs, 2016, Représentations, usages politiques et mémoire, 2017). www.fontana.laura.com

Presentazione della nuova edizione del volume Il viaggio di Roberto Camerani

Roma, 30 novembre 2021, ore 17.00, presso la Fondazione Lelio Basso, via della Dogana Vecchia 5 Roma, sarà presentato il volume IL VIAGGIO DI ROBERTO, di Roberto Camerani e Giovanni Redaelli, Pensa MultiMedia editore, 2019 a cura della Fondazione Memoria della Deportazione.

Saluti di Fabrizio De Sanctis (Presidente Anpi provinciale di Roma) Floriana Maris (Presidente Fondazione Memoria della Deportazione) Massimo Castoldi (Responsabile della didattica e dei progetti editoriali Fondazione Memoria della Deportazione) Franco Ippolito (Presidente Fondazione Lelio Basso). Intervengono Eugenio Comincini (Senatore della Repubblica italiana) Valeria Palumbo (Giornalista e storica delle donne) Emilia Piz (Attrice).

Per partecipare in sala conferenze è obbligatorio prenotare attraverso il Calendario per prenotazione eventi – Fondazione Lelio e Lisli Basso – (fondazionebasso.it). L’accesso sarà consentito solo dietro presentazione del green pass.

L’incontro sarà trasmesso in streaming https://youtu.be/few8vD2VLC0 e sul canale Facebook della Fondazione Memoria della Deportazione.

Per ulteriori informazioni: Fondazione Basso: tel. 066879953

e-mail: basso@fondazionebasso.it

 

Le ragioni del libro

La Fondazione Memoria della Deportazione ha deciso di ristampare in questa nuova edizione il diario Il viaggio di Roberto Camerani, che fu antifascista, resistente, deportato a Mauthausen e, dopo la Liberazione, tra i massimi testimoni della deportazione.

Il volume riproduce anche le immagini di alcuni dei documenti originali, che la figlia Adele lo scorso anno ha donato al nostro archivio.

Le parole di Camerani saranno negli anni a venire una fonte importante, soprattutto per chi vorrà ricostruire e approfondire la storia della deportazione dall’Italia di prigionieri per motivi politici, per chi cercherà di ritrovarvi tracce di luoghi, situazioni e persone, che Roberto ha vissuto e raccontato.

La sua è certamente una testimonianza tra tante, e tutte oggi fondamentali per ricostruire su di esse una vicenda altrimenti documentabile solo dalle residue, sia pur inconfutabili, tracce d’archivio, che ci restituiscono i nomi, a volte le condizioni di vita, ma non le vite e gli ideali che le hanno guidate.

L’empatia col mondo giovanile

Ma ciò che lo ha distinto, tra molti altri deportati, negli anni della testimonianza, furono la sua capacità comunicativa e la sua naturale empatia col mondo giovanile.

«Forse avrei mai scritto niente», scrive, «se non fossi stato stimolato a farlo da quella straordinaria scolaresca di Colle Val d’Elsa, III Media, anno 1978/79 che venne a scovarmi per uno di quei casi strani della vita».

E così fu. Roberto da allora non si fermò, non smise mai di incontrare giovani nelle scuole, di accompagnarli a Mauthausen, mostrando loro luoghi ed evocando memorie, e discutendo con loro non solo le atrocità della propria esperienza, ma anche le sue ragioni storiche.

Si tratteneva spesso, e con determinazione, soprattutto nel confronto con chi era più diffidente e meno disponibile ad accogliere e a far propria quella memoria.

Morì a Cernusco sul Naviglio, vicino a Milano, dove a lungo visse, il 20 luglio 2005. Aveva ottant’anni. Ricorda Valeria Palumbo di non avere mai visto «tanti ragazzi dire addio a un signore che aveva molti anni sulle spalle», «riempivano la chiesa e allungavano il corteo funebre oltre la piazza».

L’incontro con Giovanni Redaelli

Uno di questi giovani era Giovanni Redaelli, che ancora bambino era andato a vedere il lager con Roberto: e per tutta la vita non ha potuto rinunciare a fare propria la sua scelta di libertà, la sua fedeltà ai propri principi, la sua coerenza.

Ne è nato un romanzo a fumetti, graphic novel, che rielabora e riscrive nel linguaggio di Giovanni quella testimonianza.

Abbiamo voluto pubblicare entrambi i testi nei due diversi linguaggi, diario e graphic novel, per lasciare una traccia di questo incontro, di questo dialogo profondo tra Roberto e Giovanni: tra chi ha vissuto e sofferto per difendere a ogni costo i propri ideali di libertà e giustizia e chi, dopo averlo incontrato, li ha fatti propri e li ha voluti e saputi rappresentare e trasmettere ad altre generazioni.

Questo per mantenere intatto l’impegno di Roberto «a non odiare e ad amare sempre… e ad essere sempre e semplicemente un uomo in mezzo agli uomini» e a combattere, come scrive Gianfranco Maris nella presentazione, quel «veleno per la coscienza» rappresentato dalla sempre più minacciosa e diffusa «cultura dell’oblio».

 

Furono antifascisti: Piazzale Loreto, 10 agosto 1944

Milano, sabato 27 Novembre, ore 17:00. Presso il Circolo ACLI di Lambrate “Giovanni Bianchi” Via Conte Rosso 5 Milano, Massimo Castoldi e Carla Bianchi Iacono presentano il libro di Massimo Castoldi, Piazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il «contrappasso», Donzelli, 2020. 

Il libro

La memoria di piazzale Loreto è una memoria incompiuta, che non è riuscita a diventare memoria fondativa dell’Italia libera e democratica, poiché in essa si intrecciano le contraddizioni di oltre settant’anni di storia: dai conti mai risolti con il fascismo ai conflitti politici durante la guerra fredda, fino alla memoria debole e post-ideologica di oggi, che si logora tra la retorica delle vittime e quella della pacificazione.

All’alba del 10 agosto 1944 quindici antifascisti detenuti nel carcere di San Vittore furono fucilati sul piazzale, senza regolare processo o specifica incriminazione, da un gruppo di militi fascisti su ordine degli occupanti tedeschi.

I corpi furono ammassati contro una staccionata di legno e lasciati lì fino al tardo pomeriggio. I milanesi ammutoliti vi assistettero sgomenti e nel silenzio la piazza fu subito ribattezzata piazzale Quindici martiri.

Nei giorni della Liberazione, il 29 aprile 1945, furono portati in piazzale Loreto i corpi di Mussolini, di Claretta Petacci e dei gerarchi fascisti uccisi sul Lago di Como. La folla euforica e inferocita accorse per vedere la fine del regime.

Le immagini di quella mattina si sovrapposero nella memoria collettiva a quelle dell’anno precedente: furono solo poche ore, ma da quel momento piazzale Loreto non sarebbe più stato soltanto piazzale Quindici martiri. Frutto di uno scrupoloso lavoro di analisi di fonti in gran parte inedite, il libro ricostruisce l’attività antifascista dei martiri e dei loro famigliari, la sequenza degli arresti, le logiche che portarono all’eccidio e fa luce su quello che ne seguì. Nipote del maestro antifascista Salvatore Principato, uno dei martiri di piazzale Loreto, Massimo Castoldi ha raccolto negli anni materiali relativi all’eccidio del 1944 e alle alterne vicende legate alla storia di quel luogo, diventando un testimone della memoria di piazzale Loreto.

La locandina

ACLI 27 novembre 2021

A Bergamo. Un pomeriggio di studio sul carcere oggi nell’ex carcere di Sant’Agata e un ricordo di Gianfranco Maris

Bergamo, 24 novembre 2021, dalle 15 alle 18. A Bergamo, in città alta, nell’ex carcere di Sant’Agata, si terrà un pomeriggio di studio dal titolo Il carcere specchio della vita fuori dal carcere. 

L’incontro è un’iniziativa legata al Centenario della nascita di Gianfranco Maris, che sarà ricordato dalla figlia Floriana Maris, presidente della Fondazione Memoria della Deportazione, al termine dell’incontro.

 

L’idea del pomeriggio di studio nasce dalla constatazione, semplice ma non scontata, che la vita carceraria non è un universo altro da quello della comunità, ma ne rispecchia le tensioni e che le condizioni carcerarie sono termometro del tasso di democrazia di un paese.

La mostra Se quei muri, cornice entro la quale si svolgerà l’incontro, rende tale constatazione evidente per il periodo 1943-1945: la guerra in corso, in cui mettersi fuori dalla legge significa militare per un’Italia diversa, porta in carcere uomini e donne che rappresentano quella lotta e la cui presenza in carcere testimonia chiaramente i rivolgimenti in atto nella società.

 

Spontanea sorge allora la domanda: ed oggi? Il carcere cosa ci manda a dire oggi del nostro essere comunità nel presente?

 

Grazie alla sinergia tra Isrec, Casa circondariale di Bergamo – don Fausto Resmini, Comune e Università di Bergamo, Carcere e Territorio e Fondazione Memoria della Deportazione di Milano si confrontano intorno a questa domanda Teresa Mazzotta, direttrice del carcere, Sergio Gandi, vicesindaco di Bergamo, Anna Lorenzetti, professoressa dell’Università di Bergamo, Francesca Valenzi, dirigente dell’Ufficio detenuti e trattamento PRAP, Francesco Maisto, garante dei diritti dei detenuti, Adolfo Ceretti, professore dell’Università Bicocca, Piero Colaprico, direttore dell’edizione milanese di “la Repubblica”.

 

Introduce Elisabetta Ruffini (Isrec Bg)

 

Moderano l’incontro Gianluca Maris (Fondazione Memoria della Deportazione) e Gino Gelmi (Vice Presidente Associazione Carcere e Territorio).

Ingresso libero
Green pass obbligatorio

 

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Gli interventi di Gianfranco Maris in Senato dal 1963 al 1972

All’interno delle iniziative per il Centenario di Gianfranco Maris, grazie a una nostra sollecitazione e all’interessamento del Senatore Franco Mirabelli, l’archivio del Senato ha predisposto due schede pdf interattive, che permettono di visualizzare gli interventi parlamentari di Gianfranco Maris e che oggi la Fondazione Memoria della Deportazione tiene a condividere con il pubblico.

La scheda di attività, presente anche sul sito del Senato, è accompagnata dall’indice dei resoconti stenografici delle sedute, alle quali Maris era presente.

In essa sono stati creati appositi link ed è così che le pagine cerchiate di rosso portano direttamente all’indice specifico delle sedute, dove Maris ha preso la parola, e permettono di ritrovare i suoi discorsi, ricostruendo anche il contesto delle discussioni in cui sono stati pronunciati.

Gianfranco Maris

Partigiano nelle file della Resistenza comunista, Maris si era avvicinato al PCI grazie all’incontro con Salvatore Di Benedetto. Catturato a Lecco insieme al compagno Abele Saba, era stato interrogato e detenuto a Bergamo, trasferito a San Vittore e quindi deportato sotto il falso nome di Gianfranco Lanati, grazie al documento falso per lui preparato da Calogero Marrone, da cui era stato accompagnato da Alfonso Montuoro.

Se nel dopoguerra pare naturale l’adesione di Maris alla vita del Partito Comunista Italiano (PCI), è tutta sua e per nulla scontata la vitalità con cui si impegna nella vita pubblica del paese.

In Senato

Nel 1963 entra per la prima volta in Parlamento, eletto il 28 aprile, per la regione Lombardia nelle file comuniste: ha 42 anni; è la IV legislatura. Il Presidente della Repubblica è fino al 1964 Segni e poi Saragat. Si succedono 5 governi: Fanfani IV, Leone I, Moro I, Moro II, Moro III.

Maris fa parte del gruppo Comunista (83 senatori), di cui è presidente Umberto Terracini, ed è membro della 2a Commissione permanente – Giustizia e autorizzazioni a procedere (dal 3 luglio 1963 al 4 giugno 1968), di quella consultiva indennizzi persecuzioni nazionalsocialiste e di quella consultiva uffici giudiziari (dal 15 luglio 1963 al 31 dicembre 1963). Nella 2a Commissione Maris siede insieme ad altri 6 membri del Gruppo Comunista (G. Gramegna, L. Gullo, F. Kuntze, L. Morvidi, A. P. Rendina, U. Terracini).

Il 19 maggio 1968 Maris risulta nuovamente eletto e ancora una volta per la Lombardia; ha 47 anni; è la V legislatura. Il Presidente della Repubblica è Saragat fino al 1971 e poi Leone e si succedono i governi Moro III, Leone II, Rumor I, Rumor II, Rumor III, Colombo e Andreotti.

Maris fa parte del gruppo Comunista, di cui è presidente Umberto Terracini, ed è membro della 2a  Commissione permanente – Giustizia (dal 5 luglio 1968 al 24 maggio 1972) e della Giunta delle elezioni (dal 5 luglio 1968 al 24 maggio 1972).

Le schede

Condividiamo intanto i due file pdf con gli interventi, riservandoci prossimamente ulteriori contributi a riguardo, per una fruizione più agevole e meglio guidata.

N.B. I link saranno attivi,  solo dopo che la scheda sarà stata scaricata sul proprio Personal Computer.

Senatore Maris interventi IV legislatura PDF

Senatore Maris interventi V legislatura PDF

8 novembre 2021. Open day della Fondazione Memoria della Deportazione

Milano, 8 novembre 2021. Il giorno 8 novembre 2021 la Fondazione Memoria della Deportazione nella sede di via Dogana 3 (Milano) incontrerà amici, collaboratori e persone interessate ai propri progetti, per discuterne insieme, in due momenti: il primo al mattino dalle 11 alle 12, nel quale si terrà una breve presentazione delle principali attività programmate, il secondo al pomeriggio dalle 15 alle 17, rivolto soprattutto ai docenti delle scuole, per meglio definire con loro intenti e attività.

Dato il limitato numero di persone che possono accedere ai nostri spazi, si chiede per ciascuno dei due momenti di indicarci la Vostra eventuale presenza via mail, scrivendo a  segreteria@fondazionememoria.it o al numero di telefono 02 87383240, in orario di apertura dei nostri uffici da lunedì a venerdì 9.30-13.00 / 14.30-17.00.

Resta inteso che il possesso di green pass valido è condizione necessaria per l’accesso nei nostri locali.

Didattica. Gli studenti del Realgymnasium Rähmibühl di Zurigo ospiti in Fondazione

Milano, 28 ottobre 2021, ore 16. Una delegazione di studenti dell’ultimo anno del Realgymnasium Rähmibühl di Zurigo/Zürich incontreranno la Fondazione Memoria della Deportazione nella sua sala conferenze di via Dogana 3.

L’incontro

Gli studenti, al quarto anno di italiano, accompagnati, dai docenti Patrizia Lo TurcoLuca Bernasconi e Nicole Chappuis dialogheranno col prof. Massimo Castoldi sulle vicende della Resistenza a Milano e della deportazione, con uno sguardo particolare sui luoghi della memoria della città.

Il percorso

L’incontro rappresenta una prima tappa degli  incontri programmati della Fondazione Memoria della Deportazione con alcune delle principali istituzioni della cultura della Confederazione svizzera sensibili a una aggiornata riflessione sui temi dell’antifascismo, dei quali si parlerà nella giornata di Open day dell’8 novembre.

Presentazione libro: Piazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il “contrappasso” a San Mauro Pascoli

San Mauro Pascoli, 23 ottobre 2021, ore 16.00, nella storica Sala Gramsci di San Mauro Pascoli (FC) sarà presentato il libro di Massimo CastoldiPiazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il “contrappasso”,  Donzelli, 2020.

Interventi di

Luciana Garbuglia, Sindaca di San Mauro Pascoli

Primo Alessandri, Presidente del Centro Sociale “Sempre Zovan”

L’autore ne discuterà con Gianfranco “Miro” Gori, Presidente Anpi Comitato Provinciale di Forlì-Cesena

 

Didattica. Confronto su grafica, storia e memoria

Milano, 22 ottobre 2021, ore 11-13 presso la sala conferenze della Fondazione Memoria della Deportazione si terrà un confronto su grafica, storia e memoria.
Saranno presenti le studentesse e gli studenti di Trentino Art Academy – Accademia di Belle Arti che hanno partecipato fuori concorso al bando 100 Maris promosso da AIAP, Associazione italiana design della comunicazione visiva. Una tavola rotonda di confronto con Floriana Maris (presidente della Fondazione Memoria), Anna Steiner (Fondazione Memoria), Marco Tortoioli (Aiap) e Elisabetta Ruffini (Isrec Bergamo). I lavori si apriranno con la presentazione del lavoro vincitore del concorso da parte della sua autrice Lucia Roscini.
Un appuntamento che vuole essere un dialogo con i giovani d’oggi per riflettere sul valore della Memoria, immaginando nuove modalità di comunicazione.

A 80 anni dall’attacco nazista all’Unione sovietica

22giugnoRoma, 22 giugno, ore 10. Sulla  piattaforma ZOOM della Casa Russa a Roma si terrà una conferenza internazionale in occasione degli 80 anni dall’attacco tedesco all’Unione sovietica. La Fondazione Memoria della Deportazione sarà presente con la presidente Floriana Maris.

https://www.facebook.com/events/518982892478409/

All’alba del 22 giugno del 1941 la Germania nazista lanciò i primi attacchi massicci contro l’Unione Sovietica. Senza una formale dichiarazione di guerra, gli aerei nemici iniziarono a bombardare campi d’aviazione, stazioni ferroviarie, basi navali e decine e decine di città. Il conflitto senza precedenti scatenato dalla Germania hitleriana fu ulteriormente aggravato dagli atroci crimini di guerra e da una politica di genocidio mai vista prima.

L’incontro sarà aperto da Sergey Razov, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Federazione Russa nella Repubblica Italiana.

A seguire, l’intervento del Prof. Lev Belousov, preside del dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Europa e dell’America della facoltà di storia dell’Università Statale di Mosca.

Tra gli ospiti speciali dell’incontro vi sono Fabrizio De Sanctis, presidente dell’ANPI provinciale di Roma, Massimo Allegretti, presidente del Consiglio Comunale della città di Mantova, e Floriana Maris, presidente della Fondazione Memoria della Deportazione (Milano).

Particolare attenzione sarà dedicata alla storia dello Stalag n. 337.  La sorte dei prigionieri di guerra italiani detenuti in questo campo di concentramento sarà raccontata da Igor Gordejchik, ideatore del progetto che si prefigge di mantenere viva la memoria delle vittime che trovarono la morte nel luogo di sterminio.

Secondo varie fonti, proprio lì furono fucilati oltre 2000 italiani dopo il ritiro ufficiale dell’Italia dalla guerra. La relazione del Prof. Sergey Aleksandrovich, docente della facoltà di storia dell’Università Statale di Bielorussia, si concentrerà sugli eventi accaduti nel campo di concentramento quando si trovava sul territorio della Bielorussia, mentre gli storiografi italiani illustreranno i tragici sviluppi nella storia dello stalag quando lo stesso fu trasferito sul territorio italiano, nei pressi di Mantova.

Infine, gli ospiti della conferenza avranno un’occasione unica di ascoltare la testimonianza storica di Anatolij Burenin, già prigioniero dello stalag n.337 sul territorio della Bielorussia.

La conferenza si terrà con la traduzione simultanea in russo e in italiano.