Inventarsi la libertà

Passeggiata resistente sulle tracce della battaglia partigiana del 2 dicembre 1944 e dibattito sul tema Inventarsi la libertà. L’autogoverno partigiano e la Repubblica dell’Alto Monferrato con Laurana Lajolo, Nicoletta Fasano e Mauro Bosia.

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Camminata Resistente

In occasione del 77^ anniversario della Liberazione, l’Associazione “Memoria Viva” e la sezione Anpi di Canelli (At), in collaborazione con l’Istituto della Resistenza di Asti, organizzano una camminata resistente dal Santuario dei Caffi al monumento dei caduti partigiani del Falchetto.

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“Abbassa la tua radio per favore…”

Lo spettacolo della Palmarosa Band racconta, attraverso le canzoni dell’epoca, la storia tra gli anni ’20 e gli anni ’50, passando dal regime fascista, all’immane tragedia della guerra, alla Resistenza fino all’inizio degli Anni ‘50 con la ripresa e la ricostruzione. Le canzoni dell’epoca, le grandi orchestre ma soprattutto la radio, che diffondeva queste musiche, aiutavano tutti a non perdere la voglia di vivere e di cercare di essere felici. Gli autori con le loro canzoni ironicamente si opposero al regime fascista mentre fondamentale fu il ruolo di “Radio Londra” durante la lotta partigiana e la Resistenza. La Liberazione e il dopoguerra portarono il boogie woogie e lo swing ma anche appuntamenti con la storia come il referendum monarchia-repubblica e il voto alle donne.
Questa la composizione della Palmarosa Band: Maria Rosa Negro alla voce, Ezio Cocito al sax, Claudio Genta alle tastiere, Alessandro Gianotti alla chitarra e al mandolino, Lorenzo Nisoli al basso, Luciano Poggio alla batteria. Progetto scenico della Palmarosa band, progetto audio di Vincenzo “Piuma” Penna (Asti, sede Auser di via Lamarmora, 15)

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“Tuca pa’ il Munfrà”. La VII Divisione Autonoma Monferrato

Mostra documentaria sulla Resistenza nell’Astigiano e sulla zona del Monferrato tra il Po e le colline torinesi, a nord ella provincia di Asti. Robella ed il suo castello sono stati la sede delle operazioni della VII Divisione Autonoma Monferrato che ha avuto tra i suoi comandanti Carlo Gabriele e Sergio Cotta.

Inaugurazione della mostra e dibattito con Mario Renosio, Gabriella e Maurizio Cotta. Con il patrocinio di Istoreto e dei comuni di Robella, Brozolo, Brusasco, Cavagnolo, Cocconato, Montiglio Monferrato e Robella.

Festa della Liberazione 2022

In occasione della Festa della Liberazione, verrà presentato il numero 44 della rivista Iter, dedicato alla Resistenza tra Monferrato Acquese ed Astigiano, alla partecipazione dei cattolici al movimento partigiano ed alla figura di Pietro Boidi.

Interverranno: Mario Renosio, Vittorio Rapetti e Mario Rivera

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“Abbassa la tua radio per favore…”

Lo spettacolo della Palmarosa Band racconta, attraverso le canzoni dell’epoca, la storia tra gli anni ’20 e gli anni ’50, passando dal regime fascista, all’immane tragedia della guerra, alla Resistenza fino all’inizio degli Anni ‘50 con la ripresa e la ricostruzione. Le canzoni dell’epoca, le grandi orchestre ma soprattutto la radio, che diffondeva queste musiche, aiutavano tutti a non perdere la voglia di vivere e di cercare di essere felici. Gli autori con le loro canzoni ironicamente si opposero al regime fascista mentre fondamentale fu il ruolo di “Radio Londra” durante la lotta partigiana e la Resistenza. La Liberazione e il dopoguerra portarono il boogie woogie e lo swing ma anche appuntamenti con la storia come il referendum monarchia-repubblica e il voto alle donne.
Questa la composizione della Palmarosa Band: Maria Rosa Negro alla voce, Ezio Cocito al sax, Claudio Genta alle tastiere, Alessandro Gianotti alla chitarra e al mandolino, Lorenzo Nisoli al basso, Luciano Poggio alla batteria. Progetto scenico della Palmarosa band, progetto audio di Vincenzo “Piuma” Penna (Salone della Confraternita dell’Annunziata, Villanova d’Asti).

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José Domingo Molas: dalla Guerra del Chaco alla Resistenza in Piemonte

Un granaio della memoria che ha preso la forma di un monologo ideato, scritto e interpretato da Marco Gobetti sulla straordinaria figura di don Josè Domingo Molas, sacerdote salesiano che, giovanissimo, ha visto i disastri della guerra del Chaco in Paraguay dove era cappellano militare e in età matura, nominato rettore della chiesetta di Maria Ausiliatrice al Colle Don Bosco diventerà un punto di riferimento della Resistenza del Nord Astigiano.

Lo spettacolo sarà in scena alle ore 21,00 presso il Foro Boario di San Damiano d’Asti (Piazza 1275).

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Guido suonava il violino

Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una ricercatrice, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine, chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Quel violino uscito dalla polvere di una cantina pare dotato di volontà propria: stride, geme, chiama con veemenza e ottiene ascolto. E racconta la vicenda di una famiglia ebrea sfollata al tempo delle leggi razziali e della guerra, con gli immancabili risvolti di sradicamento, discriminazione, deportazione. Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare, cancellare. Chi sono i “sommersi”, chi i “salvati”, allora come oggi? Chi i complici? Quali i giusti? Dove si colloca la protagonista stessa, nel suo mettersi in gioco – donna ed essere umano prima ancora che investigatrice – per svelare la verità intorno a questa vicenda? Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto la Shoah, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami.locandina-annone

Guido suonava il violino

Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una ricercatrice, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine, chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Quel violino uscito dalla polvere di una cantina pare dotato di volontà propria: stride, geme, chiama con veemenza e ottiene ascolto. E racconta la vicenda di una famiglia ebrea sfollata al tempo delle leggi razziali e della guerra, con gli immancabili risvolti di sradicamento, discriminazione, deportazione. Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare, cancellare. Chi sono i “sommersi”, chi i “salvati”, allora come oggi? Chi i complici? Quali i giusti? Dove si colloca la protagonista stessa, nel suo mettersi in gioco – donna ed essere umano prima ancora che investigatrice – per svelare la verità intorno a questa vicenda? Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto la Shoah, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami.

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Guido suonava il violino

Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una ricercatrice, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine, chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Quel violino uscito dalla polvere di una cantina pare dotato di volontà propria: stride, geme, chiama con veemenza e ottiene ascolto. E racconta la vicenda di una famiglia ebrea sfollata al tempo delle leggi razziali e della guerra, con gli immancabili risvolti di sradicamento, discriminazione, deportazione. Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare, cancellare. Chi sono i “sommersi”, chi i “salvati”, allora come oggi? Chi i complici? Quali i giusti? Dove si colloca la protagonista stessa, nel suo mettersi in gioco – donna ed essere umano prima ancora che investigatrice – per svelare la verità intorno a questa vicenda? Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto la Shoah, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami.

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